L’AQUILA – “Non si può trasformare un centro storico in un unico bed and breakfast, deve essere invece vivo e vissuto, grazie anche alla partnerships tra pubblico e privato. L’Aquila può correre questo rischio, nel lungo periodo. Per ora però, nella fase della sua ricostruzione, non si può non ammirare un cantiere straordinario, che rappresenta una novità e un’eccellenza a livello internazionale”.
La riflessione tra presente e futuro del capoluogo abruzzese è di Francesco Moschini, docente di Storia dell’Architettura e Storia dell’Arte al Politecnico di Bari, nel convegno “La restituzione del contesto: il restauro come progetto”, che si è svolto oggi a L’Aquila all’Auditorium del Parco.
Quarto appuntamento del ciclo di incontri internazionali “Valore Restauro Sostenibile“,organizzato dal Gruppo Fratelli Navarra e Italiana Costruzioni, imprese impegnate anche nella ricostruzione aquilana, e in cantieri d’eccellenza come quello della Chiesa delle Anime Sante. L’appuntamento aquilano arriva dopo le tappe di Matera, di Venaria Reale e Torino. Il ciclo di incontri, curati da Francesco Moschini e Francesco Maggiore, saggista docente di Storia dell’Architettura e di Storia dell’Arte Contemporanea anche lui al Politecnico di Bari, ha tra gli obiettivi quello di fare il focus sul modus operandi italiano negli interventi di restauro, la cui validità è riconosciuta a livello internazionale, in particolare nelle ricostruzioni post catastrofe, ed anche quello di individuare strategie per poter rendere gestibile e fruibile il patrimonio storico artistico restaurato e ricostruito, nel medio lungo periodo, favorendo le partnership tra pubblico e privato.
Hanno partecipato al dibattito tra gli altri Maria Alessandra Vittorini, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città dell’Aquila e i Comuni del Cratere, Don Bruno Tarantino, responsabile edilizia di culto e ricostruzione arcidiocesi dell’Aquila; Fabio Liberati, coordinatore di Officina L’Aquila; Ettore Barattelli, presidente Ance provincia dell’Aquila; Edoardo Compagnone, presidente Ordine degli Architetti della Provincia dell’Aquila; Elio Masciovecchio, presidente Ordine degli Ingegneri della Provincia dell’Aquila, e Stefano Gizzi, segretario regionale Mibact. Evento concluso con la lectio magistralis dell’architetto Francesco Venezia.
“L’idea è quella di attivare un dibattito – spiega Luca Navarra di Italiana costruzioni – al fine di arrivare a concepire il momento edilizio del restauro di un bene storico artistico, strettamente collegato poi alla sua fruizione e gestione nel tempo. Fare si insomma che i lavori di recupero non siano circoscritti, e può essere a tal fine utile una partnership stretta tra pubblico e privato. Lo strumento insomma del project financing, o anche di altre forme di collaborazione, dove il pubblico rimane proprietario del bene, ma dove sia previsto il contributo e il coinvolgimento del privato nella fase del restauro e poi della gestione, per garantirne l’utilizzo la manutenzione del tempo”.
Tema quanto mai attuale a L’Aquila, dove si porrà prima o poi il problema di come riempire di attività abitanti e funzioni i tanti edifici storici ricostruiti e in ricostruzione.
Aggiunge poi Attilio Maria Navarra, presidente di Italiana Costruzioni: “Serve un progetto politico con la P maiuscola, un bene per conservarsi deve presupporre l’utilizzo, e questo a sua volta presuppone la sostenibilità economica e finanziaria. Gli spazi devono essere funzionali per avere una vita propria. L’Aquila merita questo sforzo di attenta pianificazione. Io comunque me la immagino una città bella e soprattutto viva”.
“L’Aquila – ha detto Masciovecchio – sarà la città più sicura dal punto di vista sismico dell’ Appennino, non c’ e’ ombra di dubbio. Abbiamo fatto tanti incontri all’estero, e sono tutti affascinati da quello che sta accadendo a L’Aquila, siamo un caso unico al mondo. Peccato però che poi buca più la notizia del balcone che è caduto”.
Il professo Moschini ha poi allagato lo sguardo dal punto di vista storico e geografico, per meglio contestualizzare la ricostruzione aquilana.
“Le condizioni del patrimonio architettonico storico e artistico italiano è disastroso, oramai crollano edifici per i motivi più impensabili, per la semplice incuria le manomissioni che nel tempo hanno subito. Il punto è che il problema andava affrontato a partire dagli anni ’50, le tecnologie c’erano già per ottimali messe in sicurezza. Ma ancora oggi, anche da parte della committenza privata, il tema è molto poco sentito, come se per fatalismo si preferisce risparmiare, e non invece investire per evitare disastri economici e umani e ambientali” .
Da questo punto di vista la messa in sicurezza del patrimonio aquilano, a seguito del sisma è dunque un unicum in senso altamente positivo. Purché avverte il professor Moschini resti una città vera.
“Molti centri storici italiani – spiega infatti Moschini – vivono un vero e proprio disastro urbanistico, diventano meri oggetti di consumo, di fruizione temporanea mordi e fuggi. Caso emblematico Venezia oramai abitata solo da turisti. C’è in atto lo svuotamento di senso nel rimanere a vivere in città. L’Aquila può correre questo rischio, nel lungo periodo, come tutte le altre città d’arte, ma il suo futuro non può essere certo quella di diventare un unico grande bed and breakfast”.






