L’AQUILA – Torna a risplendere all’Aquila Palazzo Lely, stupenda struttura tra via Garibaldi e piazza Chiarino, gravemente danneggiata dal sisma del 6 aprile 2009, al termine di 18 mesi di lavori, per un totale di 7 milioni di euro di finanziamento.

La ditta Pasqualucci si è occupata del recupero di uno dei palazzi di maggio pregio (1700, vincolato dalla Soprintendenza dei Beni Artistici e Architettonici) del centro storico aquilano che ieri, in mezzo ai rumori e all’umanità operaia al lavoro nella zona, a pochi passi ci sono la chiesa di Santa Maria Paganica e Palazzo Ardinghelli, è stato finalmente restituito alla città.

“In questo Palazzo c’è il biglietto da visita per la candidatura dell’Aquila a Capitale Europea della Cultura 2019 – dice l’assessore comunale alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano – ma c’è bisogno di ulteriori fondi per completare i lavori degli affreschi”.

“Palazzo Lely è stato rimesso a posto in meno di due anni – continua – vuol dire che se si fossero seguite le indicazioni del Comune dell’Aquila da subito, il centro storico sarebbe stato recuperato nel giro di tre, quattro anni. Il merito di questo va al lavoro di squadra: tecnici aquilani e ditta aquilana, quindi capacità e attaccamento alle proprie cose. Qui intorno è stato già recuperato Palazzo Paone, c’è il cantiere di Palazzo Ardinghelli, arrivano le schede parametriche per l’asse centrale. Il cambio di marcia comincia a essere tangibile ma non possiamo recuperare il tempo perduto perché è stato frutto di strategie sbagliate – prosegue Di Stefano – che noi abbiamo contestato, ma possiamo accelerare il recupero dei palazzi”.

Di Stefano ribadisce come fatto più volte “la necessità di portare in Europa la battaglia per i fondi che mancano alla ricostruzione. C’è un problema politico, non ci si può trincerare dietro i numeri del bilancio dello Stato, che deve essere flessibile. Le risorse si trovano, ci sono, ma l’Europa non vuole. Allora si va in Europa e si cambiano le regole. La Germania è stata riunificata con i fondi europei, vuol dire che i numeri sono roba per ragionieri, qui la politica deve costruire il futuro”.

Entusiasti gli ingegneri Piero Paoloni e Francesco Laurini, che insieme agli altri componenti del team si sono occupato della progettazione per il recupero del palazzo.

“L’aspetto strutturale del Palazzo è stato tra i più importanti – spiega Paoloni – che ha riguardato sia la progettazione che l’esecuzione dei lavori, con aggiornamenti anche in corso d’opera. Siamo in un palazzo che ha subìto danni gravissimi, al limite del collasso, oggi è sicurissimo e anche più bello di prima”.

“Un punto di rilancio per la città, hanno lavorato circa 300 persone per fare ciò che oggi è visibile ad occhio nudo, Palazzo Lely infatti è più bello di prima”, gli fa eco Laurini. “L’impegno di tutti deve far rinascere una città con una storia e una bellezza incredibili, conosciute in Italia soltanto a causa del terremoto”.

“Se si superasse questa burocrazia – conclude – se si riducesse, si avrebbero a disposizione risorse straordinarie per il Paese. E il centro storico dell’Aquila verrebbe rimesso in piedi in sette, massimo dieci anni, più bello, più funzionale e più sicuro”. (r.s.)