L’AQUILA – Avrebbero rendicontato con attestazioni false al Comune dell’Aquila lavori mai fatti o eseguiti in parte nell’ambito di un importante appalto per la ricostruzione privata, alla fine non emettendo fattura.

 
A finire sotto inchiesta da parte della procura della Repubblica dell’Aquila sono stati il noto imprenditore Paolo Mazzi, 55 anni, amministratore delegato della omonina Spa con sede a Verona, in concorso con il progettista e direttore dei lavori, Giacomo Di Marco, 68 anni, dell’Aquila, e l’amministratore di condominio Antonio Del Re,  49 anni, anch’egli dell’Aquila.  
 
Le ipotesi di reato sono tentata “truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche” e “falsità materiale commessa da privato in atto pubblico”. 
 
I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria dell’Aquila, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo del Gip del Tribunale, Giuseppe Romano Gargarella, emesso su richiesta del procuratore della Repubblica, Fausto Cardella, e del sostituto David Mancini, hanno posto sotto sequestro la somma di 500 mila euro, che rappresenta il provento della tentata truffa commessa ai danni del Comune di L’Aquila, fondi che sono in un conto corrente dedicato alla ricostruzione di immobili danneggiati dal sisma del 6 aprile 2009, intestato ad un condominio.
 
La Mazzi Spa, che è in concordato preventivo per la difficile situazione economica, all’Aquila ha acquisito commesse milionarie nell’ambito della ricostruzione privata, quella caratterizzata da appalti affidati direttamente. 
 
Proprio con l’aggravarsi della condizione dei conti, secondo l’accusa, l’amministratore delegato avrebbe con I due complici falsificato i documenti, senza riuscire peraltro a fatturare e incassare. 
 
L’importo riconosciuto per l’appalto privato è di circa  9 milioni di euro. 
 
Il sequestro giunge al termine di indagini di polizia giudiziaria svolte dalla Guardia di Finanza sulla riparazione delle parti comuni di un complesso residenziale composto da 70 appartamenti, nella zona di piazza d’Armi.
 
La Mazzi spa di Verona, per I conti rosso, negli anni scorsi, aveva trattato la  cessione del ramo di azienda tra gli altri con la Astaldi spa, dopo che per la difficile situazione aveva avuto problemi con I pagamenti dei fornitori e in alcuni casi bloccare I cantieri.               
 
L’inchiesta della magistratura sulla Mazzi spa ripropone la problematica dell’assenza di regole nella ricostruzione privata, in questo caso, sulle modalità da attuare nel caso in cui un’azienda con appalti milionari entra in crisi.  
 
Nei mesi scorsi all’indomani dell’inchiesta su presunte infiltrazioni della camorra nella ricostruzione privata, si era corso ai ripari con la redazione di una bozza di legge condivisa con l’allora sottosgretario all’economia con delega alla ricostruzione, l’abruzzese Giovanni Legnini. 
 
Ma  dopo la nomina di Legnini alla vice presidenza del Consiglio superiore della magistratura, il posto è vacante e quindi il percorso che deve portare ad una regolamentazione si è interrotta.