L’AQUILA – “La scelta di Massimo Cialente di riconsegnare la fascia da sindaco è un fatto di colore. Giulio Andreotti sarebbe stato un governante che si sarebbe comportato in maniera diversa da come si stanno comportando gli attuali governanti dell’Aquila, che fanno soltanto grande chiasso e hanno dimenticato la via della sobrietà e dell’impegno serio e operativo”.

Per l’ex sottosegretario di Stato e presidente della Regione Abruzzo, Romeo Ricciuti, il quadro dell’Aquila da ricostruire a quattro anni dal sisma è molto chiaro e ci sono responsabilità precise della classe politica locale nella mancata ricostruzione del capoluogo abruzzese.

Ricciuti, nel corso di un’intervista con AbruzzoWeb nella quale ha ricordato la figura del senatore a vita e del sette volte presidente del Consiglio, scomparso pochi giorni fa all’età di 94 anni, si è quindi soffermato sulle differenze con le gestioni di altri terremoti che hanno colpito l’Abruzzo.

“Per il terremoto fra L’Aquila e Tornimparte degli anni ’80, Andreotti ci fece assegnare 40 miliardi di lire, un emendamento firmato da me e da Franco Cicerone. Ma soprattutto, per il terremoto del Sangro, volle che le provvidenze fossero le stesse dell’Irpinia, così il Sangro fu completamente ricostruito. Arrivarono 15 miliardi per iniziare la metanizzazione dei Comuni del Parco, per combattere l’inquinamento”.

“All’Aquila la polemica è solo nociva – ha poi aggiunto sul capoluogo terremotato – qui bisogna rifare un comitato d’azione unitario che rappresenti L’Aquila nella sua interezza e che pensi alla ricostruzione soltanto. Nell’ultimo anno e mezzo ci sono state soltanto chiacchiere e divisioni”.