L’AQUILA – Per la ricostruzione del centro storico aquilano ci sarà da faticare, pochi dubbi.

Una ‘puntata’ sulla situazione degli edifici da tirare su è andata in scena ieri nell’auditiorium dell’Archivio di Stato dell’Aquila, con il seminario “L’Aquila come cantiere per la ricostruzione” durante il quale si è anche parlato delle tecniche da utilizzare per restaurare e ricostruire ciò che il sisma del 6 aprile del 2009 ha danneggiato.

Il seminario è stato promosso dal ministero dell’Università e dal ministero per i Beni e le attività culturali.

“Occorre instaurare una relazione permanente tra il livello scienfitico della ricostruzione e la possibilità di far diventare il processo della conservazione dei beni culturali un elemento culturale”, ha detto il direttore dei Beni culturali d’Abruzzo Fabrizio Magani.

“Questo nell’ottica di una versione di città che vada in una direzione di evoluzione – ha aggiunto – che permetta all’Aquila di diventare un modello per il Paese”.

Sui palazzi storici è emerso che il Castello cinquentesco e Palazzo Margherita avranno l’opportunità di essere ricostruiti e resi “vivibili”, mentre per Palazzo Ardinghelli le cose saranno diverse.

Ribadita comunque la buona salute dei cantieri già aperti, c’è fiducia per quelli che devono ancora partire grazie allo sblocco dei fondi Cipe.