L’AQUILA – “Qual è l’interesse di Finmeccanica nella ricostruzione dell’Aquila? Paolo Aielli è un ottimo direttore del nuovo ufficio di ricostruzione, chiedetelo a lui”.
Boccia così, il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, la nuova governance della ricostruzione nata dalla rivoluzione-Barca, che ha portato a due nuovi uffici e altrettanti super manager, l’ex di Selex Elsag, Aielli, e l’ex capo del personale del quotidiano Il Messaggero, Paolo Esposito.
“Sono sorpreso e preoccupato – sbotta Gdm ai microfoni di AbruzzoWeb – Esposito ha nel suo excursus lavorativo la responsabilità del personale di un giornale, qualcuno mi spieghi sulla sua competenza tecnica e giuridica sui problemi della ricostruzione. Gli servirà un anno per inserirsi, acclimatarsi e capire quello che succede”.
Quanto ad Aielli, “viene da Selex Elsag, Finmeccanica, ritorna questa situazione. Anche qui sono molto perplesso e preoccupato sulle competenze – ammette – Se a questo aggiungiamo il costo di 250 mila euro ciascuno… Gaetano Fontana ne prendeva 140 mila. Cialente è l’unico a essere soddisfatto di queste nomine”.
Bordate anche al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che ieri ha rilasciato un’articolata intervista a questo giornale.
“Ha detto che sulla ricostruzione ci scommette la testa, ma per scommetterci bisogna averla, la testa – attacca il contendente sconfitto al ballottaggio – Viste le ultime dichiarazioni, credo che l’abbia persa completamente”.
De Matteis è la ‘nemesi’ di Cialente in Consiglio comunale, e il primo cittadino gli ha dato del ‘buontempone’ per aver parlato di un nuovo commissariamento.
“C’erano due comici, Gianni e Pinotto – la risposta ironica – Uno, Gianni, non c’è più (allusione a Chiodi, ormai ex commissario, ndr), l’altro può essere tranquillamente associato a Pinotto”.
Nel merito Gdm contesta tutta la riforma dell’assetto voluta dal ministro per la Coesione territoriale.
“Si è chiesto per mesi il ritorno alla normalità, l’allontanamento della filiera e di avere risorse finanziarie certe. Ma la mini-legge Barca riporta dallo straordinario all’ordinario solo sulla carta. Di quello che ci dovrebbe essere non c’è nulla”, sottolinea, parlando della fase di interregno che è mancata, del “concorsone”, del mini-commissariamento affidato ad Aldo Mancurti e della filiera prima malvoluta e poi confermata.
“Dopo le false promesse elettorali i precari si sono trovati a doversi dipanare tra le 35 mila domande per il concorso che, secondo Cialente-Pinotto e i suoi amici, doveva essere a loro riservato”, altra bordata.
Critiche riservate infine anche allo stesso Barca: “Gli ho detto che è il caso di darci una calmata un po’ tutti, la risposta è stata un tweet in cui dice che noi aquilani lavoriamo contro noi stessi. Sarà anche vero ma lui e Cialente rappresentano le facce della stessa medaglia di inconcludenza”, conclude De Matteis. Alberto Orsini






