L’AQUILA – Più che un convegno sulla ricostruzione, quello organizzato dall’Ance è stato il tentativo di un’operazione verità, con numerosi momenti di tensione tra gli interlocutori.

Un confronto anche serrato tra chi la ricostruzione la sta governando, dal sindaco agli imprenditori, passando per i tecnici e le associazioni di categoria, e chi la ricostruzione la sta raccontando, spesso a tinte fosche, con spirito fortemente critico, focalizzando l’attenzione sugli scandali giudiziari e gli episodi di corruzione e spreco di denaro.

Come nel caso dei giornalisti del Sole 24 Ore, Mariano Maugeri, e dell’Espresso, Primo Di Nicola, ospiti dell’incontro, affatto teneri con il capoluogo e anche un po’ beccati dal pubblico.

A creare polemiche non solo da parte della politica aquilana anche di tanti cittadini sui social network, sono stati infatti gli articoli Di Nicola dall’eloquente titolo “Dopo terremoto: che predatori questi aquilani” e “Quali sciacalli, all’Aquila anche i ladri sono santi”, tacciati di generalizzazione e addirittura di razzismo, e l’inchiesta di Maugeri “Le mani sulla ricostruzione dell’Aquila” dove tra gli altri viene pesantemente attaccato il sindaco Massimo Cialente e dove il “cratere” sismico è descritto come “un maso chiuso con dieci famiglie egemoni e un triumvirato politico a cui è toccato in sorte di gestire 12 miliardi di aiuti che secondo le proiezioni più attendibili entro il 2019 lieviteranno fino a 60. Il verbo che li unisce tutti è il seguente: la ricostruzione è cosa nostra”.

A esordire il presidente dell’Ance Gianni Frattale, che parte da una premessa: molto si parla di vicende giudiziarie e troppo poco di cronache di ordinaria ricostruzione che nel silenzio vanno avanti.

Frattale snocciola dati e numeri per dimostrare che non è vero che la ricostruzione è ferma e la città abbandonata la suo destino come alcune letture giornalistiche vogliono far credere.

Dal 2009 nel “cratere” lavorano infatti 2 mila imprese con 15 mila operai al seguito, imprese che arrivano da 86 province. “I controlli – sottolinea Frattale – sono rigorosi, sul versante della sicurezza nei cantieri, in accordo con i sindacati, sia per prevenire l’infiltrazione della criminalità organizzata, in forte coordinamento con prefettura e procure”.

“Non esiste un sistema L’Aquila- conclude Frattale – ma solo casi sporadici, l’incidenza del numero di inchieste è molto bassa rispetto alla mole di cantieri oggi attivi sul ‘cratere’. Ci dispiace che i fatti oscurino quello che di buono è stato fatto”.

Sulla stessa linea Paolo Aielli, responsabile dell’ufficio speciale per la ricostruzione, che mostra una cartina del centro storico con in evidenza i cantieri aperti e quelli in fase avanzata di progettazione che coprono già una parte significativa del tessuto urbanistico interessato.

Mostra con i dati ufficiali che l’approvazione delle pratiche procede a pieno regime, e il problema è piuttosto quello di garantire una adeguata copertura finanziaria nel medio lungo periodo, visto che già quest’anno dovranno essere anticipati i fondi del 2015 e 2016 per consentire l’apertura di tutti i cantieri.

“L’affermazione secondo cui la ricostruzione è ferma è alquanto bizzarra – commenta Aielli – Complessivamente dal 2009 sono stati spesi quasi 10 miliardi, 5,4 per la ricostruzione privata e pubblica, 4 miliardi per l’emergenza e gli interventi straordinari come il progetto C.a.s.e.. Ci sono 3 mila cantieri aperti, di cui 1500 nei centri storici”.

Tanti, certo, ma va considerato il fatto che la ricostruzione dell’Aquila sarà comunque una delle gradi opere pubbliche meno costose, tenuto conto delle sue dimensioni, grazie alla filiera di approvazione dei progetti che ridurranno del 15% gli importi necessari.

Con grandi innvazioni  l’Italia dovrebbe essere orgogliosa, come i tunnel intelligenti e la rete ottica che collegherà tutti gli uffici pubblici della città.

È poi la volta del giornalista Di Nicola, che così esordisce: “Non voglio fare il bastian contrario, le cose che sono state fatte lo dicono i numeri. E tra i numeri ci sono anche le 20 mila persone che devono ancora tornare a casa. E sono stati spesi 10 miliardi. È normale tutto ciò? Io dico di no”.

E incalza Di Nicola, spiegando che “il modello di questa ricostruzione è stato sbagliato sin dall’inizio. Si è speso un miliardo per il progetto C.a.s.e., ma solo perché questo volva il partito della spesa e la voglia di visibilità di Silvio Berlusconi. Quei soldi si potevano investire direttamente nella ricostruzione del centro storico”.

Nega, infine, di aver criminalizzato gli aquilani: “ Sono brava gente – assicura – non è una città di predoni, è gente che ha problemi di immagine, caratteristica che ha la sua importanza se L’Aquila deve chiedere tantissimi soldi per la sua ricostruzione”. Non tutti in sala apprezzano.

La parola passa al giornalista del Sole Maugeri.

“Non vorrei che sia stato seppellito all’Aquila anche lo spirito critico – attacca – Questo è il più grande cantiere d’Europa, e l’Europa ci guarda. Qui all’Aquila confermo che ci sono oltre cose che non vanno: per esempio non c’è ancora un piano regolatore, l’assessore competente dice che sarà fatto tra quattro anni. A babbo morto aggiungo io, la città rischia di rinascere morta, il centro è già svuotato”.

Maugeri contesta poi l’ottimismo dei numeri mostrato da Aielli e Frattale: “Quando si fa la stima dei costi totali andrebbe calcolate anche le cifre enormi che si spederanno per gli espropri dei terreni edificabili, tenendo conto dei tanti ricorsi in itinere”.

E infine, “come denuncia invano il consigliere Vittorini, la ricostruzione non viene fatta garantendo la massima sicurezza degli edifici. Ed è vergognoso che non ci ancora un piano di prevenzione antisimico degno di questo nome. È agghiacciante che non sia stata fatta una sola esercitazione”.

Maugeri provoca un sindaco fremente, seduto al suo fianco: “Le cose buone fatte all’Aquila si devono alla legge Barca e ad Aielli. Sono gli amministratori locali a non essere all’altezza”.

Cialente, che non vedeva l’ora di prederere la parola, non cambia idea sui due giornalisti. Accusa Maugeri di aver definito “lillipuziana” la Pezzopane e smonta punto per punto le tesi del giornalista. E al microfono di AbruzzoWeb aggiunge:

“A me non interessano gli insulti che mi ha rivolto Maugeri, ma i danni che certi articoli fanno all’intera città. Sembra quasi che del terremoto siamo colpevoli noi – sbotta – Tutto è iniziato quando hanno comunicato che avevamo costruito le case con la sabbia.

Il primo cittadino ribadisce la linea complottista: “La verità è che la ricostruzione muove interessi enormi, il Sole 24 Ore è ancora arrabbiato con me perché ho impedito che venissero le 19 grandi imprese nazionali a spartirsi tutti gli appalti: pensate che sia tutto casuale?”, ringhia.

Partecipa all’incontro anche Gherardo Colombo, ex magistrato di Tangentopoli che, però, dall’alto della sua esperienza avverte che “dove ci sono i soldi è normale che si creino sistemi di corruzione . La Corte dei conti ha valutato la corruzione italiana in 60 miliardi di euro – ricorda – Sarebbe strano che il cantiere aquilano si immune dal rischio della corruzione”.