L’AQUILA – Qualche annuncio, come la ricostruzione “da fare in 5 anni”, che andrà poi verificato sul campo, qualche decisione, come la conferma a oggi “sine die” del direttore regionale Fabrizio Magani, che aveva la valigia pronta per fine febbraio e invece ora spiega “lunedì verrò a lavorare”.

Non si è certo tirato indietro, il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini, in visita all’Aquila, muovendosi come il politico che è e non come i tecnici dei governi precedenti.

Interessante, in particolare, l’annuncio del traguardo del quinquennio per “restituire al mondo” il capoluogo, che presuppone, a un rapido conto, 1 miliardo l’anno di investimento secondo il cronoprogramma del Comune, da trovare però ancora non si sa come “non fatemi dire cose precise, lavoreremo”.

Bisogna ripetere due volte la domanda perché il ministro parli dell’argomento tabù, lo sforamento del rapporto bloccato al 3% tra deficit e Pil così da poter indebitare le finanze statali per ricostruire, non solo a vantaggio dell’Aquila ma di ogni Stato membro della Ue colpito da calamità naturali.

“Un tema generale che non si può affrontare rispetto a un dato particolare. Non si può cambiare unilateralmente, ma come ha detto il presidente del Consiglio è un tema che verrà posto soprattutto in riferimento agli investimenti sul tavolo europeo: adesso ci possiamo presentare con le carte in regola”, ha spiegato.

Franceschini ha portato in dote l’esclusione dell’Abruzzo dai vari accorpamenti di direzioni regionali Mibac ritenute “minori” in tutta Italia: questa regione è stata salvata proprio in virtù delle esigenze per il post-terremoto e il mantenimento dello status quo equivale a un’ipoteca per la permanenza di Magani, richiesta a gran voce da tutta la governance locale.

“Magani è una persona competente e bravissima e come sempre le persone brave vengono contese. Sto riflettendo su questa scelta e nei prossimi giorni ci sarà una deicsione”, la risposta del ministro che fa dire a Cialente “sono ottimista sulla permanenza ‘a scavalco’ del direttore”.

Secondo quanto appreso da fonti della direzione regionale, al momento resterà al lavoro in Abruzzo fino a diversa decisione del Mibac.

“RIFARE L’AQUILA IN CINQUE ANNI”

“Un bel museo non serve a niente, ci vuole una città viva. Ecco perché la sfida tutta italiana è quella di riconsegnare L’Aquila in 5 anni agli aquilani, ma nello stesso tempo farla ridiventare quella meraviglia architettonica che era, in un contesto di città vissuta. È un tempo ragionevole, ma che obbliga a correre”.

Questo il commento del ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini, al termine del suo breve ma intenso giro nel centro storico massacrato dal sisma del 6 aprile.

“Ero già venuto il 7 aprile 2009, in veste di privato cittadino, benché all’epoca fossi segretario del Pd, per capire cosa fosse successo. In seguito ci sono venuto altre volte – ha proseguito Franceschini – So che all’Aquila c’è stato impegno da parte dello Stato, ma anche tanti ritardi e tante occasioni perse, promesse non sempre rispettate”.

“So anche che non si può ricostruire questo centro storico così meraviglioso solo con l’impegno delle risorse locali o con regole di ordinanza – ha aggiunto – La nostra sfida ora è quella per un progetto di ‘L’Aquila viva’, per consegnarla in 5 anni al resto del mondo, con gente felice e con una potenzialità turistica enorme. Da questo dramma può partire una straordinaria opportunità per il Paese”.

“So bene che ad aprile finiranno i finanziamenti e il Governo affronterà anche il nodo delle risorse, ma probabilmente verranno rintracciate senza nuove tasse”, ha poi aggiunto rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano dove saranno trovate le risorse per la ricostruzione della città.

LEVA FISCALE: CREDITI E MENO TASSE PER CHI RIAPRE IN CENTRO

La leva fiscale è indispensabile per permettere il ritorno delle attività commerciali nel centro storico aquilano, devastato dalla scossa del 6 aprile 2009.

È una delle idee-chiave del governo Renzi espressa oggi nell’incontro-visita del ministro.

Secondo quanto ha raccontato il primo cittadino, in risposta ai dubbi del ministro su come fosse possibile un ripopolamento del centro storico, Cialente ha spiegato che serve “credito d’imposta per gli interventi di ristrutturazione dei negozi, no Tarsu per 5 anni e nuova politica degli affitti”.

Queste sono le linee-chiave espresse e concordate, ma come ha detto Cialente, questa volta “c’è un governo che ti ascolta. Non è un caso che contrariamente al passato sia stato Delrio (Graziano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ndr) a chiamarmi personalmente per informarmi di certe attività governative”.

La strategia di Franceschini, espressa da Cialente, è quella di un ministero come quello dei Beni culturali che diventa chiave di volta per la ricostruzione.

Cialente ha detto che il ministro “vuole creare una struttura nel Mibac dove siano concentrate le competenze della ricostruzione, del restauro e del turismo”.

Successivamente il sindaco Cialente ha spiegato che l’idea forte di Franceschini è quella di distinguere “la ricostruzione post sisma per l’Emilia da quella de L’Aquila. Se in Emilia le maggiori competenze appartengono al ministero dello Sviluppo economico, L’Aquila è città di cultura e quindi è interesse primario dei Beni culturali”.

Cialente ha spiegato che, per gli aspetti legati alle risorse, “si sta facendo strada l’idea di una struttura che ricostruisca L’Aquila paritaria tra presidenza del Consiglio con Delrio e ministero delle Finanze con Giovanni Legnini“, il sottosegretario abruzzese di fresca nomina.

LA VISITA

“L’Aquila deve essere centrale nelle scelte del governo. Io sono qui a testimoniare che per noi è una scelta centrale. Il mio operato come ministro? Giudicatelo alla fine”.

Sono le dichiarazioni rilasciate a caldo dal neo ministro per i Beni culturali Dario Franceschini in visita questa mattina all’Aquila.

Nonostante il tempo piovoso, l’esponente del governo di Matteo Renzi ha fatto una lunga passeggiata in centro storico al termine di un incontro con il sindaco, Massimo Cialente e il direttore regionale per i Beni culturali Fabrizio Magani, che si è tenuto nella sede della direzione del Mibac, in via Filomusi Guelfi.

Il neo ministro ha visitato il Forte spagnolo cinquecentesco, l’Auditorium progettato da Renzo Piano, “è bellissimo”, il commento e palazzo Ardinghelli, in ristrutturazione con i fondi della Russia: “Qui non possono venirci gli uffici della direzione, qui ci vuole un museo!”, ha storto il naso Franceschini.

Durante il sopralluogo in città si è fermato anche a visitare, lungo via Garibaldi, un negozio di pasta all’uovo, una delle poche attività che hano riaperto nel centro storico terremotato.

Ancora, lungo la stessa via ha mangiato le frappe di carnevale offerte dallo storico pasticcere Tullio Manieri. “Stiamo studiando qualcosa per quelli come voi che hanno avuto il coraggio di riaprire in centro”, la promessa del ministro.

Tra le altre tappe dai commercianti del centro, che hanno impressionato il ministro, quella dal libraio Marcello Ferri, lodato per il suo negozio che mescola profumeria ed editoria, “sembra quello di una grande città”, ha detto il ministro, omaggiato da Cialente di due volumi, uno sull’Abruzzo e l’altro sulla scuola “De Amicis” del capoluogo.

Dopo l’intervista con il capannello dei cronisti davanti al palazzetto dei Nobili, Franceschini nell’ultima tappa ha visitato il Ridotto del Teatro comunale dove l’Orchestra sinfonica abruzzese stava provando uno spettacolo. “Siete bravi, ho scritto un romanzo su un direttore d’orchestra”.

Prima di ripartire, un passaggio sulla vicenda di Porta Barete, antico varco della storica cinta muraria riscoperto durante lavori di ricostruzione. Per Franceschini, “si può conciliare la ricostruzione della casa vicino con la tutela archeologica”, pensiero condiviso dal sindaco, “anche se costa 300 mila euro li troveremo”.

UN COMMERCIANTE A FRANCESCHINI ”NON CE LA FACCIAMO PIU”’

Quadretto di Dario Franceschini in visita ai negozi del centro storico aquilano. Il ministro per i Beni culturali si infila nel negozio di pasta fresca in via Garibaldi e il proprietario, Rodrigo Mimmone, sgrana gli occhi per la sorpresa, ma subito parte al contrattacco: “Ministro, non ce la facciamo, abbiamo riaperto da due anni e questo è quello che incassiamo – fa il commerciante buttando sul bancone il registro degli incassi – Inps, Inail, perché dobbiamo pagare tutte queste tasse? È dura, lo capisce”.

Franceschini non si perde d’animo, prima proferisce un convinto “dovete resistere”, poi aggira il bancone per farsi una foto con i proprietari. E subito interviene il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che, prendendolo sotto braccio, gli fa: “Ora hai capito perché dobbiamo aiutarli?”.

“Sono degli eroi”, ripete più volte Franceschini al sindaco Cialente, e poi prosegue: “E chi apre se non c’è clientela?”, fa di nuovo a Cialente.

“Che bravi”, si lascia sfuggire Franceschini che poi, con i giornalisti, chiarisce: “Sono eroici questi che riaprono senza abitanti e che vivono così faticosamente. Quindi serve un progetto nazionale che aiuti le attività che fanno rivivere il centro, non servono solo i monumenti, ma misure straordinarie. Evitare ordinamenti lenti e ingorghi istituzionali”.

LE REAZIONI

MAGANI E VITTORINI: “HA CAPITO IL LAVORO SVOLTO FINO A OGGI”

“Siamo contenti che il ministro Dario Franceschini abbia scelto di venire oggi in visita all’Aquila, per una riunione tecnica e per un giro nel centro della città”, dichiarano in una nota il direttore regionale per i Beni culturali Fabrizio Magani e la soprintendente per i Beni architettonici Alessandra Vittorini, al termine dell’incontro.

“Franceschini ha ribadito l’imprescindibile valore della cultura come elemento di rilancio vitale del territorio e ha colto l’importanza del lavoro svolto fin qui e di quello ancora da portare avanti per la conservazione e la tutela del patrimonio monumentale aquilano”, sottolineano.

“Un lavoro che abbiamo voluto presentare al ministro in un breve resoconto e attraverso il racconto di alcuni dei più significativi cantieri attivi, che fanno capo a questa amministrazione”, concludono i due funzionari.

CIALENTE ”UN CAMBIO DI PASSO COL NUOVO GOVERNO”

“Sono soddisfattissimo dell’incontro con il ministro Franceschini. Si è trattato di un momento positivo per la città”. Così il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, ha commentato a caldo, dopo la fine dell’incontro con il nuovo ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, giunto nel capoluogo abruzzese per la sua prima visita ufficiale in città. “Sarà lo stesso ministro – ha proseguito Cialente – a spiegare quanto si è deciso ma devo dire che noto un cambio di passo, è una svolta rispetto ad altri governi. Lui è arrivato a L’Aquila pochi giorni dopo che io l’ho chiamato e ha condiviso con noi di fare de L’Aquila una grande scommessa e una questione nazionale da risolvere in cinque anni. Soprattutto vedo un governo impegnato seriamente a risolvere la questione aquilana”.

PEZZOPANE: ”PRONTA RISPOSTA DI FRANCESCHINI E RENZI”

Non è un caso se dentro l’auditorium di Renzo Piano, la struttura multicolore in legno della Val di Fassa realizzata alle spalle del Forte Spagnolo, il senatore del Pd Stefania Pezzopane, che accompagna la visita del ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, nella città martoriata dal sisma del 2009, dice che “si vede che la musica è cambiata. La pronta risposta di Matteo Renzi e Franceschini dimostra che questo è un governo politico fatto da politici e ha subito risposto ai nostri appelli. L’Aquila – conclude Pezzopane – torna ad essere una vertenza nazionale”.

MA LA BERNINI (FI): “FRANCESCHINI PENSI ALLA SUA FERRARA”

“Davvero encomiabile la promessa di lungo termine del ministro Dario Franceschini di riconsegnare in 5 anni L’Aquila agli aquilani perché ‘non deve essere un museo ma una città viva’. Ma a parte la verifica delle promesse, anche Ferrara, la sua città, aspetta che Franceschini si impegni per restituirla ai ferraresi, e per restituire l’Emilia agli emiliani”.

Lo sostiene Anna Maria Bernini, vice capogruppo di Forza Italia-Pdl al Senato.

“Tanto più che in Emilia – dice la Bernini – i cittadini, dopo il terremoto, sono stati lasciati soli e si sono dovuti rimboccare le maniche”.

“Famiglie intere hanno lavorato duramente, a fronte di aiuti inesistenti o insufficienti dello Stato e della Regione, industriandosi a rinascere con le proprie forze per ricostruire il tessuto economico, distribuire lavoro, riprendere la via del benessere”, conclude.

D’ALFONSO: “FRANCESCHINI, MAGANI DEVE RESTARE AL SUO POSTO”

“Ministro Franceschini, il direttore regionale Mibac Fabrizio Magani resti al suo posto”.

Lo afferma Luciano D’Alfonso, candidato del Partito democratico alle primarie del centrosinistra per la presidenza della Regione.

LA NOTA COMPLETA

Purtroppo da qualche anno in Abruzzo è tutto un fiorire di emergenze. Se di fronte a quelli della natura abbiamo meno strumenti a disposizione, che non siano la prevenzione e il monitoraggio, tuttavia possiamo almeno scongiurare quelle umane che dipendono da noi.

Un esempio ci è offerto dall’attualità: oggi il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini viene all’Aquila e trova ad accoglierlo, con il sindaco Massimo Cialente, il direttore regionale dei Beni culturali, l’eccellente Fabrizio Magani, un uomo che si è rivelato negli ultimi quattro anni uno straordinario valore aggiunto per il recupero del patrimonio culturale ferito dal terremoto e per la promozione di tutto quello della nostra regione.

Ora, tuttavia, rischiamo di perdere questa straordinaria bravura, malgrado sia evidente che la missione che sta compiendo sia tra le più difficili e delicate che ci siano in questo Paese rappresenti un evidente interesse nazionale e non solo abruzzese.

Non è sostituendo i migliori mentre compiono il loro lavoro che si può dare una risposta alle urgenze, semmai in questo modo si moltiplicano senza utilità per nessuno, se non per quanti fanno il resoconto delle nomine in entrata e in uscita.

Ma la pubblica amministrazione che funziona non è una porta girevole. Per questo faccio appello al ministro Franceschini di rivedere questa decisione presa forse con troppa casualità da chi lo ha preceduto, consentendo così all’Aquila e a noi tutti di conservare al comando di un settore delicato una persona competente e straordinariamente motivata e in sintonia con tutti gli ambienti di questa regione.

Siamo fiduciosi che il direttore Magani possa continuare a svolgere il suo lavoro tra noi, anche perché in caso contrario si dovrebbe supporre una volontà ostativa alla realizzazione della rinascita dell’Aquila, che crediamo alberghi nell’animo di nessuno.