L’AQUILA – “Auspico che questi tempi saranno più brevi possibili perché in questo momento effettivamente non c’è una funzionalità”.
Così il presidente della Regione, Gianni Chiodi, parlando ad AbruzzoWeb ammette una fase di stasi dei processi di ricostruzione dopo le sue dimissioni da commissario delegato e in attesa che entri a regime la gestione ordinaria prevista dalla cosiddetta ‘legge Barca’.
Parlando della fase nebulosa però, la previsione del governatore è che “sarà contenuta il massimo possibile”.
Nei giorni scorsi questo giornale ha evidenziato che con la fine dello stato d’emergenza è iniziato il caos.
Gli uffici sono decapitati dei vertici e non possono agire. Senza le firme di Chiodi sulla contabilità speciale non escono soldi e andato via Gaetano Fontana dal vertice della struttura tecnica le pratiche non procedono neanche sotto quell’aspetto.
Il rischio è di due settimane di “buio” che potrebbero anche allungarsi, tutto perché il governo non ha previsto una fase di affiancamento, di interregno tra la vecchia gestione e quella che sarà, al contrario di quanto fatto a inizio 2010 nel precedente passaggio di testimone.
“Quando ci fu il passaggio da Bertolaso a me c’era il regime delle ordinanze, oggi c’è la legge, che è stata fatta ed è quella uscita dal Parlamento – conclude Chiodi – Bisogna rispettarla e dar seguito a quelle cose”.
Chiodi parla anche del caso della delibera di Giunta regionale per l’ingresso del settore Patrimonio nei consorzi di ricostruzione, attesa da luglio e non ancora partorita, tanto che l’ente ha fatto da “palla al piede” ad alcuni consorzi.
“Là dove c’è una proprietà regionale saranno i funzionari della struttura a operare”, il commento sibillino, in verità troppo. Alberto Orsini






