L’AQUILA – “Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ormai è un pugile suonato. Non si può aggredire lo Stato, asserendo che ha dichiarato guerra all’Aquila, e poi andare a chiedere i fondi. Serve una lotta comune all’interno delle istituzioni”.

Questa la denuncia di parte dei consiglieri di opposizione al comune dell’Aquila legati al vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis, che con il movimento L’Aquila Città Aperta ha sfidato Cialente alle elezioni comunali del 2012, riuniti in conferenza stampa questa mattina all’Hotel Azzurro.

De Matteis, insieme ai suoi colleghi Emanuele Imprudente, Raffaele Daniele, Alessandro Piccinini e Daniele Ferella e Corrado Ruggeri ha condannato l’azione di protesta del primo cittadino che lunedì scorso ha riconsegnato la bandiera tricolore al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e ha fatto rimuovere le bandiere dalle sedi comunali per denunciare il mancato arrivo di fondi da Roma e il blocco della ricostruzione.

Questa azione è costata al sindaco il decreto del prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, il quale ha intimato a Cialente di tornare sui propri passi, pena la rimozione dalla carica.

I cinque consiglieri comunali hanno spiegato che “la nostra proposta è sempre la stessa: per i finanziamenti non si deve più passare dal Cipe, occorre il ripristino dell’erogazione con la cassa depositi e prestiti”.

“Cialente sa di essere allo stremo e quando annaspa anziché chiedere aiuto al consiglio comunale provoca il caos – ha continuato De Matteis – sarà un grande risultato se arrivano 250 milioni, che non basteranno al fabbisogno del 2013, perché mancano i 550 milioni e il miliardo supplementare. Ci vogliono azioni ben diverse non quelle ostili”.

“Se fossi stato io sindaco – ha dichiarato Daniele – avrei fatto impugnato il decreto che destina fondi insufficienti alla ricostruzione davanti alla Corte Costituzionale per la violazione dell’articolo 9 che prevede la tutela del patrimonio storico e architettonico nella nazione”.

E ancora De Matteis. “Possibile che per Cialente ci siano ben 18 soggetti istituzionali che ha individuato come nemici, da Berlusconi, a Chiodi, a Bertolaso, a Barca, Monti? Ogni volta c’era sempre qualcuno che sbagliava, anche i costruttori e i cittadini aquilani. Cialente ha perso ormai la bussola, anzi, non so se mai l’ha avuta”.