L’AQUILA – “Abbiamo l’opportunità di poter ricostruire i sottoservizi della città in un modo vantaggioso, comodo ed economico nella manutenzione, e quindi rendere questa città come si dice ‘smart’. Abbiamo subìto questo terremoto, cerchiamo di trarne dei vantaggi”.
Guarda al futuro Fabio Cordischi, presidente Giovani Confartigianato Abruzzo e direttore dell’azienda edile Catena Srl dell’Aquila, parlando ai microfoni di AbruzzoWeb di scenari attuali e prossimi sviluppi della ricostruzione.
L’imprenditore è tra i promotori del ritorno all’Aquila, in occasione della 718ª Perdonanza Celestiniana, della pergamena firmata da sette cardinali che sanciva l’elezione come Papa di Pietro Angelerio, da allora Celestino V.
“Abbiamo voluto dare un segno alla città – spiega Cordischi – cercare di aiutarla e dare un rilancio dal punto di vista sociale. Spero possa attirare gente e dare immagine alla città stessa: è la prima volta che un documento esce dal Vaticano”.
Un segnale, per una volta, di ricostruzione ‘etica’, con le imprese edili, che nonostante molti problemi sono le più avvantaggiate dalla ricostruzione, chiamate a dare qualcosa in cambio alla città. “Noi prendiamo in maniera legittima – concorda – ma è altrettanto importante restituire qualcosa a questa città, creare nuove aspettative per i ragazzi”.
Quanto allo stato attuale della ricostruzione, Cordischi evidenzia che “tante situazioni vengono esposte in un modo e poi cambiano nuovamente, si pensi alla legge Barca, come verrà attuata? Le imprese aquilane hanno molte un buon portafoglio di lavori, ma sicuramente in pochi lavorano”.
Alcuni cambiamenti della revolution del ministro per la Coesione territoriale fanno paura, come il ritorno dall’indennizzo al contributo, che apre alle gare per i lavori più ingenti. “Se si fa una gara europea entrano in ballo tanti fattori, se subentrano i grandi gruppi edili europei immagino quante riserve potrebbero mettere, per non dire della tempistica. Potrebbe essere apocalittico”, la previsione.
Tra i guai quotidiani delle ditte, quello del credito, di cui questo giornale si è occupato spesso. “Le banche si sono strette nel credito perché hanno problemi a reperire questi fondi – evidenzia il presidente dei giovani artigiani – Però se non viene dato ossigeno alle imprese e a quelle giovani non possono né lavorare né crescere”.
Per dare ossigeno servirà la zona franca? “Una chimera – è la bocciatura – vedremo come andrà a finire”.






