L’AQUILA – Imprese aquilane pronte a costituirsi parte civile per chiedere i danni a causa dei cantieri della ricostruzione fermi per colpa della burocrazia e delle lungaggini degli uffici pubblici.
L’annuncio è del delegato alla ricostruzione di Confindustria L’Aquila, Ezio Rainaldi.
Secondo Rainaldi la nuova governance “è appena nata ma già ha avuto una partenza lenta, tra ricorsi, ritardi e questioni varie”. “A cinque mesi di distanza – sottolinea Rainaldi – le pratiche che erano ferme continuano ad accumularsi: nei cassetti del Genio civile dell’Aquila qualche mese fa c’erano 1.200 pratiche, ora ce ne sono 2.500”.
“Siamo di fronte a una interruzione di pubblico servizio – aggiunge il rappresentante confindustriale – se l’impresa sbaglia paga: se a sbagliare sono il Genio civile o la filiera tecnica Fintecna-Cineas-Reluis o altri è giusto che a pagare siano quest’ultimi”.
“Non ci resta altro che valutare la possibilità di costituirci parte civile onde avere il ristoro dei danni”, aggiunge Rainaldi.
“Quanto alla soluzione trovata di integrare Abruzzo Engineering nel Genio civile mi chiedo se ci sono voluti sette mesi: lo si poteva fare già nel novembre scorso, tanto pensare e riflettere ha solo fatto perdere altro tempo che, per le imprese, si traduce in perdita di denaro”, attacca ancora il delegato confindustriale.
“Ma guardiamo i numeri che interessano la nostra categoria. Nelle azioni intraprese – ha detto sempre Rainaldi – ricadono i famosi 100 milioni di fondi Cipe destinati alle attività produttive: molte sono le cose da dire e da fare. E cioè: decidere in via definitiva che siano le entità locali, cioè imprese, associazioni di categoria e istituzioni, a stabilirne la destinazione; accertare la capacità di spesa, se i fondi siano davvero stanziati oltre che deliberati, cioè che esistano veramente”.
“Si tratta, dunque, di comprendere quale sia il percorso perché siano spendibili, in quanto a oggi ci risultano una ‘volontà’ e un ‘capitolo di spesa’; capire quale sarà la tempistica e quali i criteri, vale a dire quanto tempo dobbiamo aspettare davvero per spendere questi soldi e in base a quali parametri saranno destinati”.
“Posto questo, e scendendo nel dettaglio, ci risulta – ha evidenziato il delegato ricostruzione di Confindustria L’Aquila – che di questi 100 milioni è stata fatta già una prima ripartizione nel decreto Cipe come segue: 15 milioni per rilancio della filiera turistica del comprensorio del Gran Sasso; 5 milioni per le attività ricerca, fibra ottica e relativo laboratorio; 12 milioni per turismo, infrastrutture e creazione di micro-sistemi turistici; 38 milioni di euro per le attività produttive caratterizzate da elevati livelli di innovazione; 15 milioni per le piccole e medie imprese innovative e spin-off di ricerca principalmente collegate alla realizzazione di servizi e infrastrutture di smart-cities; 15 milioni per la ricerca e sviluppo sperimentale”.
“Ora – ha proseguito Rainaldi – considerazioni doverose vanno sottoposte all’attenzione di tutti: in forza delle disposizioni Cipe e da un confronto con i responsabili della governance, le risorse non possono essere destinate ad aziende in crisi: ci viene allora da annotare che i soldi pubblici non devono essere spesi per le privatizzazioni di aziende municipalizzate e, men che meno, anche per lo studio preliminare; è paradossale che associazioni di categoria non siano state consultate o interpellate tal che potessero intervenire su eventuali studi nonché nella stesura delle misure di ripartizione dei fondi: il territorio, e le imprese in primis, devono essere gli attori di qualsiasi azione viene decisa sulla loro pelle.
“La previsione di investire sul turismo non è congruente con le priorità indicate dall’Ocse che, al primo punto della ristrutturazione dell’economia locale, indica l’industria manifatturiera quale settore di punta dell’Abruzzo (addirittura ‘leggermente più sviluppato rispetto al resto d’Italia’): ricordiamo ancora il dibattito pubblico in cui Calafati dimostrò quanto il turismo non potesse essere l’asset dello sviluppo locale e regionale ma solo un suo complemento”.
“Tutti gli atti – sempre secondo Ezio Rainaldi – devono essere trasparenti, cioè fruibili dalla comunità allo scopo di ‘migliorare l’accessibilità e la qualità delle informazioni sui criteri di ricostruzione e di spesa per ripristinare la fiducia nelle istituzioni e aumentare l’efficienza della spesa pubblica’: così l’Ocse e, prima ancora, il ministro Barca; misure a beneficio di lavoro e occupazione sarebbero quanto mai auspicabili in luogo di destinazioni del tipo innovazione e ricerca, perché fondi di questa tipologia già esistono e non di rado sono rimasti non spesi e sono tornati indietro: incidere sul lavoro laddove si stanno usando misure di urgenza significa centrare l’obiettivo senza margine di rischio”.






