L’AQUILA – Varare presto la nuova legge sulle regole della ricostruzione, che chiarisca per sempre la natura pubblica o privata dei lavori di riparazione post-sisma delle chiese, per sbloccare i lavori alla cattedrale aquilana di San Massimo, fermi da 6 anni con l’erba che cresce sul pavimento del duomo dal tetto sfondato.

Questa la richiesta giunta dall’arcivescovo metropolita del capoluogo, monsignor Giuseppe Petrocchi, che stamattina, in occasione dell’incontro con la stampa per celebrare San Francesco di Sales, patrono dei cronisti (“anche se oggi è San Tommaso”, si è ironizzato dopo lo slittamento dell’evento), ha ‘vuotato il sacco’ sull’affaire-San Massimo dopo mesi e mesi di silenzio.

Lo sforzo comunicativo dell’arcivescovo, fin troppo tardivo, contribuisce a fare chiarezza sulla vicenda anche se rispetto al rimpallo di responsabilità tra la Curia e la direzione regionale per i Beni culturali, il Comune dell’Aquila e il governo in generale, a rimetterci sono sempre i cittadini che vedono 35 milioni di euro dell’aggregato privato bloccati e altri 10 per la parte pubblica della chiesa ugualmente fermi.

In tal senso il ‘padrone di casa’ dovrebbe e potrebbe fare ancora di più di quanto ha annunciato oggi.

All’evento ha preso parte anche Augusto Ippoliti, il presidente del Consorzio privato Sant’Emidio, “che è cosa altra dall’Arcidiocesi, che pure ne tiene la maggioranza, ma quando si vota per testa siamo in minoranza”, ha sottolineato l’arcivescovo.

Da lui una notizia importante. “Le leggi attuali ci consentono di partire stiamo per presentare la nuova configurazione del progetto e daremo la priorità all’istruttoria delle residenze, palazzo Arduini e palazzo De Nardis che sono abitazioni principali – ha svelato – Credo che per l’istruttoria ci vogliano 2-3 mesi, a quel punto, se il Comune avrà i fondi, siamo pronti a cantierizzare. A cascata anche le parti ecclesiastiche potranno partire fino ad arrivare alla Cattedrale, a quel punto mi auguro che la legge o qualcun altro ci chiarisca chi la deve ricostruire”.

L’aggregato privato, dopo il bando “della discordia” lanciato sul quotidiano economico Il Sole 24 Ore dal Consorzio Sant’Emidio, in un clima di polemiche, è stato vinto all’associazione temporanea d’imprese (Ati) composta da Sac Spa, Costruzioni Iannini Srl e Dp Restauri Srl.

Ippoliti ha smentito quanto affermato oggi ad AbruzzoWeb dall’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, ovvero che il progetto privato è fermo dal 2012 perché il Consorzio non ha presentato integrazioni richieste.

“Nel 2012 abbiamo consegnato il progetto, le integrazioni ce le hanno richieste a metà 2013, amministrative e non tecniche – risponde – Ci hanno chiesto di configurare il Consorzio in maniera non più unitaria, ma divisa in porzioni perché era sorto il dubbio su chi dovesse ricostruire la Cattedrale e questo voleva dire quasi ricominciare da capo”.

“NON VOGLIAMO APPALTI MA DIRE LA NOSTRA”

E proprio su questo tema, nel suo sfogo-fiume Petrocchi ha fissato dei paletti: la Curia non vuole appalti, ma vuole dire la sua sui lavori come proprietaria delle chiese, in modi che il legislatore dovrà decidere.

“Se l’autorità competente emana delle leggi le rispetteremo e faremo il possibile per dare il nostro contributo – ha assicurato – Sarebbe importante capire in quali luoghi e tavoli di concertazione potremo farlo in modo titolato e non per semplice concessione”.

Premesso questo, se si deciderà nella legge che i monumenti vanno ricostruiti con le regole degli appalti pubblici e non con la discrezionalità degli affidamenti privati, come voleva la Curia all’inizio, ci si adeguerà, ponendo fine ai tentativi di diventare stazione appaltante messi in atto durante l’era del vescovo ausiliare monsignor Giovanni D’Ercole con pressioni segrete al governo Letta poi svelate.

“Saremo rispettosi delle decisioni che verranno prese – è il nuovo orientamento – ma controlleremo che siano aderenti al tessuto sociale e al vissuto storico della realtà in cui viene applicata, perché c’è il rischio che la nuova possa non vestire bene la realtà dell’Aquila”.

L’attuale presule non ha nascosto, peraltro, i suoi dubbi sul concetto di chiese considerate pubbliche, ipotizzando l’impasse qualora due ditte diverse si trovino a lavorare ai due lati dello stesso muro, da un lato considerato privato e dall’altro pubblico in caso di alloggi confinanti a San Massimo, ma anche dal momento gli spazi privati ricostruiti non potranno essere abitati fino a quando non saranno conclusi anche i lavori, comprensibilmente più lenti, all’edificio sacro. Dubbi che, però, Petrocchi ha girato sempre al legislatore.

Sulla natura pubblica delle chiese, la sua convinzione è che esse siano “un patrimonio comune ma anche una proprietà privata e abbiamo obbligo di dire la nostra, questo non va considerato un privilegio, ma solo il voler tutelare un bene nostro, anche se appartiene a tutti. Di mira ho il bene comune e basta, il dialogo con tutti senza preclusioni di carattere ideologico”.

Motivando in qualche modo il suo lungo silenzio su questa spinosa vicenda, Petrocchi ha detto di aver condotto in questi mesi “un lavoro intenso e faticoso, non immediatamente visibile, e non ho parlato perché non mi piace entrare nel palcoscenico mediatico senza elementi solidi. Ho compiuto uno studio anche con personalità nazionali di fama giuridica per avere pareri – ha spiegato – Un approccio attento e critico a tutto l’apparato legislativo e situazioni già avviate”.

La risultanza degli approfondimenti del presule è che “viviamo una condizione normativa confusa. La fase dell’emergenza, attraverso le ordinanze, ha dato linee giuridiche vincolanti che hanno prodotto assetti mentre la fase successiva ha prodotto apparati giuridici che, secondo noi, non sono riusciti a traghettare quello che era stato attuato prima. Abbiamo disposizioni che collidono tra loro e che attivano conflitti con il rischio di ritardare all’infinito i lavori”.

L’arcivescovo ha anche fatto chiarezza sui contatti avuti con esponenti politici e governativi. “Abbiamo cercato dialogo con il governo centrale. Io e monsignor Valentinetti abbiamo incontrato il 29 aprile 2014 il sottosegretario Graziano Delrio in un lungo colloquio. Siamo stati accolti con cortesia e ascoltati. Abbiamo riportato il quadro con le problematiche e chiesto la nuova legge che mettesse ordine ed evitasse contrapposizione di spezzoni normativi, invocando anche tempi rapidi”.

“Ci sono stati diversi incontri in sede ministeriale con funzionari e, il 1° agosto, con il ministro Dario Franceschini, anche a lui abbiamo riportato la stessa urgenza, documentandola – ha proseguito – Abbiamo incontrato più volte Giovanni Legnini quando era sottosegretario, il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e ancora Aldo Mancurti, Fabrizio Magani, Paolo Aielli mentre non ho incontrato il nuovo sottosegretario Paola De Micheli e se potessi farlo lo farei volentieri. Anche il sindaco, Massimo Cialente, e l’assessore Pietro Di Stefano. Con loro c’è un rapporto onesto e leale, anche se su alcuni punti abbiamo prospettive diverse e legittime”.

I CONTI IN ROSSO DELLA CURIA

Tra gli altri temi caldi affrontati, l’arcivescovo ha parlato anche dei conti in rosso della Diocesi che, ha detto, “non ho quantizzato perché non è facile” anche se alcune stime parlano di 6 milioni di euro.

“Occorre assoluta trasparenza, i conti non devono essere monopolizzati da nessuno e un segno di fiducia in tal senso è la transitabilità dell’amministrazione – ha premesso – All’Aquila come a Latina ogni mese mi faccio consegnare un ‘floppy disk’ con i conti, facendolo rivedere da alcuni esperti della Cei per verificare se le nostre idee sono condivise”.

Sull’origine del buco, ha fatto notare che “l’arcidiocesi si è dissanguata perché ha adottato la logica di rispondere all’urgenza senza ricondurre ogni spesa alla possibilità. Il risanamento – ha aggiunto – avverrà attraverso l’adozione di metodologie amministrative rigorosissime che comportano anche dei tagli”, in tal senso Petrocchi ha parlato di possibile raggruppamento delle parrocche.

“Non sarebbe possibile galleggiare in questo mare mosso se non fossimo supportati dalla Cei, anche se questi aiuti non sono gratuiti ma prestiti”, ha concluso.