L’AQUILA – È scontro istituzionale tra l’Ater dell’Aquila e il provveditorato interregionale alle Opere pubbliche. Al centro della polemica, la ricostruzione pesante delle case popolari classificate “E” dopo il sisma del 6 aprile 2009.
Ad aver dato vita al vespaio è stata una sollecitazione dell’associazione Mia Casa d’Abruzzo tramite il suo rappresentante Pio Rapagnà, che ha chiesto al presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, e a tutti i gruppi consiliari di “invitare alla seduta straordinaria di martedì prossimo 28 maggio, e far intervenire i principali i soggetti interessati alla ricostruzione e i soggetti attuatori”.
A questa sollecitazione è giunta repentina la risposta del provveditorato, che ha reso noto che “i ritardi che si stanno verificando non dipendono assolutamente da noi, ma attengono al mancato completamento dell’istruttoria dei rispettivi progetti trasmessi all’istituto Ater dell’Aquila”.
Rapagnà, infatti, aveva spiegato quanto fosse importante capire “perché e per quali ostacoli e difficoltà non è ancora stata avviata la ‘ricostruzione pesante’ dell’edilizia residenziale pubblica e privata nonostante siano stati assegnati e resi disponibili 107 milioni di euro per gli interventi da effettuarsi sugli immobili di proprietà dell’Ater e 43 milioni per gli interventi da porre in essere sugli immobili di proprietà del Comune dell’Aquila e dei Comuni del ‘cratere’”.
Nel botta e risposta Mia Casa-provveditorato, quest’ultimo continua: “In alcuni casi specifici come quelli siti ai numeri civici 72 e 73 del quartiere di San Sisto, dopo la restituzione dei rispettivi progetti trasmessi dall’Ater il 30 luglio 2012 ai fini del completamento dell’istruttoria richiesta, è stato riscontrato che non è stata ancora data comunicazione al provveditorato dell’avvenuto deposito e conseguente autorizzazione sismica da parte del Genio civile, nonché dell’acquisizione del parere del Comune sugli interventi previsti e assicurazione sulla copertura finanziaria”.
Per questo, ha proseguito il provveditorato, “il 2 maggio scorso il provveditorato ha scritto all’Ater che ‘declina ogni responsabilità per i ritardi che si stanno accumulando, non dipendenti assolutamente da questo istituto, e che non consentono di dare rapida soluzione agli interventi di ripristino dell’efficienza degli edifici in argomento’”.
Ecco che si rende “necessario, come già richiesto dal Mia Casa al presidente della Regione Gianni Chiodi e al sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, la convocazione di un incontro di lavoro congiunto tra tutti i soggetti attuatori, con lo scopo di verificare e superare al più presto ogni e qualsiasi difficoltà causata dalla ‘filiera’ e dalle incertezze procedurali”.
“Dobbiamo essere messi nelle condizioni di avviare le procedure – continua la nota – È di fondamentale importanza perciò che la Regione Abruzzo, in collaborazione con il Governo nazionale, con le Province, con i Comuni, con tutti i soggetti attuatori della ricostruzione e gli enti pubblici e privati interessati, promuova, coordini e controlli direttamente le attuali fasi della ricostruzione, e coinvolga tutti gli interessati nelle iniziative, nei processi decisionali e di programmazione e nell’uso esemplare delle risorse messe a disposizione”.
Anche Piergiorgio Merli, amministratore unico dell’Ater di cui proprio ieri si sono apprese le dimissioni, conferma ad AbruzzoWeb quanto già affermato dall’ex parlamentare Rapagnà, “i fondi destinati per gli interventi sugli immobili di proprietà Ater sono 107 milioni di euro, mentre 43 milioni sono per gli interventi da porre in essere sugli immobili di proprietà del Comune di L’Aquila e dei Comuni del cratere, per un totale di 150 milioni”.
Una parte di questa somma, 29 milioni di euro, però, sarebbe già disponibile “ma in attesa della firma del Genio civile. Dopo di che potranno essere utilizzati”, conclude.





