L’AQUILA  – “Siamo in attesa che l’Agenzia sanitaria regionale e il Dipartimento Salute esprimano il loro parere,. È questioni di giorni. La Asl di Teramo sta completando il proprio lavoro per mettere a punto il documento finale”.

Interpellata da Abruzzoweb, l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, spesso al centro delle polemiche da parte dell’opposizione, tacciata di essere troppo indulgente nei confronti dei direttori generali delle Asl abruzzesi, piombati nella voragine del deficit, ammette di aver problemi con la Asl di Teramo. E poi annuncia la fumata bianca sulla estenuante partita dell’approvazione degli atti aziendali da parte delle quattro aziende sanitarie, propedeutici al riordino della rete ospedaliera.

Per il resto, la politica non intende entrare nella faccenda, demandando la responsabilità ai tecnici.

Questo al culmine di un grave ritardo accumulato dalla storica riforma approvata a fine 2019 e bloccata ormai da due anni, che prevede la razionalizzazione delle varie specialità e percorsi di emergenza, eliminando doppioni e con la prospettiva di rendere il servizio sanitario regionale più efficiente e anche meno costoso in un circolo virtuoso, in una Regione gravata da un pesante debito sanitario, stimato a 90 milioni di euro per il 2025, anche se i vertici politici e sanitari sperano in un disavanzo minore, grazie all’opera di risanamento e risparmio già messa in campo.

E come già rilevato da questa testata, Verì conferma che c’è un problema in particolare con la Asl di Teramo, diretta da Maurizio Di Giosia, che nel suo piano di riorganizzazione non avrebbe, come prescritto dal Piano elaborato dall’Agenzia sanitaria regionale, diretta dal medico aquilano Pierluigi Cosenza, razionalizzato e ricalibrato rispetto al nuovo assetto anche il comparto degli amministrativi.

Inadempienze registrate anche per quel che riguarda la Asl di Pescara, del dg Vero Michitelli, mentre invece i piani presentati dalle Asl dell’Aquila, del dg Paolo Costanzi, in carica da settembre, e di Chieti, del dg Mauro Palmieri, sarebbero pronti per l’ok.

A questo proposito Abruzzoweb ha contattato anche il direttore generale Di Giosia, che però, con tono irritato, si è limitato a rispondere, “siamo in attesa di una risposta dalla Regione a cui abbiamo consegnato gli atti, e non intendo aggiungere altro”. A non aver risposto invece Michitelli, per la Asl pescarese.

Ad ogni modo, rivela lo stesso assessore Verì, nei primi giorni della prossima settimana, probabilmente lunedì, ci sarà un’importante riunione, all’esito della quale potrebbe arrivare la fumata bianca.

E sarebbe una vera e propria svolta, un gran risultato, visto che le versioni dei piani aziendali inviati al dipartimento Sanità, guidato ora dal neo direttore Camillo Odio, e all’Asr, hanno subìto numerose bocciature con estenuanti tira e molla sulle richieste di integrazioni e modifiche.

E mentre alla fine le Asl dell’Aquila e Chieti si sono adeguate alle linee guida, la Asl di Pescara e soprattutto Teramo non hanno razionalizzato in base al nuovo assetto, le unità operative e amministrative, che anzi in alcuni casi sarebbero addirittura proliferate, contrariamente a quello che le linee guida impongono. Con  i dirigenti regionali chiamati a dare l’imprimatur non poco irritati, visto il tremendo sospetto che si sia voluto difendere postazioni terreno di caccia della politica, spesso assegnati senza bando, ma con lo scorrimento di vecchie graduatorie degli idonei attinti da vecchi concorsi.

Del resto, a remare contro la riforma sono i trasversali potentati politici  e i gruppi di interesse dentro la sanità che difendono con i denti le prerogative di ciascun ospedale nei rispettivi territori, se penalizzati dall’eliminazione di doppioni e sovrapposizioni, e dalla concentrazione delle risorse dove servono, senza disperderle in tanti rivoli.

Il clima politico resta intanto incandescente, e il dem Pierpaolo Pietrucci è tornato ieri ad attaccare sul ritardo di una riforma approvata in pompa magna a dicembre 2023 dal centrodestra di Marsilio e Verì, poco prima delle elezioni che hanno sancito la storica riconferma, sulla base di un documento messo a punto dall’Agenzia sanitaria regionale.

Pietrucci in particolare ha sottolineato che “sarebbe utile che le Asl ‘virtuose’ possano procedere con i loro atti aziendali senza dover attendere per le inadempienze altrui e senza inutili lacci burocratici”.

Si conferma intanto che la nuova rete ospedaliera non farà parte del Piano operativo sul contenimento della spesa da portare a Roma entro il prossimo 31 gennaio, come prevede l’emendamento alla legge di stabilità nazionale, con cui si spera di ridurre il quantum da accantonare per far fronte al debito della sanità nel bilancio regionale, e liberare così da subito, ma solo se ci sarà l’ok del Ministero  risorse preziose, già quest’anno, c’è chi prevede anche oltre 20 milioni di euro, per rimpinguare le varie voci taglieggiate nel bilancio lacrime e sangue approvato il 29 dicembre.

La nuova rete, messa a punto dalla squadra di esperti capitanata da Cosenza, prevede infatti quattro ospedali, quelli dell’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo, ovvero le città capoluogo, con funzioni di hub per le reti tempo dipendenti: la rete ictus, politrauma e trauma maggiore, rete emergenze cardiologiche estese, quattro ospedali di primo livello, che sono Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto e sei ospedali di base, a Ortona, Popoli, Penne, Atri, Giulianova e Sant’Omero, due presidi di area disagiata, sedi di pronto soccorso, a Castel di Sangro e Atessa.

Da localizzare invece ancora i due ospedali di secondo livello, non contemplati dal Piano, che saranno decisi entro il 2026, previsti dal decreto ministeriale 70, la famigerata legge Lorenzin del 2017: super nosocomi con tutte le specialistiche, ma con un bacino di utenza tra 600.000 e 1.200.000 abitanti. (f.t.)