TERAMO – Un passaggio si spera decisivo sulla vicenda incandescente degli atti aziendali propedeutici alla attuazione della riforma della rete ospedaliera approvati dall’Agenzia sanitaria regionale e dal dipartimento Sanità della Regione, per tre Asl su quattro, con la bocciatura di quella di Teramo: è il summit di oggi pomeriggio alle 15.30 a Pescara, nell’assessorato della Sanità.
Convocati in primis i quattro direttori generali, in primis Maurizio Di Giosia, per la Asl teramana, e Paolo Costanzi, per la Asl dell’Aquila, Vero Michitelli, per la Asl di Pescara, e Mauro Palmieri, per la Asl di Chieti.
E con loro il direttore dell’Asr, il medico aquilano Pierluigi Cosenza, e il neo direttore del dipartimento Sanità Camillo Odio: coloro che in piena sintonia, hanno bocciato gli atti aziendali della Asl teramana, in quanto in essi sono previsti la promozione da unità unità semplice dipartimentale a unità operativa complessa i reparti di malattie infettive dell’ospedale di Teramo, di chirurgia dell’ospedale Val Vibrata di Sant’Omero, cosa impossibile in base alle norme vigenti che fissano i bacini di utenza.
E lo scenario è quello della Asl di Teramo contro tutti, visto che la politica teramana si è schierata compatta con Di Giosia, che non intende fare passi indietro. Mentre nelle altre Asl e province tutti zitti.
A voler risolvere e anche in fretta il corto circuito che si è creato in primis il presidente della Regione, Marco Marsilio di Fdi, e l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, dopo che anche nel centrodestra, contro la bocciatura si è scatenata l’ira del fronte politico teramano, vedasi la nota di fuoco di Emiliano Di Matteo, capogruppo di Forza Italia, e Marilena Rossi, di FdI, del presidente della quinta commissione Sanità, Paolo Gatti, di Fdi anche lui, e che sostiene che in realtà nulla è stato deciso, come pure dall’altro versante la presa di posizione di Dino Pepe del Pd e del deputato di Azione, Giulio Cesare Sottanelli.
Ma per il resto, essendo materia molto tecnica, e a dir poco scivolosa, la politica, a cominciare da Marsilio e Verì, vogliono che siano i burocrati regionali a dipanare la matassa.
Intanto non sembra essere possibile che la scelta venga avocata al solo dipartimento, sperando che Odio sia più malleabile, esautorando l’Asr e il direttore Cosenza, che ha redatto con il suo team la nuova rete ospedaliera, approvata poi a dicembre 2023, presentata da Marsilio e Verì come una svolta epocale, con un nuovo assetto del chi fa cosa e dove, eliminando doppioni, a vantaggio di maggiore efficienza con meno costi, quando ancora non esplodeva il bubbone del debito sanitario.
La norma anche in questo caso è chiarissima: l’approvazione deve arrivare dall’intesa di Asr e Dipartimento, che del resto, leggi alla mano, non hanno potuto vare che dare il via libera solo agli atti aziendali delle Asl di Pescara, L’Aquila e Chieti. Ancor più disponibili e per così dire di manica larga, si vocifera a palazzo Silone, del dirigente del servizio Governance sistema sanitario del dipartimento, Antonio Forese, che aveva rilevato difetti e mancanze in tutti e quattro gli atti aziendali.
La partita è comunque complicata: senza l’ok al piano aziendale della Asl di Teramo la nuova rete ospedaliera nasce monca, e sarebbe ad esempio un paradosso, nella visione di insieme, potenziare il reparto malattie infettive di Teramo, quando già ne esiste uno di eccellenza all’Aquila di cui è primario Alessandro Grimaldi, già unità operativa complessa ed eccellenza nazionale che ogni anno conta oltre mille ricoveri, rispetto a 400 di Teramo. Una unita operativa complessa è anche a Pescara perché il bacino di utenza dell’Abruzzo di 1.2 milioni di abitanti ne prevede due.
C’è poi un altro aspetto che viene sottolineato, nelle scelte fieramente rivendicate da Di Giosia.
L’elevazione di un reparto a unità operativa complessa non è solo nominalistica e di blasone, ma riguarda anche modalità di assegnazione degli incarichi e le retribuzioni dei primari.
Nelle unità semplici gli incarichi di responsabilità gestione nei vari reparti li assegna il primario, dopo l’ok della Asl, a colleghi competenti in quel determinato campo.
Nell’unità semplice dipartimentale, l’incarico lo dà il capo dipartimento competente della Asl, in base alla valutazione di una commissione istituita ad hoc, e la scelta deve sempre ricadere in medici interni.
Nell’unità operativa complessa, per la scelta di un primario è previsto un concorso pubblico, aperto questa volta agli esterni. E le retribuzione, per chi diventa primario con un concorso pubblico, e superiore di circa 2milla euro.
Inoltre allargando lo sguardo, la politica delle altre tre province sospetta che Teramo voglia avvantaggiarsi sulla localizzazione dell’hub di secondo livello, il super ospedale con tutte le specializzazioni.
La legge di riordino della rete ospedaliera prevede che che la decisione sarà presa entro dicembre prossimo, ed essendo ancora in vigore il decreto 70, ovvero la famigerata legge Lorenzin del 2017, in base ai bacini di utenza in Abruzzo sono possibili solo due ospedali di secondo livello, uno sulla costa, quello di Pescara o quello di Chieti, e uno per l’Abruzzo interno: quello di Teramo oppure quello dell’Aquila.






