L’AQUILA  – “Mentre per le aziende sanitarie dell’Aquila, Chieti e Pescara a marzo è stato avviato il percorso per l’approvazione dei relativi atti aziendali, la provincia di Teramo sconta un grave e inaccettabile ritardo.
La bocciatura evidenzia una chiara disparità di trattamento e una gestione che tende a far ricadere le criticità del disavanzo sanitario regionale sul nostro territorio: è necessario che i rappresentanti del centrodestra teramano escano dal silenzio istituzionale e facciano valere le ragioni di un territorio che non può subire passivamente decisioni prese all’Aquila, a scapito dei servizi essenziali per i cittadini”.

La messa a terra della nuova rete ospedaliera, con una profonda revisione del chi fa cosa e come nei presidi sanitari abruzzesi, approvata dalla giunta di Marco Marsilio nell’oramai lontano dicembre 2023, è diventata oramai una partita più politica che tecnica.

Lo conferma la nota del consigliere regionale teramano del Partito democratico Dino Pepe, che si schiera apertamente con la Asl provinciale di Teramo, del dg Maurizio di Giosia.

Nel suo atto aziendale, ultimo passo per procedere concretamente alla riorganizzazione della rete sanitaria provinciale, Di Giosia aveva previsto le Unità operative complesse (Uoc) di Malattie infettive all’ospedale Mazzini di Teramo, e di Chirurgia generale all’Ospedale della Val Vibrata di Sant’Omero.

Ma l’Agenzia sanitaria regionale (Asr), diretta dal medico aquilano Pierluigi Cosenza, andato in pensione a marzo, ha bocciato ripetutamente l’atto aziendale, perché in base al decreto 70, la famigerata legge Lorenzin del 2015, che ha fissato i  bacini di utenza, e a caduta nella legge regionale del riordino della rete ospedaliera, non era infatti ammissibile  la Uoc di Malattie infettive all’ospedale Mazzini, perché ci sono già quelle dell’Aquila, di Pescara e di Chieti, con  quest’ultima che dovrà a regime essere dismessa.

Stesso discorso per la Uoc  di chirurgia generale di Sant’Omero: di questa tipologia in Abruzzo ce ne sono già  13, si è cioè al completo, e dunque la Asl di Teramo potrebbe al limite declassare quella di Atri per poter promuovere quella di Sant’Omero, ma non aggiungere, in base alla stessa normativa vigente, una quattordicesima Uoc.

Di Giosia suo malgrado su questa Uoc ha già fatto un passo indietro per la Uoc di malattie infettive, ma ha ancora mantenuto la Uoc di chirurgia a Sant’Omero.

Ora da marzo alla guida dell’Asr c’è Maurizio Brucchi, ex sindaco di Teramo, è stato fino al 20 marzo direttore sanitario della Asl teramana. Ma la situazione è rimasta immutata, l’atto aziendale teramano non è stato ancora approvato.

Invece, dopo che sono state apportate le modifiche richieste, non sostanziali, hanno finalmente avuto disco verde gli atti delle Asl dell’Aquila, di Chieti e di Pescara, inizialmente rimandate al mittente in particolare da Antonio Forese, dirigente del servizio Governance del dipartimento Sanità, diretto da Camillo Odio.

Da qui l’ira di Pepe, che rappresenta politicamente il territorio della Val Vibrata, e contesta con vigore le bocciature dell’Asr diretta da Cosenza, e accusa Brucchi, pur teramano, di non aver saputo invertire la rotta.

“In un momento così delicato per il futuro della sanità locale – dichiara Pepe – si avverte l’assenza di una presa di posizione ferma e coesa da parte dei consiglieri regionali di maggioranza eletti nella provincia di Teramo. Sembra che in giunta non ci siano teramani. A inizio anno il centro destra addossava le responsabilità della mancata approvazione dell’atto al dottor Pierluigi Cosenza, allora a capo dell’Agenzia Sanitaria Regionale, ma nulla è cambiato con la nomina a Direttore generale di Maurizio Brucchi”.

“I rilievi tecnici avanzati dall’ASR, orientati a una logica di mero contenimento della spesa per far fronte al disavanzo regionale, rischiano di tradursi nel ridimensionamento di strutture sanitarie strategiche. Per citarne alcune, presso il Presidio Ospedaliero “Mazzini” di Teramo si paventa la trasformazione del reparto di Malattie Infettive da Unità Operativa Complessa (UOC) a Unità Operativa Semplice Dipartimentale (UOSD) e presso l’Ospedale della Val Vibrata di Sant’Omero resta irrisolto il nodo della UOC di Chirurgia, un presidio fondamentale per un’area di confine che supporta anche un rilevante bacino d’utenza turistico e che ha già subito il declassamento del reparto di Ginecologia e Ostetricia”.

“Questi provvedimenti – spiega Pepe – non solo riducono la qualità dell’offerta assistenziale interna, ma rischiano di alimentare in modo esponenziale il fenomeno della mobilità passiva verso la vicina regione Marche, con un conseguente aggravio economico per le stesse casse regionali. Non è tollerabile che la provincia di Teramo debba pagare il prezzo più alto delle manovre di rientro finanziario”. Ancora oggi non riusciamo a capire le ragioni che portarono i consiglieri regionali del centrodestra di Teramo ad approvare la legge di riordino della rete ospedaliera (dicembre 2023). Fu una vera mattanza per la sanità teramana a favore di altri territori.

“Condivido appieno le preoccupazioni e l’azione di vigilanza portata avanti dai Sindaci di Teramo e Sant’Omero, Gianguido D’Alberto e Andrea Luzii. Le istituzioni locali hanno il dovere di difendere il diritto alla salute delle proprie comunità. Continuerò a portare questa discussione all’attenzione del Consiglio regionale affinché l’atto aziendale della Asl di Teramo venga approvato celermente, garantendo il mantenimento delle Unità Operative Complesse necessarie a garantire standard assistenziali dignitosi ed equi per tutta la cittadinanza», conclude il consigliere regionale.