L’AQUILA – Sbloccato, anche se la fumata bianca non è totale, l’impasse sulla riforma della rete ospedaliera abruzzese.
Tre Asl su quattro, dopo oltre due anni, hanno avuto il via libera sugli atti aziendali, strumenti propedeutici all’attuazione di una razionalizzazione nel pianeta sanità su cui il presidente, Marco Marsilio, di FdI, e l’assessore regionale al ramo Nicoletta Verì, ex Lega ora nella civica del governatore, puntano anche come strumento per contrastare il pesante debito: promosse le aziende sanitarie provinciali dell’Aquila, Chieti e Pescara che ora possono deliberare ed attuare concretamente.
Bocciata ancora una volta la Asl di Teramo guidata dall’esperto e attento dg, Maurizio Di Giosia, che aveva già approvato il suo documento, salvo poi dover fare marcia indietro davanti ai rilievi dei burocrati regionali.
I verdetti sono recentissimi, risalgono alle ultime ore, e sono stati messi nero su bianco dall’Agenzia sanitaria regionale diretta dal medico aquilano Pierluigi Cosenza, che ha seguito fin dall’inizio la riforma, sia nella complessa azione di condivisione con tecnici e politica, sia nella stesura e, soprattutto nell’indicazione delle linee guida a cui le aziende sanitarie con difficoltà si sono dovute attenere perché vincolanti essendo norma.
Ha messo il sigillo ai tre atti aziendali e alla bocciatura di Teramo anche il Dipartimento Sanità della Regione diretto da inizio anno dal capo dipartimento Camillo Odio.
Ma nonostante la fumata grigia, tensioni e contrapposizioni non sembrano finite a riprova della importante posta in palio: come si apprende da fonti politiche regionali i potentati medici e di settore, insieme ai campanili territoriali della politica, non avrebbero deposto le armi.
In questo quadro si inserisce la posizione della Asl di Teramo che ha dovuto incassare un’altra fumata nera perché non si adegua alle stringenti linee guida, insistendo nel voler trasformare in unità operative complesse l’unità operativa di malattie infettive dell’ospedale di Teramo e la chirurgia generale di Sant’Omero.
A renderlo noto, senza peli sulla lingua, a questa testata è lo stesso direttore dell’Asr, Cosenza, che ha validato gli atti aziendali, assieme al neo capo dipartimento Sanità della Regione, Odio.
Per Cosenza si tratta di svolta nell’estenuante partita dell’approvazione degli atti aziendali con cui le Asl devono mettere a terra la riforma della rete ospedaliera abruzzese, approvata a dicembre 2023 dal riconfermato, per la prima volta nella storia della Regione del centrodestra di Marsilio, e finora al palo nonostante sia stata presentata come epocale fin dal via libera del consiglio regionale e o poi presentata come fiore all’occhiello nel corso della campagna elettorale prima delle elezioni del marzo del 2024.
“Dopo varie difficoltà finalmente siamo arrivati alla conclusione dell’iter – spiega Cosenza -. Mi rendo conto delle problematiche in cui si sono imbattuti i direttori generali, perché c’erano delle situazioni esistenti già di fatto, che si sono dovute invece rivedere. Però alla fine abbiamo trovato la quadra. Nostro compito è far si che le bozze presentate dalle aziende sanitarie rispettassero quanto previsto dalla norma approvata nel 2023, e le sue linee guida, condivise per altro con il Ministero”.
Mentre Cosenza annuncia un primo risultato, Odio, raggiunto da AbruzzoWeb, si limita a commentare: “Stiamo lavorando per centrare in tempi brevi un risultato importante in piena e fruttuosa sinergia con tutte le realtà coinvolte”.
Per il resto, sulla vicenda si è registrata l’estrema riservatezza, sempre interpellata da questo giornale, l’assessore Verì, aveva anticipato che la situazione si stava sbloccando, con esito positivo imminente, confermando le criticità per la Asl di Teramo.
“Siamo in attesa che l’Agenzia sanitaria regionale e il Dipartimento Salute esprimano il loro parere,. È questioni di giorni. La Asl di Teramo sta completando il proprio lavoro per mettere a punto il documento finale”, aveva detto alla vigilia del passaggio decisivo di Asr e dipartimento.
Per il resto, la politica non intende entrare nella faccenda, demandando la responsabilità ai tecnici.
Ora dunque i tre direttori delle Asl promosse, Vero Michitelli, a Pescara, Paolo Costanzi, in carica da settembre, all’Aquila, Mauro Palmieri, a Chieti, possono approvare le rispettive delibere e procedere alla razionalizzazione delle varie specialità e percorsi di emergenza, eliminando doppioni e con la prospettiva di rendere il servizio sanitario regionale più efficiente e anche meno costoso in un circolo virtuoso, in una Regione gravata da un pesante debito sanitario, stimato a 90 milioni di euro per il 2025, anche se i vertici politici e sanitari sperano in un disavanzo minore, grazie all’opera di risanamento e risparmio già messa in campo.
Unica nota stonata resta dunque la Asl di Teramo del manager Di Giosia.
Conferma Cosenza: “La Asl di Teramo insiste a presentare proposte di atti aziendali nei quali figurano alcune unità operative complesse, che non possono esistere come tali, perché si sforerebbero i bacini d’utenza fissati per legge, per cui Teramo dovrà obbligatoriamente tornare indietro sui suoi passi, altrimenti da un punto di vista normativo il suo atto aziendale non potrà mai essere approvato, sempre che non cambino le leggi nazionali”.
Il problema, entrando nel dettaglio, riguarda l’unità operativa di malattie infettive dell’ospedale di Teramo e la chirurgia generale di Sant’Omero, che da semplici diventano complesse, con la conseguenza anche di una elevazione di rango dei dirigenti. Ma per l’Asr e il dipartimento regionale questo passaggio di categoria non può essere fatto, linee guida alla mano.
“Nella programmazione regionale, come da delibera di Giunta regionale, è previsto un determinato numero di unità operative complesse, e non si può sforare questo numero. Noi non abbiamo fatto altro che far rispettare la normativa. siamo del resto in una situazione in cui bisogna stare molto attenti al fattore economico, a causa, notoriamente del deficit”, insiste Cosenza.
L’interlocuzione dunque prosegue, e non è previsto un atto d’imperio da far valere sulla Asl teramana, come può essere un commissariamento per forzare l’adeguamenti del l’atto aziendale alle linee guida.
Ma intanto le tre Asl potranno, anzi dovranno, procedere alla riorganizzazione la quale, lo ricordiamo, prevede quattro ospedali, quelli dell’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo, ovvero le città capoluogo, con funzioni di hub per le reti tempo dipendenti: la rete ictus, politrauma e trauma maggiore, rete emergenze cardiologiche estese, quattro ospedali di primo livello, che sono Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto e sei ospedali di base, a Ortona, Popoli, Penne, Atri, Giulianova e Sant’Omero, due presidi di area disagiata, sedi di pronto soccorso, a Castel di Sangro e Atessa.
Da localizzare invece ancora i due ospedali di secondo livello, non contemplati dal Piano, che saranno decisi entro il 2026, previsti dal decreto ministeriale 70, la famigerata legge Lorenzin del 2017: super nosocomi con tutte le specialistiche, ma con un bacino di utenza tra 600.000 e 1.200.000 abitanti.
E i vantaggi, assicura Cosenza, saranno significativi: “essendo figlio di un unico regolamento regionale, il piano di riordino varrà per tutte le Asl, che non saranno per così dire quattro repubbliche a se stanti, ma avranno il medesimo approccio di erogazione delle prestazioni. Si avrà una rifunzionalizzazione della sanità regionale e logicamente anche dei risparmi nel momento in cui, a causa della carenza di fondi, è necessario in qualche maniera ottimizzare le risorse a disposizione”. (f.t.-b.s.)






