TERAMO – Garantire l’unità operativa complessa di malattie infettive all’ospedale di Teramo, con il passo indietro di “una delle altre tre Asl”, al fine di rispettare comunque i limiti invalicabili dei bacini di utenza fissati dalla Legge Lorenzin. La difesa a spada tratta anche dell’unità operativa complessa di chirurgia dell’ospedale Val Vibrata a Sant’Omero, come presidio di confine, necessario per frenare la mobilità passiva verso le Marche e il servizio a 200mila persone in estate.

Nel clima di polemiche, arriva la presa di posizione di un pezzo da novanta della politica teramana capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Emiliano Di Matteo, ex sindaco di Ancarano.

Prefigurando nell’intervista ad Abruzzoweb, una exit strategy nella scottante partita che riguarda l’atto aziendale della Asl di Teramo, a firma del dg Maurizio Di Giosia, che è stato respinto dall’Agenzia sanitaria regionale (Asr) del direttore Pierluigi Cosenza, e del dipartimento Sanità della Regione, guidato da Camillo Odio, proprio per la presenza delle due Uoc che ora sono Unità semplici dipartimentali.

Contro tale presa di posizione in questi giorni si è scagliata la politica teramana, in modo trasversale, compreso Di Matteo, dopo la chiamata alle armi del dg di Giosia.

Nel summit di lunedì scorso in Regione a Pescara, è stato stabilito che la Asl teramana deve ripresentare l’atto aziendale, e anche le altre tre Asl devono apportare aggiustamenti.

E tutta la partita, è stato stabilito, su diktat del presidente della Regione, Marco Marsilio, e dell’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, si doveva chiudere entro una settimana, ovvero oggi stesso, ma sugli esiti non si hanno ad ora informazioni.

Di Matteo non dice, per quanto riguarda le malattie infettive quale delle tre Asl deve rinunciare alla Uoc, tra gli ospedali dell’Aquila, di Pescara e di Chieti, ma si può supporre che la principale indiziata sia quello di Chieti.

Di Matteo però intanto implicitamente dà ragione a chi come Cosenza considera non eludibile il limite dei bacini di utenza, con conseguente impossibilità di aumentare oltre quello che è previsto dalla legge nazionale il numero delle Uoc  per varie discipline.

“Nella nuova rete ospedaliera che abbiamo approvato ne sono previste tre per l’intero Abruzzo, un’altra Asl che l’ha prevista nel proprio atto aziendale sarebbe disposta in qualche modo a farne a meno, nulla di ufficiale, non posso dire altro, ma è questo l’equilibrio che contiamo di trovare”, afferma Di Matteo.

Per poi spiegare la ratio della presa di posizione: “ricordo che siamo usciti faticosamente dalla terribile pandemia del covid 19, sappiamo tutti che le pandemie non sono comunque scongiurabili a priori e a prescindere anche il territorio teramano deve dotarsi di una struttura efficiente e di tutti gli strumenti utili per farvi fronte”.

Tiene poi a spiegare: “partiamo dalla premessa che l’atto aziendale della asl di Teramo non è stato bocciato”,  nel senso che non è una bocciatura definitiva, infatti sono state chieste delle modifiche, anche se un niet di Asr e dipartimento c’è comunque stato la trattativa è in corso, aggiungendo che “gli atti aziendali discendono da indirizzi politici che partono dalla norma sulla nuova rete ospedaliera, che devono trovare quindi un equilibrio nella concertazione, che infatti le singole Asl stanno facendo col Dipartimento della Sanità. Io credo che siamo fondamentalmente a buon punto e le questioni da dirimere sono molto meno di quelle ormai acquisite”:

Veniamo dunque alla Uoc di chirurgia.

“Di fronte alla mobilità passiva dall’Abruzzo verso le Marche, che ha cliniche private molto quotate ai nostri confini, l’unità operativa complessa della chirurgia dell’ospedale Val Vibrata di Sant’Omero è essenziale e strategica, perché tra l’altro i dati di quel reparto sono molto performanti e vanno proprio nella direzione da tutti auspicata del contrasto della fuga dei pazienti fuori regione. Sguarnire un reparto che già funziona bene, significa esporsi ad un aumento dei costi della mobilità passiva”.

Non va poi dimenticato che la Val Vibrata, “conta di soli residenti ormai ben più di 80.000 cittadini, che nel periodo estivo con le presenze turistiche triplicano abbondantemente, superando i 200 mila abitanti

Infine: “le chirurgie di periferia sono essenziali, perché la sola chirurgia dell’ospedale di Teramo non potrebbe far fronte a una domanda crescente. Stesso discorso vale ad esempio anche per la chirurgia di Atri, che drena i surplus di domanda che si registra nell’ospedale di Pescara”.