TERAMO – La Asl di Teramo ripresenti con urgenza gli atti aziendali propedeutici alla attuazione della riforma della rete ospedaliera, visto che l’ultima versione è dell’11 novembre, mai modificata nonostante i solleciti e le criticità evidenziate. Anche le altre tre Asl apportino gli aggiustamenti richiesti. E tutta la partita si deve chiudere entro una settimana.
Questo il sostanziale diktat formulato nel tavolo regionale di ieri pomeriggio a Pescara, a cui hanno preso parte l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, i quattro direttori generali Maurizio Di Giosia, per la Asl teramana, Paolo Costanzi, per la Asl dell’Aquila, Vero Michitelli, per la Asl di Pescara, Mauro Palmieri, per la Asl di Chieti, assieme ai rispettivi direttori sanitari e amministrativi, il direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, Pierluigi Cosenza, e il neo direttore del dipartimento Sanità, Camillo Odio, il dirigente del servizio Governance sistema sanitario del dipartimento, Antonio Forese. Il presidente della Regione, Marco Marsilio, che era al piano superiore della sede regionale, non ha preso parte all’incontro, ma c’erano per lui il capo di gabinetto, Stefano Cianciotta, e la responsabile della struttura di coordinamento e raccordo istituzionale del Presidente della Giunta Regionale, Simona Matergia.
Un tavolo il cui esito non è stato comunicato dall’ufficio stampa regionale, con bocce cucite sull’esito, ma che non è stato interlocutorio, in primis per il sostanziale diktat al dg della Asl di Teramo Di Giosia ad adeguare i suoi atti aziendali alle linee guida della legge regionale approvata a dicembre 2023, ancora inattuata che pur era stata presentata come una svolta epocale, con un nuovo assetto del chi fa cosa e dove, eliminando doppioni, a vantaggio di maggiore efficienza con meno costi, norma che ha recepito la riorganizzazione messa a punto dall’Asr.
La stessa Asr e il dipartimento Sanità hanno infatti già bocciato l’atto aziendale della Asl teramana, risalente a novembre e mai modificato nonostante un estenuante braccio di ferro, a differenza di quello delle altre tre Asl, perché in esso sono previste due unità operative complesse per i reparti di malattie infettive dell’ospedale di Teramo, e della chirurgia dell’ospedale Val Vibrata di Sant’Omero, cosa impossibile, a detta dei burocrati regionali, in base alle norme vigenti che fissano i bacini di utenza.
In particolare in base ai rilievi di Forese, anche le altre tre asl però dovranno comunque aggiustare in alcune parti, i loro atti aziendali.
La bocciatura dell’atto aziendale della Asl di Teramo ha provocato intanto una levata di scudi traversale da parte della politica teramana con prese di posizione dei consiglieri regionali Emiliano Di Matteo, capogruppo di Forza Italia, Marilena Rossi e Paolo Gatti, presidente della quinta commissione Sanità, di Dino Pepe del Pd e del deputato di Azione, Giulio Cesare Sottanelli.
Un motivo in più per Marsilio, per imporre tempi stretti per chiudere la partita, trovando un qualche modo una quadra. Del resto dalla realizzazione della nuova rete ospedaliera ci si attendono anche effetti benefici in termini di sostenibilità finanziaria della sanità abruzzese, gravata da un pesante deficit, per il 2025 calcolato, nelle più rosee delle previsioni a 90 milioni di euro.
Approvati definitivamente gli atti aziendali, le Asl potranno infatti procedere alla riorganizzazione, che prevede quattro ospedali, quelli dell’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo, con funzioni di hub per le reti tempo dipendenti: la rete ictus, politrauma e trauma maggiore, rete emergenze cardiologiche estese, quattro ospedali di primo livello, che sono Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto e sei ospedali di base, a Ortona, Popoli, Penne, Atri, Giulianova e Sant’Omero, due presidi di area disagiata, sedi di pronto soccorso, a Castel di Sangro e Atessa.
Da localizzare invece ancora i due ospedali di secondo livello, non contemplati dal Piano, che saranno decisi entro il 2026, previsti dal decreto ministeriale 70, la famigerata legge Lorenzin del 2017: super nosocomi con tutte le specialistiche, ma con un bacino di utenza tra 600.000 e 1.200.000 abitanti.






