L’AQUILA – L’economia del cratere sismico 2009, come quella dell’intero Paese subisce l’onda che non sarà a beve gittata della devastante crisi pandemica, eppure giacciono in qualche cassaforte la bellezza di 63 milioni di euro dei fondi Restart.
Quota parte parte del tesoretto 217 milioni di euro disponibili dal 2015, che equivalgono al 4% fondi pe la ricostruzione pubblica e privata, accantonato e dirottato a favore di imprese, cultura, turismo, ricerca e attività sociali. E di cui finora solo 83 milioni sono stati spesi, mentre per altri 75 i bandi sono in corso.
Quei 63 milioni sarebbero mai come ora preziosi, ma non sono stati nemmeno programmate, ovvero non c’è nemmeno un’idea, un progetto, su come spenderli e dunque nessun iter è stato avviato per fare un bando o un finanziamento diretto. Giacciono nel cassetto, mentre le impese chiudono, i paesi continuano a spopolarsi, e mentre con lo stop del blocco dei licenziamenti si prevedono in Abruzzo 12mila disoccupati in più.
In questo scenario, non è affatto scontato che ci sia un Restart due, quantificabile in 64 milioni di euro, ovvero il 4% dell’ulteriore miliardo e 600 milioni con il quale il governo bis di Giuseppe Conte ha rifinanziato la ricostruzione nell’autunno scorso. Fondi che a qualcuno potrebbe venire in mente di dirottare altrove, visto che nel cratere non non si stati ancora in grado di spendere tutti i soldi già in cassa.
Il dato emerge dalle tabelle del monitoraggio aggiornato della Struttura tecnica di missione (Stm), struttura della presidenza del consiglio dei ministri, “regista” del processo di ricostruzione 2009, da inizio maggio presieduta da Carlo Presenti che ha preso il posto di Fabrizio Curcio, andato a fare il capo della Protezione civile.
Da quando nel 2015 sotto il governo di Matteo Renzi è stato istituito il fondo con il decreto legge 78, del budget accantonato per Restart, 221 milioni, ne sono stati spesi e rendicontati 83 milioni, mentre 75 sono in fase di utilizzo, ovvero ci sono bandi in corso o iter preparatori al bando, e che saranno dunque prima o poi erogati. E appunto i 63 milioni giacenti in cassa.
Questa invece la filiera dell’utilizzo, o del mancato tale: a stabilire l’asse di intervento è il Comitato d’indirizzo, di cui fanno parte attualmente il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, l’assessore regionale con delega alla Ricostruzione, Guido Liris, entrambi di Fratelli d’Italia, il coordinatore dei sindaci di cratere, che è Rinaldo Seca, primo cittadino di centrosinistra di Castelli, in provincia di Teramo, che fa parte anche del cratere 2016. Sei gli assi di indirizzo possibili: “sistema imprenditoriale e produttivo”, “turismo e ambiente”, “cultura”, “alta formazione”, “ricerca e innovazione tecnologica” e “agenda digitale”. La Struttura tecnica di missione valuta la proposta, che poi viene definitivamente approvata dal Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipe), che sblocca i fondi con apposite delibere. A quel punto si possono fare i bandi, di cui sono stati soggetti attuatori finora Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti, la Regione Abruzzo e il Comune dell’Aquila. Possibili anche, per cifre più modeste, finanziamenti diretti e mirati, senza bando.
I fondi Restart ci sono quelli di Fare centro, per complessivi 20 milioni di euro. Come ha precisato a questa testata il rup Vincenzo Rivera, direttore dell’Ufficio speciale della Ricostruzione 2016, le pratiche in attesa sono 23 e non 40 come scritto da Abruzzoweb, e parte delle quali sono riferibili al recentissimo scorrimenti della graduatorie, di esse 12 sono in attesa di integrazioni, 11 in lavorazione tra cui 4 relative al recente scorrimento. Le richieste di saldo da parte delle 11 istruttorie che ancora vanno lavorate ammontano a 460.258 euro.
Della misura è soggetto attuatore la Regione Abruzzo, tramite il Dipartimento Affari della Presidenza, e dell’assessorato che fa capo a Guido Liris, che come detto ha la delega alla ricostruzione post-sisma. Con le istruttorie affidate in questo caso inizialmente alla società in house della Regione, Abruzzo engineering, a cui però non è stata rinnovata la convenzione a novembre scorso, e ripristinata solo da poche settimane.
Altra polemica è esplosa con i duri attacchi della deputata del Partito democratico, Stefania Pezzopane per il mancato utilizzo dei 10 milioni di euro per un altro dei bandi, finanziati dal 2018, con Restart, questa volta per l’accesso al credito delle imprese del cratere. Pezzopane è arrivata a chiedere l’intervento del presidente del Consiglio, Mario Draghi, e del ministro dello Sviluppo Economico, il leghista Giancarlo Giorgetti, “per scuotere dal torpore e dall’immobilismo la Giunta abruzzese”. Anche questo bando è infatti di competenza della Regione, attraverso la sua finanziaria Fira spa. L’assessore Liris ha ribattuto bollando come “pretestuosa” la polemica, assicurando che “l’erogazione dei finanziamenti avverrà in tempi brevi”, e che è “stato necessario ponderare accuratamente ogni decisione di impiego delle risorse, anche alla luce delle nuove esigenze sorte con l’emergenza pandemica”.
Va sottolineato che i fondi non erogati di Fare centro, e i 10 milioni del bando per l’accesso al credito, fanno parte dei 75 milioni in “itinere”, non nei 63 “giacenti”, visto che il bando è stato indetto, nel primo caso, oppure è in fase istruttoria, nel secondo caso.
Per avere contezza di quanto possono essere importanti i fondi Restart, in assenza di altre leve finanziarie, per il tessuto economico e sociale del cratere, giova ricordare infine come sono stati utilizzati gli 83 milioni finora spesi.
La partita più consistente è quella rappresentata dai 30 milioni di euro messi a disposizione di una serie di bandi gestiti da Invitalia, peri i grandi progetti di investimento nel cratere sismico, finanziati al 20%, con l’obbligo di creare un incremento dell’occupazione. Tra i beneficiari ricordiamo le imprese farmaceutiche dell’Aquila Sanofi Aventis e Dompè, la Chimica Bussi e, nel tecnopolo d’Abruzzo a L’aquila, Accord Phoenix, società operante nel settore del trattamento e smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici, che ha avuto però un avvio a dir poco tormentato, e Dante Labs, società all’avanguardia nel campo del sequenziamento del dna umano, che dà lavoro oggi a oltre 80 persone.
Ci sono poi 20 milioni di euro, con bandi ancora in corso, dunque non tutti spesi a causa anche dell’emerga coronavirus, per iniziative turistiche e che garantisce finanziamenti fino a 2oo mila euro.
Il citato bando Fare centro, che ha finora erogato fondi a 400 imprese circa.
I 12 milioni di euro per le iniziative culturali, a beneficio degli enti culturali che accedono al Fondo unico dell0 spettacolo, ma anche per le piccole realtà culturali e per singoli eventi e manifestazioni.
Ci sono stati poi finanziamenti diretti e senza bando, ad esempio i 4,6 milioni per il collegio d’Aragona, ovvero per i seicento posti letto distribuiti su 150 alloggi dislocati tra il centro e la periferia dell’Aquila, che andranno a arricchire ulteriormente la residenzialità studentesca cittadina, gestiti da una fondazione di cui fanno parte il Comune dell’Aquila, l’Università e il Gran Sasso Science Institute.
Finanziato con i fondi Restart anche il Piano urbano della mobilità (Pum) del Comune dell’Aquila e un progetto del Gran sasso science nell’ambito della ricerca scientifica.






