L’AQUILA – La parte in ferro della reliquia con il sangue di papa Wojtyla, rubata dalla Chiesa di San Pietro della Ienca (L’Aquila), è stata rinvenuta dalla squadra Mobile dell’Aquila nella sede del Ser.T., a Collemaggio.

Fermati due tossicodipendenti, si cerca un terzo.

Ora è caccia al pezzetto di stoffa intriso di sangue del pontefice polacco. Le ricerche della squadra mobile dell’Aquila sono guidate dal capo della mobile, Maurilio Grasso.

INTERROGATI I FERMATI, SI CERCA NELLE C.A.S.E. A TEMPERA

Il pm titolare dell’inchiesta sul furto della reliquia con il sangue di Papa Giovanni Paolo II, David Mancini, sta interrogando le due persone fermate perché sospettate di aver preso l’oggetto sacro, insieme a una croce, nella notte tra sabato e domenica nella chiesa di San Pietro della Ienca (L’Aquila) alle falde del Gran Sasso, zona frequentata da Karol Wojtyla nel corso del suo pontificato.

Dopo il ritrovamento presso il Servizio tossicodipendenze (Sert) dell’ospedale del capoluogo della parte in ferro che avvolge la reliquia, si sta cercando il pezzetto di stoffa intriso di sangue del pontefice polacco anche nelle abitazioni dei due fermati, entrambi tossicodipendenti.

In particolare, si cerca negli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. della frazione aquilana di Tempera, segnatamente nei garage. (alb.or.)

FERMATA UNA TERZA PERSONA

È stata fermata anche la terza persona che, secondo carabinieri e polizia, insieme ad altri due, avrebbe messo a segno il furto della reliquia con il sangue di Papa Giovanni Paolo II e di una croce, nella notte tra sabato e domenica scorsi, nella chiesa di San Pietro della Ienca (L’Aquila) alle falde del Gran Sasso, montagna cara al pontefice polacco, che spesso vi veniva a passeggiare, meditare e anche a sciare.

Sono intanto serrate le indagini dei carabinieri e della polizia per ritrovare il pezzo di stoffa con il sangue del Beato, visto che finora è stata ritrovata la parte in ferro della reliquia, oltre che la croce.

In particolare sono in corso battute nella zona di Collemaggio, dove nei pressi del Servizio per le tossicodipendenze (Sert) è stata ritrovata la parte della reliquia; negli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. di Tempera, abitazione di uno dei tre; infine, nelle zone che stanno indicando i tre personaggi che sono ancora sotto interrogatorio da parte del pm titolare dell’inchiesta, David Mancini.

LADRI GIOVANI, NON AVEVANO CAPITO IL VALORE

Secondo quanto riferito agli investigatori, i tre non avrebbero compreso la gravità del loro furto, e anche il valore religioso della reliquia, tant’è vero che avrebbero buttato il pezzo di stoffa dopo aver rotto la custodia: di qui le difficoltà di carabinieri e polizia nel ritrovare il prezioso oggetto sacro.

Sempre secondo quanto appreso, non si tratterebbe di un furto su commissione, ma i tre, che sono giovanissimi, due dei quali aquilani, l’altro italiano, anche se di origini sudamericane, avrebbero agito per poi rivendere la refurtiva.

Due dei tre hanno precedenti per reati contro il patrimonio e avrebbero problemi legati alla droga. Il pm Mancini, dopo l’interrogatorio, deve decidere se ci sono i presupposti per l’arresto alla luce del fatto che gli elementi legati al furto potrebbero anche sfociare in una denuncia a piede libero.

TROVATO TERZO PEZZO A TEMPERA

Un terzo pezzo della reliquia di Papa Giovanni Paolo II è stato trovato a casa di uno dei tre indagati fermati dalla polizia di Stato.

Lo conferma ad AbruzzoWeb il dirigente della squadra Mobile, Maurilio Grasso.

La parte è stata trovata in un alloggio antisismico del progetto C.a.s.e. della frazione di Tempera. (m.gal.)

I GIOVANI DENUNCIATI A PIEDE LIBERO

Dopo essere stati fermati e interrogati a lungo, i tre giovani accusati del furto sacrilego della reliquia di Giovanni Paolo II sono stati denunciati per furto e rimessi in libertà.

La procura della Repubblica non ha ritenuto che vi fossero elementi sufficienti per l’arresto, avendo i tre collaborato nell’indicazione del posto dove si sono liberati del pezzo di stoffa con il sangue del papa polacco, e non esistendo pericoli di fuga.

Domani le ricerche si concentreranno intorno al progetto C.a.s.e. di Tempera, dove abita uno dei tre e dove hanno dichiarato di essersi liberati della reliquia.ù

RICERCHE SOSPESE PER IL BUIO

Sono state sospese per il sopraggiungere dell’oscurità e riprenderanno domattina le battute di polizia e carabinieri alla ricerca del tessuto con il sangue di Papa Giovanni Paolo II, gettato dai tre giovani autori del furto della reliquia del Beato, portata via insieme a una croce nella notte tra sabato e domenica dalla chiesa di San Pietro della Ienca (L’Aquila), alle falde del Gran Sasso.

I tre giovani, ancora sotto interrogatorio, hanno rotto l’oggetto sacro mantenendo solo la teca in ferro e liberandosi della parte più preziosa, non capendo il valore della stessa.

Alla ripresa delle ricerche domani all’Aquila arriveranno poliziotti della Scientifica che utilizzeranno l’Erp, strumento sofisticato in grado di rilevare tessuti umani. La battuta sarà concentrata sui luoghi indicati dagli stessi giovani.

Sempre domani, conferenza stampa in Questura, alle 11, del pm titolare dell’inchiesta, David Mancini, alla presenza dei Carabinieri che hanno condotto le indagini da domenica scorsa, per fornire dettagli sulla ricostruzione dei fatti.

Per quanto riguarda la posizione dei tre giovani, sono ancora in corso valutazioni sul fermo oppure la denuncia a piede libero.

IL PROCURATORE: “SINTONIA TRA MAGISTRATURA E VARIE FORZE DELL’ORDINE”

Il procuratore della Repubblica dell’Aquila, Fausto Cardella, si è complimentato con il questore Vittorio Rizzi per il brillante esito dell’attività info-investigativa che ha portato in tarda mattinata a ritrovare il crocefisso e la teca che conteneva la reliquia di Papa Giovanni Paolo II, custoditi presso il santuario di San Pietro della Ienca.

“Un così significativo risultato – ha detto il procuratore – si deve all’ottimo lavoro degli investigatori della squadra Mobile aquilana, e al coordinamento informativo tra gli organi investigativi impegnati nelle indagini”.

Per Cardella, “la riuscita dell’operazione è la conferma della sintonia che c’è all’Aquila tra la Magistratura e i Servizi di polizia giudiziaria, e devo complimentarmi con il sostituto procuratore David Mancini  per l’ottimo di lavoro di coordinamento delle indagini che hanno consentito alla Polizia di Stato e all’Arma dei Carabinieri di fare piena luce sui fatti”.

IL QUESTORE: “RISPOSTA IMMEDIATA A FURTO OFFENSIVO”

Il questore dell’Aquila, Vittorio Rizzi, si è complimentato con gli investigatori impegnati nelle indagini sul furto della teca che conteneva la reliquia di Papa Giovanni Paolo II, custoditi presso il Santuario di San Pietro della Ienca.

“Una risposta così immediata a un furto che ha offeso le coscienze dei cittadini aquilani è stata resa possibile grazie al serrato lavoro della Magistratura e degli investigatori della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri”, ha detto.

“Il costante lavoro di intelligence svolto dagli inquirenti ha consentito di sviluppare in pochissimi giorni un’attività investigativa mirata e coordinata che ha portato a fare piena luce su quanto accaduto – ha proseguito Rizzi – Un sincero plauso va al dottor Maurilio Grasso e al personale tutto della Squadra Mobile che ha, ancora una volta, svolto un eccellente lavoro investigativo”.

CONFERMATA LA PISTA LOCALE INIZIALE

La soluzione del caso ha confermato il fatto che i carabinieri, che hanno condotto dall’inizio le indagini, avessero imboccato la pista giusta.

Infatti, pur non tralasciando alcuna ipotesi investigativa e indagando a 360 gradi, l’attenzione maggiore è stata rivolta all’ipotesi di una banda locale di balordi che non conoscevano il reale valore dell’oggetto sacro.

Non a caso, il giorno dopo la scoperta del furto, i militari dell’Arma, coordinati dal comandante provinciale, il colonnello Savino Guarino, hanno promosso una battuta con 50 militari per setacciare la zona intorno alla chiesetta, convinti che i ladri avessero potuto abbandonare lì la refurtiva.

Comunque tra le due forze dell’ordine c’è stata massima collaborazione, tanto che domani, alla conferenza stampa convocata in questura, saranno presenti anche i carabinieri, oltre al pm titolare dell’inchiesta David Mancini.

IL FURTO

Il furto sacrilego è avvenuto nella chiesa di San Pietro della Ienca qualche giorno fa.

Si tratta di una delle tre reliquie che esistono al mondo con il sangue del pontefice polacco che sarà santificato nel prossimo mese di aprile.

Il reliquario che era alla Ienca è un minuscolo pezzo di stoffa dell’abito che il pontefice indossava il 13 maggio 1981 quando, in piazza San Pietro, durante un’udienza generale, subì l’attentato da parte di Mehmet Ali Agca, killer professionista turco.