L’AQUILA – Dopo essere stati fermati e interrogati a lungo, i tre giovani accusati del furto sacrilego della reliquia di Giovanni Paolo II sono stati denunciati per furto e rimessi in libertà.
La procura della Repubblica non ha ritenuto che vi fossero elementi sufficienti per l’arresto, avendo i tre collaborato nell’indicazione del posto dove si sono liberati del pezzo di stoffa con il sangue del papa polacco, e non esistendo pericoli di fuga.
Domani le ricerche si concentreranno intorno al progetto C.a.s.e. di Tempera, dove abita uno dei tre e dove hanno dichiarato di essersi liberati della reliquia.ù
RICERCHE SOSPESE PER IL BUIO
Sono state sospese per il sopraggiungere dell’oscurità e riprenderanno domattina le battute di polizia e carabinieri alla ricerca del tessuto con il sangue di Papa Giovanni Paolo II, gettato dai tre giovani autori del furto della reliquia del Beato, portata via insieme a una croce nella notte tra sabato e domenica dalla chiesa di San Pietro della Ienca (L’Aquila), alle falde del Gran Sasso.
I tre giovani, ancora sotto interrogatorio, hanno rotto l’oggetto sacro mantenendo solo la teca in ferro e liberandosi della parte più preziosa, non capendo il valore della stessa.
Alla ripresa delle ricerche domani all’Aquila arriveranno poliziotti della Scientifica che utilizzeranno l’Erp, strumento sofisticato in grado di rilevare tessuti umani. La battuta sarà concentrata sui luoghi indicati dagli stessi giovani.
Sempre domani, conferenza stampa in Questura, alle 11, del pm titolare dell’inchiesta, Davide Mancini, alla presenza dei Carabinieri che hanno condotto le indagini da domenica scorsa, per fornire dettagli sulla ricostruzione dei fatti.
Per quanto riguarda la posizione dei tre giovani, sono ancora in corso valutazioni sul fermo oppure la denuncia a piede libero.
IL PROCURATORE: “SINTONIA TRA MAGISTRATURA E VARIE FORZE DELL’ORDINE”
Il procuratore della Repubblica dell’Aquila, Fausto Cardella, si è complimentato con il questore Vittorio Rizzi per il brillante esito dell’attività info-investigativa che ha portato in tarda mattinata a ritrovare il crocefisso e la teca che conteneva la reliquia di Papa Giovanni Paolo II, custoditi presso il santuario di San Pietro della Ienca.
“Un così significativo risultato – ha detto il procuratore – si deve all’ottimo lavoro degli investigatori della squadra Mobile aquilana, e al coordinamento informativo tra gli organi investigativi impegnati nelle indagini”.
Per Cardella, “la riuscita dell’operazione è la conferma della sintonia che c’è all’Aquila tra la Magistratura e i Servizi di polizia giudiziaria, e devo complimentarmi con il sostituto procuratore David Mancini per l’ottimo di lavoro di coordinamento delle indagini che hanno consentito alla Polizia di Stato e all’Arma dei Carabinieri di fare piena luce sui fatti”.
IL QUESTORE: “RISPOSTA IMMEDIATA A FURTO OFFENSIVO”
Il questore dell’Aquila, Vittorio Rizzi, si è complimentato con gli investigatori impegnati nelle indagini sul furto della teca che conteneva la reliquia di Papa Giovanni Paolo II, custoditi presso il Santuario di San Pietro della Ienca.
“Una risposta così immediata a un furto che ha offeso le coscienze dei cittadini aquilani è stata resa possibile grazie al serrato lavoro della Magistratura e degli investigatori della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri”, ha detto.
“Il costante lavoro di intelligence svolto dagli inquirenti ha consentito di sviluppare in pochissimi giorni un’attività investigativa mirata e coordinata che ha portato a fare piena luce su quanto accaduto – ha proseguito Rizzi – Un sincero plauso va al dottor Maurilio Grasso e al personale tutto della Squadra Mobile che ha, ancora una volta, svolto un eccellente lavoro investigativo”.
CONFERMATA LA PISTA LOCALE INIZIALE
La soluzione del caso ha confermato il fatto che i carabinieri, che hanno condotto dall’inizio le indagini, avessero imboccato la pista giusta.
Infatti, pur non tralasciando alcuna ipotesi investigativa e indagando a 360 gradi, l’attenzione maggiore è stata rivolta all’ipotesi di una banda locale di balordi che non conoscevano il reale valore dell’oggetto sacro.
Non a caso, il giorno dopo la scoperta del furto, i militari dell’Arma, coordinati dal comandante provinciale, il colonnello Savino Guarino, hanno promosso una battuta con 50 militari per setacciare la zona intorno alla chiesetta, convinti che i ladri avessero potuto abbandonare lì la refurtiva.
Comunque tra le due forze dell’ordine c’è stata massima collaborazione, tanto che domani, alla conferenza stampa convocata in questura, saranno presenti anche i carabinieri, oltre al pm titolare dell’inchiesta David Mancini.






