L’AQUILA – Con “un capolavoro di disordine, di distrazione e anche di sciatteria nella condotta istituzionale”, la Regione “ha dimenticato di certificare” i progetti di ricerca biomedica di durata triennale, dal valore stimato dai 3 ai 4 milioni di euro, presentati dai ricercatori del sistema sanitario pubblico abruzzese, portando così alla loro esclusione da un bando nazionale che metteva a disposizione ben 100 milioni di euro complessivi.
Sfoderando il suo migliore e affilato armamentario retorico, il deputato del Partito democratico Luciano D’Alfonso, ex presidente della Regione, ha denunciato in una interrogazione a palazzo Montecitorio, a cui ha risposto in aula il sottosegretario sottosegretario di Stato per la Salute, Marcello Gemmato, di Fratelli d’Italia, il caso di tre progetti di ricerca presentati dagli operatori del servizio sanitario regionale, esclusi dalla graduatoria finale approvata il 28 ottobre del bando “Ricerca finalizzata 2021” del Ministero della salute.
Il bando era stato aperto, per la presentazione dei progetti, dal 4 gennaio al 13 gennaio 2022, e si è ora già nella fase di attivazione delle convenzioni, a beneficio dei 261 progetti di ricerca ammessi al finanziamento, per complessivi 100 milioni di euro. Solo una parte delle 905 proposte prevenute e ritenute non sufficientemente valide, alla luce della valutazione scientifica, secondo il sistema della peer review, in particolare da parte di due revisori internazionali.
Questo è avvenuto, ha incalzato in aula D’Alfonso, e come ha confermato lo stesso Gemmato “a causa di un pregiudizievole inadempimento dell’ente Regione Abruzzo destinatario istituzionale dei progetti presentati. Tutti i progetti sono stati infatti esclusi in quanto non certificati secondo le modalità e nei termini del bando”.
Una accusa diretta, insomma, in particolare agli uffici che fanno capo all’assessore alla Salute Nicoletta Verì, della Lega.
Ha dunque incalzato D’Alfonso. “l’assenza dei progetti pubblicati lede al sistema sanitario regionale, nonché all’intelligenza che hanno dedicato il loro tempo e la loro fatica per lavorare al meglio sui progetti”. E risulta anche compromessa “l’immagine e la serietà scientifica della Regione Abruzzo, nei confronti delle istituzioni extra regionali che si sono aggregate nella progettazione con operatori regionali. E che di conseguenza sono state pregiudicati da questa scelta.
Nella sua interrogazione D’Alfonso chiede dunque, quali iniziative il Ministero della Salute, intende “adottare per evitare che situazioni distrazioni istituzionali come quella in cui sarebbe incorsa la regione Abruzzo possano per giudicare il lavoro di operatori ricercatori”, e ancora “quali iniziative si prevede di porre in essere per facilitare il rilascio di certificazione necessaria ai fini del finanziamento”.
Infine, “se si possa consentire ai soggetti che hanno presentato le iniziative, di recuperare eventuali inadempienze della regione Abruzzo”.
Ha poi annunciato, per porre rimedio all’esclusione, la necessità “di organizzare un recupero non solo in sede amministrativa di confronto, diciamo, dialettico tra la comunità degli operatori, la regione e il Ministero”, ma anche di essere intenzionato ad agire anche “in sede di giurisdizione, perché non è vero che una risposta di salute ad una domanda di salute è la stessa cosa se c’è o non c’è la ricerca da parte di operatori impegnati nella ricerca finalizzata”.
Il sottosegretario Gemmato, dopo aver riassunto la complessa procedura per accedere al bando, e vedersi riconosciuto il prezioso finanziamento, ha confermato che “la Regione Abruzzo, in fase di presentazione della letter of intent, ha provveduto – come previsto – a certificare le proposte progettuali, ma in fase di presentazione della proposta completa non ha invece provveduto alla certificazione delle stesse”, in violazione dell’iter previsto dal bando.
In particolare, “la Regione ha presentato inizialmente quattro progetti, di cui uno è stato escluso
mentre gli altri tre, per i quali è stata inviata la scrittura completa dei progetti, sono rimasti da
certificare. Pertanto, la regione, non avendo completato la procedura prevista dal bando, non
ha permesso al Ministero della Salute di prendere in carico i progetti di ricerca proposti al fine
della loro ammissione alla successiva fase di valutazione da parte dei revisori internazionali”.
Rispondendo dunque ai quesiti del deputato D’Alfonso, Gemmato, si è in sostanza limitato ad affermare che “sulla questione il Ministero sta ponendo in essere tutti gli ulteriori approfondimenti del caso”.
Nella replica D’Alfonso si è detto soddisfatto, nonostante che la risposta del ministero dica in soldoni che “non riesce a risolvere il problema”, e ha espresso però solidarietà nei confronti del Sottosegretario, che “è stato costretto a ricostruire un capolavoro di disordine, di distrazione e anche di sciatteria nella condotta istituzionale”.
Ha dunque affondato altri colpi “La regione Abruzzo su questa vicenda ha dimostrato il disinteresse nei confronti della comunità degli operatori sanitari”, in quanto ha ricordato che il bando del Ministero della Salute “puntava a implementare, incrementare le risorse, le competenze e le bravure componendo anche la dimensione della ricerca scientifica”, e ha invitato al ministro di trovare per il futuro, “un meccanismo che impedisca che la regione si distragga, che abbia una condotta disinteressata, contrariante, addirittura di disistima nei confronti della
ricerca scientifica”.







