L’AQUILA – “Un atto di garbo istituzionale, in prossimità della scadenza del mandato”. “Una decisione grottesca e illecita”.

Sulla vicenda dei 21 dirigenti regionali prorogati per solo un anno, invece dei canonici tre, si scatena lo scontro politico tra il presidente vicario Giovanni Lolli, e il consigliere di Forza Italia Mauro Febbo.

In attesa delle mosse del sindacato dei dirigenti Direr, che fonti interne danno sul piede di guerra. 

Il caso è scoppiato con la delibera di giunta approvata ieri, attesa da 21 dirigenti, un terzo del totale, a fine contratto il 19 luglio scorso, dopo una mini proroga di 40 giorni,  e che erano certi  di essere confermati con tutti i crismi per tre anni, come avvenuto a primavera con i capo-dipartimenti, e con altri dirigenti. 

E invece è stata approvata, nell’ultimo giorno utile, una delibera che prevede una seconda proroga, fino al 19 luglio 2019, comprensiva dunque anche del mese già trascorso. 

Il Direr, nella riunione  che ha preceduto la riunione di giunta, aveva espresso tutta la sua contrarietà, ed è ora pronto a dare battaglia, lamentando che la decisione della Giunta non è affatto in linea con quello che stabiliscono le norme che disciplinano il pubblico impiego, compresa la recente riforma del ministro Marianna Madia. 

Lolli però risponde per le rime invitando ad esercitare una lettura opposta della decisione presa.

“La proroga dei dirigenti stabilita dalla Giunta regionale, è un atto legittimo – scrive Lolli – , lungamente ponderato e soprattutto di grande responsabilità istituzionale. Non è sembrato opportuno a questo esecutivo rinnovare per tre anni il contratto di questi dirigenti, pari a un terzo del totale, in prossimità della scadenza del mandato e in presenza di una necessità da tutti condivisa di riorganizzare la macrostruttura regionale”. 

E aggiunge Lolli: “sarebbe stato semplice accontentare tali figure apicali assecondandone le richieste a fine legislatura: si sarebbe sicuramente guadagnato il loro consenso.  Invece abbiamo preferito avere riguardo per l’interesse generale e rispetto per coloro che governeranno la Regione Abruzzo nel prossimo futuro, si tratta quindi di un atto di garbo istituzionale. Va ricordato che l’adozione della delibera è stata preceduta da un incontro con i sindacati, nel quale sono emersi i tanti risultati raggiunti negli ultimi due anni in materia di gestione delle risorse umane”. 

Lancia invece bordate il consigliere Febbo.

E’ una decisione che meglio aiuta a caratterizzare e dimostrare quanto sia grottesca l’azione di governo di questo esecutivo regionale. E se buffa e bizzarra sembra la decisione, lo è ancor di più la motivazione, ovvero l’esistenza di ‘un’esigenza di continuità amministrativa poichè sono in corso programmi e progetti dei quali è necessario assicurare il completamento per il raggiungimento di obiettivi di indirizzo e gestione'”.
“Una motivazione che strappa sorrisi amari ed incredulità considerando che arriva dopo aver accumulato ritardi su ritardi nella gestione e nella spesa dei fondi comunitari Fse, Fesr e Feasr, tanto da portare all’immobilismo una intera regione fanalino di coda per spesa ed indici di efficienza, dopo aver attuato il 19 luglio scorso una mini proroga per soli 40 giorni degli stessi contratti per la stessa motivazione, dopo che il capo-dipartimento Risorse e organizzazione, Fabrizio Bernardini, aveva predisposto l’avviso a cui i 22 dirigenti hanno dovuto rispondere con le loro candidature, con una conseguente distrazione di risorse umane, accentuazione della burocrazia e perdita di tempo”.

“Anziché recuperare tempo – continua Febbo – la Giunta di centrosinistra ha preferito farne perdere di ulteriore ai dirigenti che non hanno visto riconosciuto neppure un loro diritto. È la prova evidente che non vi sia né una programmazione nè una strategia. È la certificazione di un fallimento dell’azione amministrativa di un esecutivo incapace persino di programmare il fabbisogno di personale a soli 3 anni”.

“Non da ultimo va sottolineata  -conclude Febbo – una diversità di trattamento per altri dirigenti, per loro l’incarico è stato conferito sì per 3 anni, che hanno ricevuto l’investitura a fine aprile. Chissà cosa abbiano fatto loro per maritarsi un trattamento diverso e particolareggiato… Se per i più l’incarico cesserà con la fine del mandato in quanto dipendenti interni della Regione, ciò non sarà per il direttore generale della Regione Abruzzo, Vincenzo Rivera. Il cosiddetto ‘duchino’, premiato oltremodo per la sua ‘appartenenza’ al Pd, che secondo una recente sentenza pronunciata dal giudice del lavoro dell’Aquila parrebbe abbia ricevuto incarichi senza requisiti, tanto da far condannare la Regione Abruzzo ad un maxi risarcimento, continuerà ad avere un rapporto lavorativo con la Regione Abruzzo anche oltre”.