L’AQUILA – “D’Alfonso non capisce le esigenze e le ragioni di tutte le aree interne che si stanno spopolando, non solo L’Aquila, e intanto la legge sul capoluogo è ferma al palo”.

La lite sarà anche acqua passata, ma Pierpaolo Pietrucci, entrando nel merito, non risparmia certo critiche al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, anzi.

Resta saldo nella contestazione di un metodo che, in fondo, in questo anno e mezzo abbondante ha portato a numerose burrasche nella maggioranza di centrosinistra che pure aveva prevalso in modo netto alle elezioni del 2014.

“Abbiamo comunità che si spopolano e presìdi sociali che vengono meno – rimarca Pietrucci – L’ex ministro Fabrizio Barca ha detto che c’è bisogno di coesione sociale e che si ottiene solo attraverso i presìdi come farmacie, poste, scuole, che invece cominciano a chiudere. Ci riempiamo la bocca con i borghi ricostruiti, ma se non ci sono servizi e non ci vive nessuno a che serve? Ci vengano a vivere loro”.

Pietrucci rivendica, in questi mesi, di aver svolto “una politica pensando a tutto il territorio. Per me Cesaproba di Montereale ha le stesse esigenze di Tottea e Crognaleto, prima di attuare delle misure è necessario capire – prosegue insistendo sul summit – Ora ci dobbiamo confrontare su un tavolo e ristabilire la linea programmatica”.

Fin qui il “retroterra” della crisi, ma l’esplosione di Pietrucci è arrivata sul masterplan che, sottolinea più volte, “ha diversi problemi”.

“Sono stati dati fondi per i bacini sciistici: 40 milioni all’Alto Sangro, 25 a Passo Lanciano e Maielletta, benissimo, ma non esiste che nel ‘vangelo economico’ dei prossimi anni della Regione non siano state inserite le montagne aquilane e teramane, sistemi turistici integrati del Gran Sasso, Campo Felice e Ovindoli”.

Ancora, “ci sono 52 milioni per il bike to coast a fronte di 0 euro per le piste ciclabili dell’ambito aquilano, che era stato chiesto con forza, visto che la Regione è capofila di un progetto realizzato dagli aquilani con i fondi propri”.

“In più – continua – c’è la vicenda infrastrutturale: l’aeroporto di Preturo non è stato minimamente considerato a fronte degli investimenti, pure giusti, 40 milioni, su quello di Pescara, senza contare i fondi per la società di gestione Saga”.

Pietrucci chiarisce che lo scalo aquilano “poteva essere considerato per la protezione civile, non confliggente ma complementare a quello pescarese, interconnesso con l’interporto di Avezzano per essere un polo di riferimento dell’Italia centrale”.

Questo sistema tutto dedicato alla protezione civile, per il consigliere dem, che è anche presidente della seconda commissione consiliare (Territorio), “poteva essere la prima costola per sperare che un ministero potesse distaccare la sua sede all’Aquila, che ha un grande patrimonio immobiliare pubblico e che consentirebbe di risparmiare ingenti fitti passivi: invece, niente”.

C’è poi la legge sull’Aquila capoluogo ferma a un palo, annunciata da D’Alfonso già in campagna elettorale, presentata tra squilli di trombe e pari polemiche con il presidente proponente e Pietrucci firmatario, dopodiché non se n’è saputo più nulla.

“Mi ha incitato a proporre una legge, anche con delle modifiche, perché è partita in un modo e arrivata in altro, ma che portava risorse vere, addizionali, di 1 milione l’anno, ma ora è tutto fermo – accusa Pietrucci – Ha portato avanti la Saga e altre ragioni e per queste battaglie si è impegnato in riunioni di maggioranza. La stessa ‘care’ (cura, attenzione, ndr) non c’è stata per le vicende dell’ambito aquilano”.

Ancora un altro punto di contestazione è la cultura, “c’è la mancanza di un referente e di una delega vera a qualche assessore, e inoltre servirebbe una compensazione dei fondi dati a pioggia ad altri enti culturali. Insomma – conclude – L’Aquila ha bisogno di essere sostenuta in ottica regionale, c’è necessità di una visione strategica”.