L’AQUILA – Si rivolge alle persone tra i 16 e i 40 anni che, per motivi vari, non hanno ottenuto il diploma di scuola media superiore, il progetto di legge per l’istituzione del corso triennale per operatori agricoli, presentato dal consigliere della Regione Abruzzo Leandro Bracco, di Sinistra italiana.

Lo scopo della proposta di legge è aprire nuove opportunità di lavoro alle donne e agli uomini che vedono proprio nel settore agricolo un possibile impiego lavorativo.

“Si tratta di riscoprire un mestiere antico che, comunque, richiede una base di cultura perché non ci si improvvisa agricoltori – spiega Bracco ad AbruzzoWeb – In ogni lavoro, dal più semplice al più importante, serve una preparazione, una base di studio, di impegno”.

“Non solo per i ragazzi, quindi, ma anche per persone che si ritrovano a 30 o 40 anni senza un lavoro, l’idea è di cavalcare il dato positivo occupazionale del settore agricolo che, negli ultimi 5 anni, ha fatto registrare percentuali di crescita importanti e in netta controtendenza rispetto all’andamento nazionale”.

Dati Istat positivi che mostrano, infatti, un +29% di assunzioni nel 2013 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con gli occupati in agricoltura che, secondo i dati riportati dall’Istituto di statistica, sono passati da 17 mila a 22 mila in un anno, anche grazie alle produzioni stagionali come olio e vino. 

Bracco è il promotore unico di questo progetto di legge che intende “puntare su quella che può essere per l’immediato futuro un’integrazione di primo livello nel settore occupazionale. L’agricoltura non intesa come 80 anni fa, prendere la zappa in mano e andare nei campi, ma studiare, approfondire, fare innovazione nelle tecniche di coltivazione”.

“I numeri Istat mi confortano e mi auguro che l’Abruzzo dimostri di avere tutte le carte in regola affinché questa nuova attività lavorativa prenda finalmente piede – continua poi – Non ci manca nulla, a livello di eccellenze enogastronomiche né a livello di territori. Su 10.831 chilometri quadrati della nostra regione alcune migliaia sono terreni coltivati e coltivabili. Più si incentiva questa attività e più nel medio e lungo termine si possono ottenere risultati invidiabili”, afferma ancora il consigliere.

Entrando nel dettaglio della proposta, il corso di formazione triennale per ottenere la qualifica, regionale ma valida a livello nazionale, di operatore agricolo avrebbe come oggetto di studio “quella attività umana che consiste nella coltivazione delle specie vegetali” si legge nel testo del progetto di legge.

Un corso di studi che, in base a quanto stabilito nel 2005 dalla riforma scolastica Moratti, può oltretutto aprire la strada all’iscrizione universitaria, perché l’attestato rilasciato dagli istituti professionali ha valenza di diploma di scuola secondaria.

Il progetto pilota potrebbe interessare inizialmente alcuni istituti professionali di stato, come lo storico istituto agrario di Alanno (Pescara) selezionati nelle quattro province, per poi essere eventualmente esteso. 

Questo anche sulla base della copertura finanziaria disponibile, attualmente individuata in 140 mila euro per ogni anno di programmazione, da ripartire a livello regionale.

“Fondi già stanziati, visto che la Corte dei Conti ha bacchettato più volte l’attività legislativa della regione nel senso che non si possono quantificare gli oneri di una legge senza dati specifici, e questa cifra è stata individuata studiando quanti professori dovrebbero entrare a far parte di questo percorso di studi, il tutto moltiplicato ovviamente per le quattro realtà provinciali – rimarca ancora il consigliere, iscritto al gruppo misto all’Emiciclo – Quindi è un calcolo fatto in maniera estremamente precisa”.

Bracco aggiunge che “la copertura finanziaria deriva dalla riscossione delle tasse automobilistiche arretrate, dovute dai cittadini. Si tratta di maggiori entrate che non erano previste fino a pochi mesi fa e che ora invece si ritrovano nel bilancio regionale ed è stato possibile utilizzare a copertura del progetto per il 2016”.

Per il 2017 e il 2018 la copertura deriverebbe dalla riduzione di spese di gestione della macchina amministrativa, ovvero da tagli al sistema amministrativo che ogni anno vengono previsti per ottimizzare la macchina burocratica e ridurre gli sprechi. 

Incentivare il ritorno alla terra, dunque, anche in un’ottica di conservazione e tutela ambientale. 

Le recenti vicende dello sversamento di veleni nei fiumi e nel mare, l’arsenico presente a livelli elevati, le discariche abusive di Bussi e della val Pescara, i “continui stupri cui il territorio è stato sottoposto nel corso degli anni, rendono necessario un ritorno non solo alla lavorazione della terra intesa come semplice produzione, ma soprattutto alla cura, alla conoscenza, al rispetto e alla tutela dell’ambiente. Credo che se si investisse su questa proposta anche a livello di difesa del suolo, i disastri provocati ogni anno dal clima sempre più irregolare, potrebbero essere sempre meno e sempre meno distruttivi” è la riflessione conclusiva di Bracco.