L’AQUILA – “I dirigenti regionali sono troppi, vanno ridotti di numero e, dunque, non si capisce perché si scorporino direzioni e si creino white list con bandi illegittimi da cui attingere, per di più a discrezione, figure apicali”.
La denuncia ad AbruzzoWeb non arriva da un cittadino esasperato dalla burocrazia e dai costi della politica, ma da Pierluigi Caputi, dirigente regionale e neo segretario regionale del Direr, la Federazione nazionale dei dirigenti e dei quadri direttivi.
L’attrito crescente tra sindacati e Giunta regionale, tra alti burocrati e potere politico, insomma, nasce dal malessere dovuto alle difficoltà che sta incontrando la revolution della macchina burocratica varata nell’estate 2014 dalla nuova amministrazione di centrosinistra e dal governatore, Luciano D’Alfonso.
Riforma che ha avuto un andamento contraddittorio: prima ha rimescolato le carte per ridurre le direzioni, da 10 a 7, e per snellire la tecnostruttura. Ora sembra andare in direzione opposta, cercando di nuovamente di aumentare le caselle dirigenziali e anche il numero dei dipartimenti, e di conseguenza dei relativi capi di dipartimento.
Forse perché, questo il sospetto tremendo del sindacato di categoria, alla politica servono più caselle da riempire, più appetibili poltrone da distribuire a discrezione e che valgono 100 mila euro l’una di stipendio all’anno.
A tal proposito con una nota molto dura, il Direr ha criticato il conferimento dell’incarico di dirigente del servizio Bilancio a Rosaria Ciancaione, proveniente dal Comune di Roseto, con il sospetto che l’assunzione nasca dall’esigenza di “rimuovere incompatibilità rispetto a legittime aspirazioni politiche della neo assunta e favorirne la candidabilità nell’Ente da cui proviene”. Ciancaione potrebbe essere infatti candidata sindaco a Roseto.
Per dirla con i numeri: i dirigenti oggi di ruolo sono 55, i posti vacanti sono ancora 30, ricoperti oggi ad interim dai dirigenti in servizio. Vacanti, però, solo in teoria, perché non si ha nessuna certezza della copertura economica.
Dei 30 posti, 7 o 8 si presume dovranno essere occupati dai dirigenti provenienti dalle Province, a seguito della legge di riordino che le ha ridimensionate in ruolo e finzioni come già riportato da questo giornale.
Resterebbero 22 caselle. Davanti a questo scenario ci sarebbe una pressione politica per reperire in qualche modo le risorse e riempire tutte le caselle. Il Direr ritiene al contrario che una decina di posti dirigenziali possano essere tranquillamente soppressi, e i servizi accorpati, visto che l’urgenza di dirigenti riguarda 3 o 4 settori e non di più.
Primo concreto terreno di scontro, il famigerato bando del 7 settembre scorso, a cui hanno risposto in 2.000 da tutta Italia, per 30 posti da dirigente, i posti come detto vacanti. I candidati saranno selezionati con comparazione dei curriculum e una buona dose di discrezionalità dalla Giunta regionale.
Inoltre, ha confermato il direttore generale, Cristina Gerardis, saranno inseriti in una sorta di graduatoria da cui attingere in futuro, quando si libereranno posti e ci saranno le dotazioni finanziarie adeguate.
Il Direr ha impugnato il bando al Tribunale amministrativo regionale, che si esprimerà il 3 dicembre prossimo, in quanto, si argomenta, esso prevede una selezione discrezionale, e non è stato stabilito nemmeno quanti siano effettivamente in posti in palio.
In realtà quasi nessuno, si aggiunge, perché, come visto, si dovrà dare priorità ai dirigenti provenienti dalla Province, che hanno vinto regolare concorso pubblico per titoli ed esami.
Al di là dell’aspetto formale, c’è ne è però uno di sostanza in questa contrarietà: non serve una white list, una riserva indiana’ di 30 aspiranti dirigenti.
“Questo bando – spiega a tal proposito Caputi – rischia di diventare una porta aperta per consentire l’ingresso di personale scelto a discrezione dalla classe politica. Ritengo inammissibile un generico elenco di persone da cui scegliere senza alcun riferimento al confronto dei curriculum degli stessi, e voglio a tal proposito ricordare che ci sono sentenze della Corte dei Conti che dicono chiaramente che, per l’ammissione alla pubblica amministrazione, serve una commissione valutatrice terza, esterna, e non può essere la Giunta regionale, ovvero la politica, a scegliere i dirigenti”.
Per Caputi è un falso problema quello di coprire anche in futuro i posti vacanti.
“Dieci servizi possono essere soppressi senza problema e accorpati – spiega infatti – I servizi dove c’è l’urgenza di un dirigente si contano sulle dita di una mano. Le disfunzionalità sono dovute, semmai, all’organizzazione territoriale: in particolare i settori Cultura e Agricoltura sono sparsi in vari centri abruzzesi e in alcuni casi anche il personale è insufficiente. Il problema non è la mancanza di un dirigente esclusivo, visto che, anche ad interim, i servizi sono oggi diretti in modo ottimale”.
Ergo, per risolvere il problema dei posti vacanti, basta accorpare i servizi, e valorizzare le risorse interne, asserisce il sindacato.
“In Regione operano anche bravissimi funzionari, che sono il motore reale della macchina amministrativa: prima di avvalersi di un dirigente esterno, si potrebbe pensare a un loro percorso di valorizzazione e promozione a posizioni dirigenziali”, insiste Caputi.
La politica regionale sembra andare, però, in una direzione opposta, quella della moltiplicazione dei posti apicali. Il numero complessivo dei dirigenti è, del resto, importante, anche perché il 10 per cento di essi può essere esterno, a chiamata diretta.
Teoricamente sono 8-9 caselle, di cui però 7 sono già occupate.E su questa disponibilità di posti da distribuire si costruiscono le carriere politiche, si tengono unite le coalizioni, si rendono digeribili, i rimpasti di Giunta.
Una conferma arriva dallo scorporamento, a un livello ancora più alto, di uno dei sette dipartimenti, quello dei Trasporti e Turismo, detenuto da Giancarlo Zappacosta, con cui, tra l‘altro, il presidente D’Alfonso sembra non abbia un rapporto idilliaco.
Il sospetto è che il dipartimento nuovo di zecca dei Trasporti serva a piazzare qualche nome eccellente e invece gradito.
“Non siamo contrari in linea di principio a questo scorporamento – osserva Caputi – , anche se comporterà un aggravio dei costi. In effetti il settore trasporti, con la nascita della società unica Tua, diventa molto strategico”.
Il sindacato però non capisce “perché la stessa esigenza non si applichi ad altri dipartimenti, ancora più grandi e impegnativi, come ad esempio quello della Salute e welfare”.






