L’AQUILA – Rispetto al debito complessivo del Paese,  e dell’ Abruzzo, 106 mila euro sono bruscolini, ma è pur sempre un esborso che, con maggiore accortezza, da parte della  Regione, ci si poteva anche risparmiare. 

Sono i soldi che ora l’Ente, ovvero i cittadini, come impone una sentenza del Tribunale dell’Aquila, dovrà versare come risarcimento a l’avvocato Giuliano Grossi, ex difensore civico, nominato dal consiglio regionale ai tempi del centordestra di Gianni Chiodi, con il voto a maggioranza  avvenuto nella seduta dell’ottobre 2009. 

Nomina illegittima, è stato poi accertato, perché il consiglio non era stato convocato entro i termini di legge, e così Grossi ha dovuto lasciare il posto, nel febbraio 2012, all’avvocato Nicola Sisti, che già ricopriva quell’incarico dal 2004. 

Ultimo atto, questa sentenza, di una lunga vicenda giudiziaria, passata alla storia come la disfida dei difensori civici. 

Prima di entrare nel merito della decisione del giudice Monica Croci, è dunque necessario ripercorrere brevemente la vicenda. 

Il difensore civico Grossi, come detto, è stato nominato a maggioranza nel consiglio regionale del 5 ottobre 2009, prendendo il posto dell’avvocato Sisti, in carica dal 5 ottobre 2004 e che puntava alla riconferma. 

Subito Sisti ha impugnato la nomina, in quanto il consiglio regionale non era stato convocato venti giorni prima, come impone la legge, dunque entro il 15 settembre, bensi’ il 17 settembre, con due giorni di ritardo. Inoltre non era stata comunicata ai capigruppo in consiglio regionale i curricula dei candidati, non c’era stata insomma una vera comparazione. 

Essendo nulla, “non avvenuta”, la nomina di Grossi, Sisti ha chiesto di tornare al suo posto, in quanto la legge prevede, in questi casi, il rinnovo tacito del difensore civico fino a quel momento in carica. 

Il Tar ha dato ragione a Sisti con una sentenza del febbraio 2011, confermata poi dal Consiglio di Stato nel gennaio 2012. 

A quel punto Grossi, che sarebbe pututo rimanere in carica cinque anni, ovvero fino a ottobre 2014 ha dovuto lasciare, o meglio restituire il posto a Sisti a febbraio 2012, che lo ha ricoperto fino all’aprile 2016, a sua volta sostituto a fine mandato, questa volta senza errori e illegittimità dall’avvocato Fabrizio Di Carlo. 

La vicenda però non si è certo chiusa qui: Grossi si è rivolto al Tribunale dell’Aquila e a sua volta ha fatto causa alla Regione Abruzzo, considerandola responsabile della sua nomina avvenuta senza tutti i crismi, e pertanto revocata, e ha chiesto un risarcimento commisurato alla perdita dell’indennità di carica di difensore civico regionale, pari ad 4.108 mensili, per il periodo da febbraio 2012 ad ottobre 2014, per un importo complessivo di 131.455, oltre interessi. E ancora il risarcimento di 69.600 euro relativo alla mancata nomina di coordinatore di staff del sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia, da giugno 2010 a novembre 2012, a cui aveva dovuto rinunciare proprio per la nomina regionale. E infine quasi 39 mila euro per mancati incassi nella sua attività professionale privata da avvocato. In totale oltre 240 mila euro più interessi. 

I legali della Regione hanno però respinto le pretese di Grossi, sostenendo che la regione non aveva colpe di quanto accaduto sulla nomina a causa “dell’incertezza della normativa e della ragionevole ammissibilità di diverse interpretazioni di essa, in mancanza di univoci orientamenti giurisprudenziali”. E comunque Grossi, eventualmente “avrebbe dovuto immediatamente riconoscere l’errore ascritto alla Regione”, visto che da esperto avvocato, ambiva a fare il difensore civico dello stesso ente. I legali della Regione hanno infine considerato immotivate le richieste di risarcimento relativo al mancato incarico al Comune di Pescara, e ai mancati introiti del suo studio legale. 

Il Tribunale alla fine ha dato ragione a Grossi, pur non riconoscendogli l’intera somma da risarcire, ma solo 103 mila euro circa, più interessi. Ovvero sono state riconosciute solo le mensilità che Grossi avrebbe percepito conservando la carica da difensore civico fino alla naturale scadenza, 32 mensilità pari complessivamente a 131.455,36, ridotte però di 25.541 euro che aveva guadagnato, nel periodo in cui era difensore civico, con la sua attività privata da avvocato. 

“La scarsa chiarezza della disciplina regionale – scrive nella sentenza il giudice – avrebbe dovuto indurre l’Ente ad adottare un atteggiamento prudenziale e quindi a fissare la convocazione adottando, tra le due possibili interpretazioni circa il dies a quo di decorrenza del mandato quinquennale del difensore civico in carica, quella più “antica”, ponendosi così al riparo da eventuali rischi di illegittimità del proprio operato. E’ in tale mancanza di prudenza nel determinare la propria condotta che va rinvenuto il profilo di colpa della Regione”. 

Inoltre non si può affermare che Grossi fosse consapevole dall’illegittimità della sua nomina. Tanto è vero che, spiegail giudice,  ha rinunciato all’incarico al Comune di Pescara, a dimostrazione della “sua genuina e certamente ben meditata convinzione in ordine alla legittimità della nomina ricevuta”. Filippo Tronca