L’AQUILA – “Ho saputo dire dei no, ed è forse per questo che la procura mi ha messo sotto scorta. Non ho fatto gli interessi delle lobby e dei gruppi di potere, che vogliono persone più malleabili e le vanno cercando nel centrosinistra”.
Cosi il presidente della Regione Gianni Chiodi, che il 25 maggio si ricandida alla presidenza a capo della coalizione di centrodestra e che oggi, dopo aver visitato palazzo Cappa, uno dei primi, e dei pochi edifici, ricostruiti del centro storico dell’Aquila, ha partecipato al Ridotto del teatro comunale alla manifestazione elettorale a sostegno del candidato aquilano di Forza Italia Gianfanco Giuliante, già assessore alla Protezione civile.
Appellandosi agli abruzzesi che aderiscono al primo partito, quello dell’astensionismo, Chiodi ribadisce i punti fermi della sua campagna elettorale.
“Meritiamo la fiducia perché abbiamo ben governato, trasformato una regione canaglia in una regione virtuosa, che ha i costi della politica più bassi in Italia, ha saputo risanare il debito enorme della sanità, e che ora avrà le risorse da investire per la crescita, per far fronte al dramma della disoccupazione che anche in Abruzzo è alta, ma meno della media nazionale. Siamo gli unici ad aver ridotto le tasse per due anni consecutivi – aggiunge – e le misure che abbiamo adottato hanno aiutato decine di migliaia di famiglie nel mezzo di una crisi peggiore di quella del 1929”.
Anche perché, ragiona Chiodi, l’alternativa sarebbe “votare il centrosinistra che quando ha avuto la possibilità di governare ha inguaiato l’Abruzzo, vi ricordate Borghezio quando diceva che la nostra regione era un peso per l’Italia?”. E cita come prova il libro di Alan Friedman Ammazziamo il gattopardo, dove l’Abruzzo, cinque anni è stato lui a governare, è citato tra le cinque regioni virtuose d’Italia. Chiodi definisce poi L’Aquila “la mia città d’adozione, che ho vissuto intensamente, stando vicino alle persone dopo il terremoto”.
E anche Giuliante, come ovvio, si propone come il candidato forte della sua città.
“Come dice il mio slogan elettorale bisogna ‘saper ascoltare’ la gente, e poi bisogna saper ‘alzare la voce’. Non è possibile fare politica in modo genuflesso, rinunciando alle reazioni necessarie per non farsi nemici, e per quieto vivere. Io quando si è trattato di battere i pugni sul tavolo per il bene della mia città, l’ho fatto”, rivendica.
E aggiunge Giuliante che “L’Aquila resta la priorità anche nella prossima legislatura, perché è ancora una città bloccata, dal punto di vista psicologico. Ma ancora oggi quello che stiamo ricostruendo, lo facciamo grazie a quanto ha finanziato Silvio Berlusconi nella fase dell’emergenza”.
Giuliante non si aspetta una telefonata o un collegamento in video conferenza dal presidente Berlusconi, ma non ne fa un dramma: “Le telefonate in diretta non appartengono alla mia tradizione politica. Sono sicuro, però, che Berlusconi, nei limiti in cui è costretto, farà comunque una campagna elettorale stupefacente”.
L’assessore uscente smentisce infine l’attendibilità dei sondaggi, che danno il cadiato del centrosinistra Luciano D’Alfonso in vantaggio.
“Il vento in poppa alle ultime elezioni provinciali ce l’aveva anche la candidata Stefania Pezzopane, i risultati però poi sono stati diversi, e sono stati smentiti tutti i sondaggi”.






