L’AQUILA – In un centrodestra rimasto unica coalizione senza candidato ufficiale, dopo la discesa in campo nel centrosinistra dell’ex vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, si inasprisce la “guerra” tra Forza Italia e Fratelli d’Italia.
A mettere in crisi la coalizione, a qualche giorno, se non a qualche ora, dalla scelta definitiva del candidato alla presidenza, è l’ultimo argomento di discordia e tensione, solo l’ultimo di una lunga serie, che mette in crisi la maggioranza nel capoluogo di Regione e mina la compattezza della squadra per le regionali nelle quali parte favorita dai pronostici: il caso L’Aquila che coinvolge il sindaco meloniano, Pierluigi Biondi, il vice sindaco azzurro Guido Liris, vice coordinatore forzista, e gran parte consiglieri ed assessori aquilani berlusconiani, i “ribelli”, tutti insieme contro il deputato eletto nel collegio dell’Aquila, Antonio Martino, attraverso il defenestramento dell’assessore di Forza Italia Annalisa Di Stefano.
Dopo alcuni giorni di riflessione oggi anche il coordinatore regionale forzista e senatore, Nazario Pagano, scende in campo in difesa del suo numero due Martino, accusando frontalmente Biondi “che ha ritenuto di dover accantonare l’assessore Di Stefano, con una decisione che viene respinta al mittente come esempio di una politica intollerante e incapace di rapportarsi ai problemi in maniera serena e costruttiva, sbrigativamente orientata verso la rappresaglia”.
Vista la situazione non sta dando per ora frutti la mediazione tra gli altri del senatore di centrodestra eletto nel collegio L’Aquila – Teramo, Gaetano Quagliariello.
L’uscita di Pagano potrebbe anche sfociare in provvedimenti nei confonti dei forzisti che si sono schierati contro Martino e con il sindaco, in particolare il vice sindaco e vice coordinatore regionale azzurro Guido Liris, leader aquilano da un decennio, accostato a Fratelli d’Italia, dopo la rottura con lo stesso Pagano con l’accusa di favorire il consigliere regionale uscente marsicano Emilio Iampieri, nella imminente corsa a palazzo dell’Emiciclo.
Lo scontro ha anche un profondo signficato politico riferito alle regionali in programma tra soli due mesi: infatti, Biondi è il primo sponsor del senatore romano di origini abruzzesi Marco Marsilio, il prescelto di Fratelli d’Italia, partito al quale il tavolo nazionale ha affidato l’Abruzzo nell’ambito della ripartizione delle regioni al voto nel 2019, come candidato alla presidenza per la coalizione, mentre Forza Italia, con in testa Pagano e Martino hanno posto da sempre uni veto irremovibile.
Il caso L’Aquila alimentato dal braccio di ferro di gran parte dei dirigenti aquilani, è scoppiato dopo il congelamento, in attesa di un chiarimento, delle deleghe da parte del sindaco Biondi, nei confonti del bravo assessore comunale al Bilancio Di Stefano, per aver rotto il rapporto di fiducia partecipando ad una conferenza stampa tenuta martedì scorso dal deputato abruzzese eletto in provincia dell’Aquila Martino, neo commissario aquilano, che ha definito “psichedelica” la candidatura alla presidenza della Regione di Biondi, poi la fallita.
Una decisione che ha provocato la reazione, durissima, di Martino, che ha parlato “di atto di grave ostilità nei confonti dei Fi da parte di uno squadrista”, invitando il primo cittadino a tornare “a fare l’impiegato al Comune di Ocre”.
La rissa tra il sindaco e il numero due azzurro in Abruzzo, due personaggi tra cui non corre buon sangue fin dalla candidatura alle politiche del 4 marzo scorso, ha messo in crisi l’amministrazione comunale aquilana, ma anche minato la compattezza del centrodestra in vista delle elezioni regionale del 10 febbraio prossimo: una tensione nata nell’ambito della crisi in seno a Forza Italia aquilana dopo la rottura dei rapporti da parte di Liris con Pagano, con il vice sindaco che ha ordinato di marinare la conferenza stampa galeotta di martedì scorso, alla quale hanno partecipato solo la Di Stefano e il presidente del Consiglio comunale, Roberto Tinari, guarda caso due possibili candidati alle regionali in competizione con Liris.
Il vice sindaco, oggi insieme al capogruppo in consiglio comunale, il giovane Roberto Silveri, ha convocato consiglieri ed assessori tentando invano di far firmare un documento di sfiducia neoi confonti di Martino in difesa del sindaco Biondi.
“È legittimo coltivare ambizioni di candidatura alle elezioni, non è leale solleticarle utilizzando metodi che possono essere configurati come atti di ostilità nei confronti degli alleati – spiega ancora Pagano riferendo alla decisione del sindaco. Il senatore interviene per ribadire “che il partito degli azzurri, pur aperto alla dialettica e al confronto nel rispetto dei principi liberali che l’ispirano, sui temi importanti parla a una sola voce. Nella situazione fluida che precede la tornata elettorale per il governo dell’Abruzzo, Forza Italia stigmatizza l’atteggiamento del sindaco Biondi”.
“A Fratelli d’Italia – continua Pagano – ricordiamo non solo che Forza Italia, all’epoca delle elezioni per il Comune dell’Aquila del giugno del 2017, per il bene della coalizione seppe fare un passo indietro (proprio Liris era il candidato di Fi – ndr -), nel comune interesse di riportare il centrodestra al governo della città, ma pure che lì dove questo sforzo unitario non è stato compiuto i risultati sono stati penalizzanti, quando non addirittura punitivi. La coalizione deve mantenere la sua compattezza anche sotto il profilo morale, con correttezza e lealtà. E questo vale persino nella composizione delle liste, col rispetto delle altre componenti del centrodestra. È inaccettabile cooptare dall’interno i candidati promettendo posti che nessuno può garantire. Se Fratelli d’Italia
sposa questa discutibile linea di ‘campagna acquisti’ – conclude Pagano –, si assume ogni responsabilità non solo nei confronti dell’elettorato e in proiezione futura per l’esito stesso delle elezioni, ma altresì, sin da adesso, anche della grave messa in discussione della coalizione di centrodestra”.
Biondi, come con Martino, non ha risposto alle dure accuse. (b.s.)





