L’AQUILA – “Chiodi si vanta di avrà risanato la sanità, La verità è che le liste di attesa sono lunghissime e tanti sono gli abruzzesi che vanno a curarsi fuori regione. Il livello essenziale di assistenza, che misura la qualità del servizio in Abruzzo, è 145, al di sotto del livello minimo che è 170. Con una battuta si potrebbe dire che la cura è perfettamente riuscita, ma il paziente è morto”.
Liquida così l’argomento forte in campagna elettorale di Gianni Chiodi, candidato prediente di centrodestra, Giulio Borrelli, coordinatore politico e portavoce di Abruzzo Civico, lista che corre in appoggio a Luciano D’Alfonso nella compagine del centrosinistra.
L’ex direttore del Tg1, che di recente ha scoperto la passione per la politica abruzzese, è venuto all’Aquila a sostenere la candidatura di Gianni Anastasio, l’ex sindaco di Pizzoli, che con una mossa a sorpresa, e in dissenso dalla linea del Partito democratico a cui è iscritto, ha scelto di correre con Abruzzo Civico, con corollario di polemiche, soprattutto da parte del candiato Pd di punta dell’aquilano Pierpaolo Pietrucci.
“Certe vicende lasciano l’amaro in bocca – spiega lo stesso Anastasio – resto iscritto al Pd, perché la cosa importante non è la lista con la quale ti candidi, ma la qualità delle persone. E io voglio mettere a disposizione della regione la mia esperienza da sindaco di un Comune, Pizzoli, che in pochi anni ha conosciuto un grande sviluppo, passando, in controtendenza nazionale, da 2 a 5 mila abitanti”.
Esplicita ancor meglio il concetto Borrelli. “Abruzzo Civico viene attaccato anche da esponenti politici della coalizione di centrosinistra perché fa paura, perché ha candidati radicati nel territorio, e Anastasio ne è un esempio. Facciamo paura perché sappiamo trovare consensi trasversali e nel vero partito antagonista di D’Alfonso, che è l’astensionismo. Gli altri hanno fatto scelte di apparato, noi non abbiamo cabine di regia a Roma. I dirigenti del Pd invece vogliono presidiare il loro elettorato come fosse un gregge”.
A seguire Borrelli espone punto per punti il programma della lista civica di cui è convinto portavoce.
“L’Abruzzo è fermo, anzi è indietro rispetto a quando c’era la Cassa per il mezzogiorno. Oggi l’Europa ci impone determinati ritmi, la Cina è vicina, la competizione è globale. Una cosa è certa: è finito tempo della spesa pubblica. Dunque non possiamo far altro che rivedere spesa regionale. In più vanno tolti i rimborsi ai gruppi regionali”.
Per Borrelli “qualcosa è stato fatto negli ultimi anni in termini di taglio dei costi della politica, ma c’è ancora molto grasso da tagliare. I dirigenti sono troppi per una regione così piccola – sbotta – Bisogna accorpare le aziende regionali, a cominciare da quelle dei trasporti. L’Arpa perde 40 milioni di euro. E poi ci sono tanti milioni dei fondi europei che non vengono utilizzati, o sono utilizzati male”.
“La regione Abruzzo ha un centinaio di sedi, sono troppe, vanno ridotte, è un lusso che non possiamo più permetterci”, conclude.
E conferma quanto promesso dal candidato presidente D’Alfonso: gli stipendi dei consiglieri regionali saranno parificati a quelli dei sindaci dei comuni capoluogo. Si suppone a partire da questa legislatura. Filippo Tronca






