PESCARA – “In vista del Referendum costituzionale del 4 dicembre il Fronte sovranista italiano, partito politico che dei valori costituzionali ha fatto il proprio manifesto, ha avviato in tutto il Paese la sua campagna referendaria per il no, in particolare attraverso affissioni e volantinaggi. Dal 4 novembre tuttavia scatterà il bavaglio e la campagna dovrà essere interrotta”.
Lo scrive in una nota lo stesso Fsi.
Per legge, infatti, nei 30 giorni antecedenti la data del voto le affissioni di propaganda elettorale, manifesti, stampati, giornali murali e altro, potranno essere effettuate solo negli apposti spazi predisposti dai Comuni e riservati ai gruppi parlamentari e ai promotori del referendum: il governo Letta, con la legge di stabilità per il 2014 ha infatti abolito gli spazi per la propaganda indiretta un tempo destinata ai cosiddetti fiancheggiatori.
“In questo modo oggi ai partiti minori, alle associazioni, ai comitati e ai cittadini impegnati in uno degli appuntamenti più importanti della storia repubblicana, viene negato il diritto, riconosciuto dagli artt. 21 e 49 della Costituzione, di diffondere efficacemente le proprie ragioni – queste le parole del comitato direttivo del Fronte – a causa di un meccanismo perverso che finisce per togliere voce anche ai comitati per il no, che non hanno raggiunto l’obiettivo delle 500.000 firme necessarie per essere annoverati fra i promotori del referendum”.
“ll tutto – continua la nota – a vantaggio del Partito democratico e del suo comitato per il sì, già beneficiario dei rimborsi elettorali e della sovraesposizione mediatica del premier, ad aggravare la situazione concorrente la censura operata da moltissime amministrazioni comunali, colpevoli di una illecita limitazione del volantinaggio politico”.
“Un’azione perpetrata attraverso regolamenti che lo vietano o lo complicano, assimilandolo al volantinaggio commerciale, incuranti delle sentenze con cui la Corte Costituzionale ha inequivocabilmente dichiarato illegittimi sia il divieto di volantinaggio politico, che la richiesta di pagamento di un’imposta da parte dell’amministrazione comunale”, concludono.
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