L’AQUILA – Alla vigilia del referendum costituzionale per il quale domenica prossima sono chiamati alle urne milioni di italiani, AbruzzoWeb ha intervistato due esponenti nazionali degli opposti fronti: il segretario della Lega Nord Matteo Salvini per il No, e il vicesegretario del Partito democratico Debora Serracchiani per il Sì.
“Se vincerà il no, come credo e spero, il mio impegno dal giorno successivo alla consultazione sarà quello di mandare il Paese al voto il più presto possibile con qualsiasi legge elettorale”, dice Salvini.
Quanto all’Abruzzo, per il leader leghista “ha tutte le carte in regola per stare in piedi con le sue risorse, con investimenti strategici di risorse per i territori senza accettare il ricatto di chi chiede voti in cambio di risorse a pioggia che poi finirebbero nelle mani dei soliti noti”.
“Le riforme costituzionali sono uno degli obiettivi principali della legislatura. Se non verranno approvate bisognerà trarne le conseguenze e rimettere nelle mani del presidente Mattarella ogni decisione”, dice la Serracchiani.
Siamo al rush finale di una campagna cominciata mesi e mesi fa, la ridondanza di messaggi e la stanchezza mediatica può favorire il sì, il no o l’astensione, che comunque non sarà determinante?
Salvini: L’importante è andare a votare, perché in troppi ancora sono convinti che per questo referendum sia necessario che alle urne si rechi il 50% degli elettori: no! Come la riforma Renzi è senza cuore, così questo referendum è senza quorum!
Serracchiani: Sarà un referendum partecipato come era nostro obiettivo fin dall’inizio. Nonostante i diffusi tentativi di disinformazione, credo che la chiarezza del quesito e l’ampiezza del dibattito metta tutti nelle condizioni di decidere in maniera libera e informata.
Non era preferibile trovare una convergenza più ampia in Parlamento scongiurando il voto popolare sulla riforma costituzionale?
Salvini: Per questa domanda citofonare Renzi. La Lega in Parlamento ha presentato migliaia di modifiche al testo per migliorarlo e costruire una piattaforma condivisa sui valori e non sugli inciuci. Abbiamo chiesto di mantenere il titolo V delle autonomie locali che, al contrario, questa riforma smantella; abbiamo proposto il vincolo di mandato per i parlamentari che non dovrebbero essere liberi di cambiare bandiera a ogni filo di vento, ma anche qui Renzi ha preferito appoggiarsi sui suoi Verdini, Alfano e altre banderuole che hanno cambiato casacca in corso di mandato, abbiamo lottato contro l’inserimento dell’Unione Europea in Costituzione, ma ogni voce contraria al Governo è stata messa a tacere con spallate di maggioranze cooptate.
Serracchiani: La convergenza più ampia è stata raggiunta sul testo iniziale della riforma, approvato anche da larga parte delle opposizioni. Successivamente questioni di tipo squisitamente politico legate all’elezione del Presidente Mattarella hanno fatto cambiare idea a Forza Italia. Un passaggio referendario era comunque un nostro obiettivo annunciato, per dare agli italiani l’ultima parola sul nuovo testo costituzionale.
Al di là delle strategie e del merito, il voto per l’uomo della strada sembra proprio che sarà pro o contro Renzi, questo chi favorisce?
Salvini: Non potrebbe essere altrimenti. Quella al voto domenica è la riforma costituzionale, la concezione delle istituzioni democratiche secondo Renzi, è inevitabile che il giudizio su di essa coincida con quello sull’Esecutivo che l’ha prodotta.
Serracchiani: Non favorisce nessuno, premier incluso. Noi ci impegneremo fino all’ultimo minuto affinché gli italiani valutino il merito della riforma. Il 4 dicembre si decide il futuro delle nostre istituzioni non di chi ne è temporaneo titolare. Per decidere chi governa il nostro Paese ci sono le elezioni politiche.
Che conseguenze politiche avrà l’esito referendario?
Salvini: La prima conseguenza, a prescindere dall’esito, sarà comprendere quale tipo di Paese desiderano gli italiani a cui finalmente torna la possibilità di esprimersi liberamente sul proprio destino. Qualsiasi sia il risultato tutti dovremo prenderne atto.
Serracchiani: Le riforme costituzionali sono uno degli obiettivi principali della legislatura. Se non verranno approvate bisognerà trarne le conseguenze e rimettere nelle mani del Presidente Mattarella ogni decisione.
Se dovesse vincere il no si deve andare al voto? E con quale legge elettorale?
Salvini: Se vincerà il no, come credo e spero, il mio impegno dal giorno successivo alla consultazione sarà quello di mandare il Paese al voto il più presto possibile con qualsiasi legge elettorale. Quella dei governi di scopo per fare la legge elettorale spero sia un’epoca tramontata per sempre.
Serracchiani: Le Camere possono essere sciolte solo dal Presidente della Repubblica e non è opportuno invadere questa sua competenza. Sicuramente il Partito Democratico non è disponibile a sostenere governi che puntino a galleggiare per arrivare a fine legislatura.
E se dovesse vincere il sì?
Salvini: Prenderemo atto che gli italiani sono dalla parte di Renzi e della Merkel, che alla possibilità di costruirsi da sé il proprio destino avranno preferito la gabbia di Roma e Bruxelles.
Serracchiani: Abbiamo individuato nel 2018 l’orizzonte naturale di questa legislatura per proseguire con le riforme già messe in campo e con le misure necessarie a stimolare ulteriormente la ripresa economica e la creazione di nuovi posti di lavoro. Siamo a disposizione di tutte le forze politiche per trovare un accordo sulle modifiche necessarie alla legge elettorale vigente, l’Italicum.
Il segretario Renzi come capo del Pd potrebbe porre il veto su qualsiasi altro presidente del Consiglio alternativo a se stesso, portando il Paese allo stallo?
Salvini: Io spero che Renzi sia coerente con se stesso e faccia di tutto per andare a elezioni il prima possibile con qualsiasi legge elettorale: almeno su questo spero proprio che sia sulla mia stessa lunghezza d’onda.
Serracchiani: Il Partito democratico è il partito del cambiamento, non dello stallo. La nostra presenza al Governo è legata alla possibilità di realizzare le riforme necessarie a migliorare le condizioni di vita del nostro Paese.
Come può essere convincente il messaggio del sì se il Pd e il centrosinistra sono spaccati all’interno con larghe parti pronte a votare no?
Salvini: Non sta a me commentare le spaccature del Pd, però da osservatore mi pare evidente che i contenuti renziani siano percepiti dal suo stesso elettorato come fortemente divisivi e in netto contrasto con la tradizione stessa della sinistra.
Serracchiani: Gli organi del Partito democratico si sono espressi più volte e con ampia chiarezza su questa riforma. In Parlamento i nostri gruppi parlamentari l’hanno sostenuta con convinzione in maniera sostanzialmente unanime. E’ la riforma che il centrosinistra attende da 30 anni e sono convinta, girando l’Italia, che la nostra gente lo ha ben capito.
Come può essere convincente il messaggio del no osservando una coalizione che assomma destra e sinistra radicali, Cinque stelle, moderati e così via.
Salvini: Il punto non sono le forze politiche che sono per il sì oppure quelle che votano per il no. Quello che importa è il giudizio complessivo sul Governo Renzi e il testo della sua riforma costituzionale: ognuno la legga con la propria coscienza e decida.
Sul piano dei contenuti qual è un solo, singolo elemento fondante già di per sé sufficiente a votare sì/no?
Salvini: Certamente la centralizzazione di tutte le autonomie locali è l’elemento più grave di questa riforma, combinata alla rinuncia della nostra sovranità che sarà la logica conseguenza dell’aver esplicitamente subordinato il nostro potere legislativo a Bruxelles.
Serracchiani: Sono ovviamente molti. Da Presidente di Regione dico che un ottimo motivo è il nuovo rapporto fra Stato e Regioni fondato sulla chiarezza del riparto di competenze e sul ruolo politico nuovo che i territori, grazie al Senato delle Autonomie, conquistano a livello nazionale.
I sindaci favorevoli chiamati a raccolta dal Pd oppure quelli contrari che minacciano di boicottare il “Senato dei nominati” quanto potranno influire sulla competizione?
Salvini: Un sindaco che, al di là della disciplina di partito, vota sì a una riforma che gli toglie competenze, risorse e potere di intervento sul territorio, sarebbe come un cappone che si autoinvita al cenone di Natale.
Serracchiani: I sindaci sono importanti perché rappresentano il primo contatto della politica con i cittadini da cui vengono eletti direttamente e a cui rendicontano ogni giorno la loro attività. La loro presenza nel nuovo Senato è una garanzia e chi li definisce nominati probabilmente non ha mai provato a farsi eleggere sindaco.
L’appoggio delle banche estere come Jp Morgan e del ministro tedesco Schauble al sì come vanno interpretati?
Salvini: Questa è la riforma delle banche e della Germania. È logico e addirittura coerente che alcuni importanti attori di queste realtà che stanno massacrando la nostra economia abbiano reso pubblico il loro sostegno a Renzi.
Serracchiani: Vanno interpretate come opinioni liberamente espresse e nulla più. Gli italiani sanno decidere liberamente.
E il sostegno al no dell’Economist?
Salvini: Non voglio esagerare in dietrologie, ma è curioso notare come l’Economist sia una rivista edita a Londra, nello stesso Paese che, da sei mesi, sta vivendo dell’effetto tutt’altro che negativo della Brexit… Forse ci stanno indicando una via d’uscita dalla crisi?
Serracchiani: È un’altra opinione. Fa riflettere la motivazione: l’Economist fa il “tifo” per il no perché al governo Renzi preferirebbe un governo tecnico, per definizione più debole in Europa. Noi invece vogliamo un Governo forte che sappia far valere la sua posizione nelle istituzioni comunitarie, nell’interesse del nostro Paese e della casa comune europea.
Il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, un po’ come Vincenzo De Luca in Campania, chiamando a raccolta i sindaci ha paventato il rischio che con la vittoria del no possano essere in bilico importanti fondi destinati all’Abruzzo e quindi gli investimenti nella regione. Un azzardo?
Salvini: Io credo che l’Abruzzo, a differenza di altre regioni, non abbia una cultura clientelare, al contrario mi pare di ritrovare nei vostri territori una fierezza e una voglia di autonomia che nessuno ha mai potuto piegare. L’Abruzzo ha tutte le carte in regola per stare in piedi con le sue risorse, con investimenti strategici di risorse per i territori senza accettare il ricatto di chi chiede voti in cambio di risorse a pioggia che poi finirebbero nelle mani dei soliti noti.
Serracchiani: Chi amministra Regioni ed Enti locali sa che l’instabilità politica è un pericolo e che una vittoria del No rischia di portare a questo. Fallire l’opportunità di un’Italia più semplice, efficiente e governabile può, anche di riflesso, incrinare la nostra rinnovata capacità di attrarre investimenti esteri e di riattivare gli investimenti delle nostre imprese da cui dipende la forza della nostra economia.




