L’AQUILA – È scontro tra Forza Italia e Partito democratico dopo che nelle case degli abruzzesi stanno arrivando lettere firmate dal presidente della Regione Luciano D’Alfonso che invita a votare Sì al referendum di domenica prossima.

“Siamo alla frutta”, ha commentato il capogruppo degli azzurri in Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, postando su Facebook la foto delle lettere, “logate con lo slogan del sito istituzionale regionale di D’Alfonso, sito certamente finanziato con i soldi regionali” e annunciando la presentazione di un’interpellanza.

Immediata la replica del segretario regionale del Pd Marco Rapino, che rivolto a Sospiri, che “nella sua lunga carriera politica, ha prodotto poco e lo si capisce, purtroppo, dalle polemiche che riesce a inventarsi sul nulla”, in una nota ha difeso la scelta affermando che “il Pd a differenza di altri non adopera fondi dei gruppi in Consiglio regionale, nemmeno per fare manifesti di satira come fatto da qualcuno in passato”.

“I nostri materiali e gli eventi della campagna referendaria sono pensati, prodotti e pagati dal Pd Abruzzo. A Sospiri ci permettiamo di dare un semplice quanto stimolante consiglio: si interroghi e interroghi il presidente D’Alfonso sulle questioni che davvero interessano i cittadini abruzzesi e non strumentalizzi fatti e iniziative politiche che non gli appartengono. Eviti di alzare sospetti e innescare inutili conflitti per disorientare i cittadini che devono poter votare il 4 dicembre liberamente e con grande serenità”.

Controreplica affidata a Paolo Gatti, consigliere regionale forzista.

“Non conosco il segretario Rapino e non ho neanche capito se sia il segretario di un partito o del presidente della Regione. Però ho compreso perfettamente che dietro gli insulti al consigliere Sospiri additandolo addirittura come ‘uno che ha prodotto poco e conseguentemente inventa polemiche sul nulla’, c’è una cultura politica”.

“È la cultura politica del Pd al governo dell’Abruzzo, infatti, che prevede la demolizione dell’avversario attraverso l’insulto – dice Gatti – ed è la stessa cultura che prevede l’offesa ad un consigliere regionale che svolge il suo ruolo solo perché si permette garbatamente di chiedere conto delle ragioni per le quali il presidente della Regione, con lo slogan dell’Ente (‘la Regione dice, la Regione fa’) abbia inviato ai cittadini abruzzesi  materiale propagandistico in favore del sì al referendum”.

“Il collega Sospiri si è permesso di formulare una domanda, legittima, con riferimento al divieto di attività di comunicazione istituzionale degli Enti pubblici dopo la convocazione dei comizi elettorali, ipotizzando che in Abruzzo la Regione (che dice) sia ancora un Ente pubblico”.

“In attesa di una gentile risposta all’interpellanza, che non è un atto eversivo, almeno nella sede del Consiglio regionale, non posso che rilevare, ancora una volta, l’alto profilo democratico e l’amore per il dibattito e per il confronto civile di questi esponenti del Pd renzista, mentre presumo che i componenti più lucidi del partito stiano provando un certo imbarazzo in merito alla questione, che ben ci lasciano immaginare cosa potrebbe accadere in Italia e in Abruzzo se malauguratamente non dovesse prevalere il No il 4 dicembre”, conclude Gatti.