L’AQUILA – Ci sono quelli più opportunisti che non si schierano sul referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre, in modo da potersi poi intestare qualsiasi tipo di risultato, ma è in particolare una la categoria “grande assente” dal dibattito in Abruzzo: consiglieri e assessori regionali, infatti, sono “non pervenuti” alle decine di iniziative promosse dalle mille costellazioni del Partito democratico in regione.
“Chi ha un ruolo importante è per il Sì”, affermano i renziani di ferro, ma all’ultima iniziativa pubblica, promossa da Alexandra Coppola nella sua Torre dè Passeri (Pescara) con la deputata Alessia Morani, presenzialista dei salotti tv, non si è visto nessun inquilino dell’Emiciclo.
I più attivi, d’altra parte, sono proprio quelli che non hanno incarichi di rilievo: è, per esempio, il caso di Michele Fina, che da solo ha promosso ben undici assemblee in lungo e in largo per l’Abruzzo.
Il responsabile regionale di Rifare l’Italia, la corrente che fa capo al ministro Andrea Orlando, di cui è consigliere politico, tesse la tela per una candidatura alla quale ambiva già nel 2013. All’epoca rifiutò un seggio blindato che gli propose Matteo Orfini pretendendo una legittimazione popolare che tuttavia le primarie provinciali non gli diedero.
La sfilata di big, in Abruzzo, è ormai incessante, ma solo il tour del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti è stato accompagnato da una folta schiera di consiglieri e assessori regionali, con in testa il presidente, Luciano D’Alfonso, che i bene informati in casa dem considerano particolarmente interessato a un buon risultato del Sì in Abruzzo per propri tornaconti politici, con magari Roma sullo sfondo, visto che, come ha dichiarato esplicitamente, punta a diventare ministro nei prossimi anni.
È insolitamente defilato il suo vice, Giovanni Lolli, forse maggiormente interessato a tenere unite le varie anime del centrosinistra aquilano in vista di una probabile candidatura a sindaco nel 2017.
Nel frattempo si moltiplicano le iniziative considerate autonome, promosse da professionisti apparentemente lontani dalla politica.
È il caso della presentazione del libro Il principio democratico di semplificazione nella riforma della Costituzione dell’ex onorevole dell’Udc Pierluigi Mantini, in programma all’Aquila, alla quale partecipano, tra gli altri, il prof Fabrizio Marinelli e l’avvocato Gianluca Cervale.
O quello della costituzione del comitato “Insieme si cambia per la Provincia di Teramo”, presieduto dall’avvocato Giuseppe Di Giandomenico, che “si propone come punto di riferimento trasversale ai partiti, rivolto a tutti i cittadini che guardano al referendum costituzionale come occasione per riformare finalmente il modello istituzionale del Paese”. Il comitato è costituito anche da coloro che hanno sostenuto la riforma approvata dal centrodestra e poi rigettata dal referendum nel 2006.
Sul fronte del No, intanto, si muove la sinistra del Pd che, grazie alla campagna referendaria, ha riacquisito un vigore che sembrava piuttosto sopito, nonostante le difficoltà, comuni tuttavia a entrambi i fronti, legate a un voto senza preferenze e, quindi, senza la mobilitazione dei singoli candidati.
Un ostacolo difficile da aggirare nonostante il livello di personalizzazione data al voto da Renzi.
Ad eccezione dell’Aquila, dove le poche iniziative a sostegno del Sì sono piuttosto sommesse, forse perché si vuole mantenere la coalizione ulivista che governa il Comune in vista delle elezioni di primavera, c’è poi una generalizzata “disabitudine” alla battaglia politica che contagia la gran parte dei dirigenti locali.
È forse anche per questo che Renzi sta puntando molto sul ruolo dei sindaci, che appaiono i più motivati e potrebbero essere decisivi e che infatti sono stati convocati a Roma.
Anche i sostenitori della riforma rivendicano il merito di aver riacceso il dibattito in un partito dove le occasioni di confronto sono sempre di meno: “Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina è venuto per la prima volta in Abruzzo a Celano perché invitato da noi, prima in tre anni non era mai venuto”, dicono.
E rivendicano di aver posto l’accento sul merito, come ad esempio promettono di fare al dibattito a Castel di Sangro (L’Aquila) dove a fianco del sindaco di centrodestra Angelo Caruso, che ha declinato l’invito del consigliere regionale di Forza Italia Paolo Gatti a costituire un comitato per il No, il 10 novembre ci saranno il segretario del circolo del Pd che è all’opposizione e il ministro Enrico Costa del Nuovo centro destra.
“Il limite – ammettono – è che la campagna per il Sì è tutta sulle spalle del Pd”. Di conseguenza si vanno esasperando i toni e si ripropongono fratture vecchie e nuove.
Il fatto che il fronte del No sia così ampio ed eterogeneo e che il presidente del Consiglio abbia smesso di annunciare le dimissioni in caso di sconfitta, fa poi ritenere ai sostenitori del Sì che comunque vada a finire il premier ne esca rafforzato, visto che sarebbe un risultato ottenuto in solitaria.
“Aver personalizzato così tanto il voto referendario – è il ragionamento – significherà che anche il risultato finale sarà attribuito in virtù di una battaglia personale: se dovesse vincere il No, quindi, il risultato del Sì con un ipotetico 47-48 per cento sarebbe letto come un consenso nei suoi confronti”.
E se Renzi decidesse di salire al Colle rimettendo il mandato, i riflessi sul partito sarebbero d’altra parte immediati: in quest’ultimo caso, sempre secondo i sostenitori della riforma, i “vincitori” gli chiederebbero di anticipare la data del congresso ma “sarebbe difficile che ne esca sconfitto”.
In provincia dell’Aquila sono schierati per il Sì, tra gli altri, la senatrice Stefania Pezzopane, il consigliere provinciale Fabrizio D’Alessandro, il segretario del circolo aquilano Stefano Albano, il consigliere regionale Lorenzo Berardinetti e, più timidamente, il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio.
E poi i sindaci di Gioia dei Marsi Gianclemente Berardini, di Rocca di Mezzo Mauro Di Cicco, di Barisciano Francesco Di Paolo e di Scoppito Marco Giusti.
E ancora il vice presidente di Confindustria Fabio Spinosa Pingue e il presidente del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise Antonio Carrara.
Dal Pd si guarda anche alla posizione che potrebbe assumere l’assessore regionale Andrea Gerosolimo, osservato con attenzione perché considerato prossimo ad entrare nel partito, ma che ancora non si schiera e probabilmente non lo farà.
Per il No, all’Aquila sono quaranta gli aderenti al comitato Centrosinistra per il No, tra cui i consiglieri comunali Antonello Bernardi e Giorgio Spacca e l’ex presidente provinciale Fabio Ranieri.
In provincia di Teramo viene considerato schierato con il Sì il deputato Tommaso Ginoble, anche se non appare particolarmente mobilitato. Mobilitati invece i sindaci di Giulianova, Francesco Mastromauro e di Castellalto Vincenzo Di Marco, e il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino. Avrebbe mostrato interesse ad impegnarsi anche l’assessore regionale all’Agricoltura Dino Pepe.
L’unico attivo in provincia di Chieti, ovviamente tra i favorevoli, sembra essere l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci, ex segretario regionale del Pd.
In provincia di Pescara partecipa timidamente alla campagna per il Sì l’assessore regionale ai Lavori pubblici Donato Di Matteo, mentre è più esposto il deputato Gianluca Fusilli, fanno “qualcosina” i colleghi di Montecitorio Antonio Castricone e Vittoria D’Incecco.
Anche nel Pescarese i più attivi sono i sindaci, è il caso di Gariele Florindi di Città Sant’Angelo e, seppur in modo molto più defilato, Marco Alessandrini di Pescara, che era in prima fila al Circus per Lotti.
Ha il quartier generale a Pescara il comitato “No, non così”, che fa riferimento a Massimo D’Alema ed è animato in Abruzzo dall’ex deputata Pina Fasciani. Tra coloro che ci gravitano intorno c’è Massimo Luciani, attuale direttore dell’Anci Abruzzo, anche se molti altri pezzi della sinistra del Pd aspettano le mosse di Gianni Cuperlo per uscire allo scoperto.





