PESCARA – Negli ultimi anni i giovani sono stati al centro di numerosi dibattiti: dall’elevata disoccupazione alle accuse di un loro ‘disinteresse’ generale, fino all’appellativo di bamboccioni.
A pochi giorni dal referendum costituzionale oramai si è visto e sentito di tutto. Il fattore che ha colpito maggiormente è stato, da entrambe le parti, la massiccia propaganda fatta sui social network.
Rispetto al referendum sulle trivellazioni in mare, questo ha avuto su internet un lato ironico, comico e satirico che ha compromesso l’immagine e l’importanza di tale scelta.
Ad un occhio attento salta subito il fattore dell’età: non sono i giovanissimi ad attuare questo tipo di propaganda. Il network da libertà di espressione a tutti ma probabilmente i giovani sanno meglio di alcuni adulti i meccanismi di questa nuova comunicazione e non si sono fatti artefici di tale ridicolizzazione del referendum.
Ma in effetti, cosa ne pensano i giovani?
Matteo Magri, studente universitario ventenne, afferma “sono ancora indeciso, ho letto ma non ho approfondito. Per ora sono spinto sul Sì perché i tagli del Senato, seppur minimi, sono positivi. Oltretutto trovo che la legislazione italiana abbia davvero il bisogno di velocizzare il proprio lavoro. La mia indecisione è data dalla modifica del titolo V: è necessario un maggior dialogo Stato-Regioni ma non ho ancora capito come verrebbe riorganizzata. Ripeto, sono per il Sì ma non è ancora una scelta certa”.
Un’altra indecisa è Vittoria, che studia a Roma ma ha già tutto pronto per votare fuorisede: “una cosa sola è certa: voterò. Inizialmente ero spinta per il No perché la trovo una proposta scritta male. Però l’idea mi sembra buona: tralasciando la riduzione del numero dei deputati trovo assurdo che siamo ancora gli unici ad avere il bicameralismo ed è evidente che ormai è un sistema che blocca l’intero paese piuttosto che agevolarlo. Ora sto rivalutando il Sì perché trovo che l’attuale governo nell’ultimo anno un minimo di cose buone l’abbia fatto, quindi perché non dargli fiducia? Preferisco in ogni caso rimanere nelle mani di Renzi piuttosto che ad un partito come il Movimento 5 stelle che ha dimostrato di non saper lavorare in gruppo ora che ha ottenuto dei palcoscenici importanti”.
Chi ha le idee ben chiare invece sono Mark Karaci, aspirante giornalista, e Federico Papa, che studia scienze motorie all’università.
Mark dice che voterà Sì “per il semplice motivo che per un paese come l’Italia è fondamentale superare il bicameralismo paritario. Sono favorevole all’abolizione del Cnel e all’accentramento di diversi poteri nelle mani dello Stato, che risolleverebbe il problematico dialogo con le Regioni. So bene che questa riforma non è perfetta ma sono sicuro che è il primo passo verso un cambiamento dell’Italia, quello che tutti cercano! Sta poi al governo continuare a lavorare per migliorare il nostro Paese, magari combinarla in futuro con una buona riforma elettorale”.
Federico espone il suo Sì perché “sono d’accordo che in questo modo penso che si riduca l’iter di approvazione delle leggi, andando ad evitare il ping pong dei disegni di legge tra camera e senato, se non per un numero limitato di materie dove resta il bicameralismo paritario come: leggi costituzionali, leggi riguardanti l’ordinamento degli enti locali, legge elettorale del senato, legge di ratifica dei trattati UE. Con questa nuova riforma il passaggio al senato durerà al massimo 40 giorni, mentre con l’attuale sistema una legge in media viene approvata in 237 giorni anche se alcuni provvedimenti hanno avuto un iter molto più rapido. Sono troppe cose da dire, questo è solo il primo punto ma purtroppo non ho tempo di continuare una conversazione che avrebbe bisogno di più tempo”.
D’altra parte c’è anche chi vota No.
Come un ragazzo che preferisce rimanere anonimo: “Sono convintissimo della mia scelta – dice – Questa è la classe politica peggiore in 70 anni di Repubblica; non mi fido a far cambiare la costituzione alle loro penne. Mi sono letto la nuova costituzione e non l’ho capita appieno, eppure conosco benissimo l’italiano. Ad esempio l’art 70 lo trovo incomprensibile. Inoltre la riformazione del senato non porta i grandi risparmi che i sostenitori della riforma vogliono farci credere. Oltretutto la storia ci ha sempre insegnato che quando i poteri forti, le banche, hanno una gamba nel fango si attivano queste riforme per salvaguardare la biologia fiscale di un Paese. Possiamo basare l’Italia, l’Europa, il mondo intero solo su fattori ed interessi economici? Io dico No”.
Questo è il punto di vista di alcuni giovani.
Gli stessi a cui molte volte non viene dato peso. Gli stessi a cui non viene data la fiducia che meritano. Gli stessi che potrebbero risollevare il destino del nostro paese.
Questi sono i nuovi figli dell’Italia e che l’Italia non ha mai considerato come doveva.
E ora basta con la storia dei bamboccioni.






