L’AQUILA – Da una parte aumenta il numero dei percettori del reddito di cittadinanza in Abruzzo, dai 19mila circa di dicembre ai 21.879 al 31 maggio. 

Dall’altra però si registra un fortissimo ritardo nell’attivazione da parte dei 42 ambiti sociali che uniscono i Comuni abruzzesi, dei progetti di utili alla collettività, i Puc, per impiegare i percettori in una pluralità di mansioni non retribuite per qualche ora a settimana. Finora ad aver approvate apposite delibere i soli comuni di Pescara e Montesilvano, rispettivamente a gennaio e febbraio, ma anche qui l’emergenza covid ha bloccato tutto.

E intanto è lungi dall’arrivare a compimento l’agognata “fase due” del reddito di cittadinanza, l’incrocio della domanda con l’offerta, ovvero trovare una occupazione ai percettori che in seguito ai colloqui sono risultati “abili al lavoro”, 7.704, e che si stima quando saranno finiti tutti i colloqui si attesteranno tra gli 8mila e 9mila. 

In un contesto economico segnato però ora profondamente dalla crisi determinata dall’epidemia di coronavirus, in cui i disoccupati saranno molti di più, e i posti di lavoro disponibili si ridurranno drasticamente. 

Più che incrociare domanda e offerta si tratterà, in particolare per i 52 navigator assunti per questa mission, incrociare le dita e sperare nella buona sorte. 

Questo in sintesi lo stato dell’arte in Abruzzo, alla luce dei dati aggiornati degli uffici dell’assessorato al Lavoro, di cui è titolare il leghista Piero Fioretti, della misura varata nella primavera 2019 fortemente voluta dal Movimento 5 stelle e senza troppa convinzione votata anche dai salviniani ai tempi alleati dei dei pentastellati nel primo governo di Giuseppe Conte. 

Uno strumento, il reddito di cittadinanza che, ha assicurato il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, M5S che non solo non sarà abolito nel 2021, come qualcuno pronosticava visto il mutato scenario post-covid, ma sarà addirittura esteso e rafforzato in quanto ora, a maggior ragione è a suo dire un “contributo fondamentale per la tenuta sociale del nostro Paese” .

Resta evidente però che come ha rilevato con particolare durezza anche la Corte dei Conti Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica 2020, fermo restando la necessità di un sostengo a chi rimante indietro in un Paese che vuole dirsi civile, nella sua applicazione concreta sta rilevando più di una falla.

Basti citare appunto il fatto che in Abruzzo tra gli attuali 7.704, abili al lavoro che percepiscono l’assegno mensile anche da più di un anno, non solo a nessuno è stato proposto un lavoro. 

Ma non vengono nemmeno chiamati ad effettuare prestazioni non retribuite, dalle 8 alle 18 ore settimanali, “in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni pubblici”, presso le amministrazioni comunali. E non per colpa loro. 

Ma perché anche anche su questo fronte si registrano ritardi nell’approvazione delle delibere che definiscono mansioni e ambiti di azione per questi Puc. 

Ad averno fatto solo gli ambiti sociali di Pescara e Montesilvano. L’emergenza coronavirus però ha bloccato tutto, e solo in queste settimane è ripartito l’iter per l’attivazione effettiva dei progetti.

A breve, informano dall’assessorato dovrebbero essere quelli dell’Aquila e di Avezzano. 

A Pescara la delibera è stata approvata a metà gennaio e prevede di impiegare 200 beneficiari del reddito di cittadinanza del territorio, ritenuti idonei allo svolgimento di servizi di pubblica utilità per il Comune. Qualche esempio, nel supporto nella organizzazione e gestione di eventi, nell’assistenza informativa dei servizi, nella custodia e vigilanza e nella catalogazione e digitalizzazione di documenti. E ancora in ambito sociale nell’assistenza delle persone fragili, nell’accompagnamento negli scuolabus, nella sicurezza degli studenti all’entrata e all’uscita delle scuole, ma anche nella piccola manutenzione di alloggi di edilizia pubblica. E ancora in ambito ambientale ambientale nella riqualificazione di parchi o aree pubbliche, nella pulizia delle aree mercatali.

Il comune di Montesilvano ha approvato la delibera a metà febbraio con la previsione di attivare 420 Puc suddivisi in ambito sociale, per l’assistenza su scuolabus, per il pedibus, ovvero accompagnamento degli alunni a piedi presso 10 istituti scolastici cittadini, per il riordino del patrimonio librario e del materiale informativo della Biblioteca comunale, per la catalogazione e digitalizzazione di documenti, per il supporto nell’organizzazione e gestione di manifestazioni ed eventi, per la manutenzione del cimitero, del centro sportivo Trisi, per la sorveglianza nei parchi, per la pulizia delle caditoie, per la piccola manutenzione spazi pubblici e scuole (piccola manutenzione, pulizia e riqualificazione degli ambienti) 21 progetti per 8 ore.

Infine in ambito artistico e turistico, ad esempio supportando gli Uffici I.A.T, ed anche per la riqualificazione artistica della città. Come si può vedere, i Puc possono rappresentare un importante valore aggiunto per tante attività che i Comuni a corto di risorse e personale non sono altrimenti in grado di assicurare. 

L’urgenza di attivare al più presto questi progetti risiede anche nel fatto che c’è chi prevede alla fine dei conti, in assenza di posti lavoro da offrire il reddito di cittadinanza si trasformerà in una riedizione dei lavori socialmente utili introdotti nella introdotti a fine anni novanta dal pacchetto Treu e che coinvolgeva i lavoratori espulsi dalle medie e grandi imprese ai quali veniva erogata la Cassa integrazione guadagni straordinaria, dalle casse dello Stato.