TERAMO – Con l’eccezione di Teramo, non brillano le università statali abruzzesi, nella tradizionale  classifica annuale del Censis, arrivata alla 20esima edizionne degli atenei italiani, basata sulla valutazione delle strutture disponibili, dei servizi erogati, del livello di internazionalizzazione, della capacità di comunicazione 2.0 e della occupabilità.

Tra i grandi atenei L’università D’annunzio di Chieti e Pescara è infatti terz’ultima su 17 poszioni, e tra i gli atenei di medie dimensioni, L’Aquila è quartultima.

L’università di Teramo è invece quarta tra le 10 piccole università.

Lo studio evidenzia  poi in generale,  come la paura e le conseguenze del Covid pesino sugli atenei italiani che, nonostante siano riusciti in gran parte ad adeguarsi rapidamente alla didattica a distanza, ora temono un crollo delle immatricolazioni.

Va ricordato anche che per il rapporto Almalaurea, in Abruzzo è l’Università dell’Aquila quella che a un anno dalla laurea garantisce alla maggior percentuale di ex studenti, il 44,9, di trovare un lavoro. Primato che si conferma anche dopo cinque anni dall’agognato titolo, con una percentuale del 78,5.  In entrambi i casi è una performance superiore alla media italiana.

Bene anche se qualche gradino più sotto rispetto a L’Aquila, l’Università di Chieti-Pescara (38,6% dopo un anno e 74,1% dopo cinque anni) e l’Università di Teramo. (35,1% e 71,9%).

Nel rapporto Censis nel prendere in considerazione il parametro “occupabilità”, se si conferma la buona performace dell’Aquila, si attribuiscono, a differenza di quello che fa Almalaurea, brutte voti a Teramo e Chieti-Pescara. 

Nel ranking Censis dei mega atenei statali – quelli oltre 40 mila iscritti – nelle prime quattro posizioni restano stabili nell’ordine l’Università di Bologna, quella di Padova, quella di Firenze e La Sapienza di Roma. 

Nella categoria grandi atenei statali – da 20mila a 40mila iscritti, troviamo tra le 17 università quella di Pescara e Chieti, la Gabriele D’Annunzio, al 15esimo e quart’ultimo posto.

Prime sono le Università di Perugia, Pavia e Parma, nelle ultime posizioni dietro a Chieti-Pescara ci sono solo Campania Vanvitelli e Messina

Per quanto riguarda Chieti-Pescara ad abbassare la media è il voto sulla comunicazione e servizi digitali dove la D’annunzio risulta ultima in Itaia.

E l’internazionalizzazione, penultima. E’ poi quartultima in “occupabilità”.

Buono invece il voto sulle “strutture”, che vede la D’Annunzio sesta in Italia, è quello sulle borse di studio, settima.

Passiamo alle 15 università medie dimensioni, da 10.000 a 20.000 iscritti: L’Aquila è al 13esimo posto, quart’ultima. 

Prima è Trento seguita da Sassari e siena. fanaline di coda Catanzarpo Napoli Pahrtenope e napoli L’Orientale.

Questa la pagella: per “borse di studio” L’Aquila è 14esima, per “comunicazione e servizi informatici” è penultima, per “internazionalizzazione” 12esima, per “servizi” ed anche per “strutture 14esima, Mentre l’unica vero bel voto iun pagella, ma forse tra i più importanti è il nono posto per “l’occupabilità”.

Infine le 10 piccole università, sotto i 10.000 iscritti: è qui che si registra l’unica soddisfazione per l’Abruzzo con la quarta posizione dell’Università di Teramo.
Nelle prime tre posizioni ci sono le università di Camerino, Reggio Calabria e Foggia, in fondo alla classifica ci sono Tuscia Sannio e Molise.

Veniamo duqnue alle pagelle di Teramo: bene  per quanto riguarda la “comunicazione”, dove Teramo si piazza al secondo posto,  e le “strutture”, terzo posto.
Voti da bassa classifica invece per le “borse di studio”, sesto posto, per “l’internazionalizzazione”, settimo posto, per i “servizi, penultimo posto, per “l’occupabilità”, terz’ultimo posto.  

Altri dati interesanti della rilevazione del censis: Su 61 atenei, 42 hanno completato il passaggio alla didattica a distanza entro una settimana dall’inizio del lockdown, i rimanenti per lo più in due settimane.

Ma le risorse messe a disposizione dal Fondo per le esigenze emergenziali del sistema universitario sono state ritenute all’unanimità insufficienti.

Il Censis registra soprattutto una preoccupazione per un eventuale crollo delle immatricolazioni.

Per l’Istituto di Ricerca, il rischio di una contrazione delle nuove iscrizioni è molto concreto, a causa dell’impatto della pandemia sui redditi e sulle prospettive di famiglie e studenti, oltre che sulla mobilità degli studenti internazionali.

Il pensiero va all’effetto sulle immatricolazioni della crisi scoppiata nel 2008, che all’epoca fu molto rilevante: causò una riduzione complessiva di quasi 25.000 immatricolazioni nel giro di sei anni (-8,4%), con un tonfo nel solo primo anno della crisi del 4,1%.

Inoltre, un arresto dei flussi degli studenti residenti all’estero priverebbe i nostri atenei di una componente importante (l’1,7% degli immatricolati nello scorso anno accademico: 5.155 studenti) e in forte crescita nel tempo.

Nel quinquennio 2015-2019 il tasso medio annuo di incremento è stato del +10,7%.