L’AQUILA – “Chi ha la polvere spara, chi non ce l’ha sente il botto, c’è chi è potente e gli ricostruiscono casa e chi, come noi, dovrà aspettare anni”.
È l’ironico e disincantato commento del signor Orlando Valdrappa, osservando, sulla collina affianco, le mura antiche dell’Aquila ricostruite e ben restaurate con i fondi post-sisma del 6 aprile 2009, dal belvedere di Valle Pretara, dove Valdrappa abitava, e dove decine di edifici di edilizia residenziale pubblica, di proprietà dell’Ater, compreso il suo appartamento, sono rimasti come li ha lasciati la devastazione, cumuli di macerie comprese.
Del resto, le case popolari di Valle Pretara non sono una priorità neanche per l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale.
I 29 milioni di euro appena messi a disposizione dal Cipe serviranno a risistemare 147 degli oltre 700 alloggi inagibili, e si interverrà sugli edifici di via Amiternum, piazza Dorotea, via S.S. Filippi, via San Sisto, via Tosti, via Filippi, via Pizzo di Sevo e in località Cansatessa.
Inevitabile, dunque, il risentimento e il senso di discriminazione tra gli assegnatari e proprietari che in questo quartiere hanno tempi di rientro lunghissimi.
“La priorità – spiega ad AbruzzoWeb un vicino di casa dell’uomo, che vuole restare anonimo – è stata data alle case vincolate del centro, ai palazzi signorili dove non ci abita nessuno, e dove ora si affittano locali commerciali, alle antiche mura che, per carità, sono importanti, mentre a noi non pensa nessuno. Evidentemente ci sono cittadini di serie A, e cittadini di serie B”.
A guardarsi intorno lo spettacolo è davvero desolante. Valle Pretara è un quartiere fantasma a poche centinaia di metri da centro storico.
I pochissimi residenti, come la signora Rita Pelliccione lamentano che anche “l’immondizia viene ritirata con grande ritardo, in queste strade desolate girano solo topi e gatti”.
Inoltre, numerose sono le segnalazioni di siringhe lasciate per terra, sulle panchine, infilzate sugli alberi, perché per i tossici della città Valle Pretara, quartiere centrale e con la privacy assicurata, è dal punto di vista logistico l’ideale per consumare indisturbati i loro mortali vizi.
Antonella Petrilli ha riscattato un appartamento Ater da molti anni, ma la sua casa è purtroppo incastonata in una palazzina pericolante dove gli appartamenti pubblici sono la maggioranza. E così anche lei deve attendere i tempi lunghissimi della ricostruzione affidata all’Ater.
“Ci chiediamo – osserva inoltre Petrilli – quanti soldi di assistenza post-sisma, di assegni di autonoma sistemazione, e di gestione e occupazione di appartamenti del progetto C.a.s.e., si sarebbero potuti risparmiare ricostruendo in 2-3 anni, come era possibile, questo quartiere densamente popolato, dandogli anche per soli motivi di ottimizzazione delle risorse una priorità”.
Il signor Lorenzo Cerrone è nato 54 anni fa e non si è mai spostato dall’alloggio ora inagibile di via Asmara. Ora vive al progetto case di Paganica 2 e teme di restarci ancora per molto.
“All’Ater sono andato a chiedere informazioni pochi giorno fa – spiega – e mi hanno confermato che i fondi finora disponibili sono stati impegnati per altri quartieri di edilizia residenziale pubblica. E che se ci dice fortuna, dovremo aspettare per veder partire i cantieri dai 5 a i 10 anni. Insomma rischio di tornare a casa per trascorrere la vecchiaia…”.
Eppure nel post-terremoto su Valle Pretara si sono fatti grandi progetti, come quello del masterplan realizzato dall’università di Valencia, che avrebbe rivoluzionato il quartiere, con la previsione di realizzare anche un centro commerciale e un mega parcheggio sopraelevato.
I residenti, compresi quelli che hanno detto la loro a questa testata, si sono però opposti, temendo un totale stravolgimento del loro amato quartiere, trasformato in enclave per vip e facoltosi a ridosso della città vecchia, e chiedendo di essere resi più partecipi dei grandi disegni urbanistici dei cattedratici spagnoli.
“Chissà, forse quelli che hanno la polvere da sparo, ora ce la stanno facendo pagare…”, sospetta la signora Lorena.





