L’AQUILA – Ha annunciato di volersi candidare alle prossime elezioni regionali, si è difesa dagli attacchi del “tritacarne mediatico”, come lei stessa lo ha definito, ha parlato delle sue verità sulla notte con il presidente della Regione Gianni Chiodi.

Peccato che tutto ciò Letizia Marinelli, consigliera di parità della Regione Abruzzo, lo abbia comunicato solo attraverso alcune testate giornalistiche e non a tutte quelle che le hanno chiesto di rilasciare un’intervista.

Si parla della donna che il 15 marzo 2011 ha trascorso una notte con il governatore Chiodi in un albergo a 5 stelle di Roma, a spese dei contribuenti, come ammesso da lui stesso: il presidente per quella notte ha chiesto un rimborso di 350 euro omettendo di essere in compagnia, anche se ha poi parlato di un errore.

Quella fattura è finita nell’indagine cosiddetta “Rimborsopoli” della procura della Repubblica di Pescara, che in seguito ha anche aperto un fascicolo bis per valutare se la selezione effettuata per assegnarle l’incarico pubblico (2 mesi dopo quell’incontro) sia stata regolare.

Tra le tante testate messe all’indice c’è anche questo giornale, con il quale la consigliera di parità aveva preso accordi giorni fa: l’intervista doveva avvenire per e-mail, domande scritte alle quali avrebbe risposto in maniera libera, dietro la promessa di non effettuare manipolazioni  per evitare “tagli strani e/o interpretazioni discutibili”, come recita un messaggio scritto dalla stessa consigliera.

Domande formulate e inviate, ma nessuna risposta è mai arrivata, neanche dopo alcune sollecitazioni. Il silenzio è stato rotto solo da alcune generiche comunicazioni attraverso la sua pagina Facebook, nelle quali la consigliera si è lamentata per le “strumentalizzazioni” delle sue dichiarazioni da parte della stampa: “Ho delle cose da dire e fatemele dire in maniera integrale e non in maniera strumentalizzata”, ha scritto il 20 febbraio, all’indomani dell’intervista uscita su un quotidiano locale.

Sempre sul social network la Marinelli si dice non interessata a interviste che parlino di ‘gossip’, non ben specificando che cosa intenda: nelle domande di AbruzzoWeb si chiedeva di spiegare il perché molti hanno sostenuto che non avesse in titoli per gestire il milione e mezzo di euro per la realizzazione del centro antiviolenza, che le è stato assegnato da Chiodi in qualità di commissario per la ricostruzione, oppure di come giudicasse gli attacchi ricevuti (anche su Facebook) per i sospetti sull’incarico regionale ottenuto.

Le abbiamo chiesto anche se secondo lei le reazioni sarebbero state le stesse se al suo posto ci fosse stato un uomo, e una donna come presidente della Regione.

Domande lecite e rispettose, che davano la possibilità di marcare la differenza tra le sue capacità e la sua professionalità rispetto all’affaire con Chiodi. Invece nulla, nessuna risposta neanche per contestare le domande, rivederle insieme, o scrivere un  “no comment” accanto a quelle a lei sgradite.

Un comportamento sorprendente per una donna che chiede rispetto e poi non ne ha nei confronti del lavoro degli altri.

Un atteggiamento che farebbe bene a modificare, in vista della sua candidatura (annunciata sulle pagine di un quotidiano locale) a consigliere regionale: se venisse eletta non potrà certo scegliersi i giornalisti da invitare alle conferenze stampa o le domande più “comode” a cui rispondere.