L’AQUILA – “Lupisella dichiara di aver sentito dire da me rivolgendomi a Pellegrini, ‘Lei non sa chi sono io’? Può essere che io sia Totò. Con Mauro Pellegrini ci conosciamo da 20 anni e vado a dire… Lupisella lo querelerò per questa frase, è un bugiardo matricolato e sta facendo insieme al suo avvocato del tutto per cercare di prendersi dei soldi dalla Dipe e sta utilizzando questa cosa per raggiungere lo scopo”.

Questo, secondo quanto riportato dall’edizione di oggi del Messaggero, sarebbe uno dei passaggi dell’interrogatorio dell’ex consigliere comunale dell’Aquila delegato ai puntellamenti, Pierluigi Tancredi, davanti al pubblico ministero Antonietta Picardi, che lo ha indagato per corruzione ed estorsione nell’ambito dell’inchiesta “Redde rationem” su tangenti nei lavori ad affidamento diretto per 500 milioni di euro della messa in sicurezza degli edifici danneggiati dal sisma del 6 aprile 2009, con 5 arresti ai domiciliari e 19 indagati complessivi.

Tancredi si scaglia contro Lupisella, rappresentante di fatto della ditta Edilservice di Simonetta D’Amico, entrambi indagati a piede libero per falsa fatturazione, e contro il suo avvocato, Antonio Valentini. Che ai microfoni di AbruzzoWeb dice la sua sull’inchiesta e risponde con fermezza.

“Per quanto mi riguarda do ampia facoltà a Tancredi di dimostrare quello che ha detto, se lo ha detto. Quando entrerò in possesso degli atti vedrò il da farsi – spiega – Ha minacciato querele, le faccia tranquillamente, anzi, lo aspettiamo. Mi dispiace che non si sia reso conto che l’avvocato ha un ruolo tecnico, che prescinde dal fatto”.

Valentini spiega di essersi “trovato dinanzi a un racconto, ho ritenuto da questo potessero sorgere situazioni concrete, che sono sorte, sebbene molto tempo dopo che sono state rappresentate. La denuncia di Lupisella che formalizzammo è del 2011 – rimarca – mentre la questione è venuta fuori nel 2015, a distanza di ben 4 anni, tanto tempo per chi naviga nelle acque giudiziarie”.

“Mi dispiace quello che ha detto Tancredi, se ne assumerà la responsabilità”, taglia corto poi.

Sulla vicenda in sé, Valentini afferma che “non posso svelare le dichiarazioni che ho raccolto, in chiave tecnica e non sostanziale. Parlare di sistema è difficoltoso – dice – certo è che si sono svolte le cose in un certo modo, a nostro modo di vedere anomalo. La magistratura c’è apposta per indagare e per giudicare”.

“Rimaniamo come parte lesa in questo procedimento, Lupisella sta portando avanti con l’avvocato Silvia Catalucci del mio studio una causa civile da 3 milioni di euro nei confronti della Dipe – svela poi – Non c’è un tentativo di ottenere qualcosa, ma è stata posta in essere una causa giudiziaria ben radicata nel tribunale civile”.

Infine, rileva ancora il legale, “nonostante io abbia già parlato di una ‘culpa in vigilando’ dell’amministrazione comunale, nessuno ha detto niente neanche in questa situazione”. (alb.or.)