TERAMO – Da una parte, la Asl di Teramo sta tirando la volata finale dell’iter del nuovo ospedale di Piano D’Accio, da 580 posti letto, con la valutazione del project finacing, di circa 250 milioni di euro presentato dalla Pizzarotti di Parma. In vista della fatidica dichiarazione di pubblico interesse, a cui seguirà il bando pubblico per la realizzazione.

Dall’altra parte, però, nell’agone politico, cresce il protagonismo del fronte contrario, sia sulla localizzazione, che sul coinvolgimento dei privati nell’edilizia sanitaria, in uno scenario di crescente incertezza che potrebbe minare l’esito della storica e controversa operazione.

Il sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, non prende una posizione né per il “sì”, né per il “no”, e ribadisce ad Abruzzoweb che per lui semmai la priorità deve essere ” l’ottenimento per il nosocomio di Teramo, della qualifica di ospedale di secondo livello, in connessione funzionale con quello dell’Aquila”. Piuttosto che avvitarsi sul “come e dove realizzare un nuovo complesso”. E per tale ragione ha lanciato la proposta di un consiglio comunale congiunto con L’Aquila, per fare fronte comune a difesa delle rispettive eccellenze sanitarie.

Sia la localizzazione, che il coinvolgimento dei privati, viene invece apertamente contestato da un ampio fronte di comitati di quartiere, che sono tornati a riunirsi oggi, sia da parte dei sindacati, e anche e sopratutto da parte del Movimento 5 stelle, forza di governo. Con in testa i parlamentari teramani Antonio Zennaro e Fabio Bernardini. Contrarietà è stata espressa anche da numerosi sindaci delle aree interne del Gran Sasso, e della Laga, che non condividono la localizzazione del nuovo ospedale ad est di Teramo, ancora più lontano dai loro territori.

Un clima, insomma, non certo favorevole per un project che era stato fortemente sostenuto dal centrosinistra di Luciano D’Alfonso, assieme a quello per i nuovi  ospedali di Chieti, (di chi si e’ in attesa del bando di gara), di Vasto, Lanciano e Avezzano.  Ed anche dall’ex direttore generale della Asl teramana, Roberto Fagnano, nominato dal centrodestra in Regione di Marco Marsilio, direttore dell’Azienda regionale per la Salute (Ars), per fargli liberare la poltrona da riassegnare nelle more dello spoil system. Fagnano, nella conferenza  stampa di commiato, ha mostrato soddisfatto una lettera del direttore generale del ministero della Sanità, Andrea Urbani, che ha finanziato l’ospedale di Teramo con 83 milioni, rivendicandosene in merito. Un altro fautore del project, e non poteva essere altrimenti, è il suo sostituto come dg facente funzione, in attesa dell’esito del bando regionale, il direttore amministrativo Maurizio Di Giosia, che è stato, prima della promozione pro tempore, il rup del procedimento del project. Accusato il 12 settembre, per dare idea del clima che si respira, dal presidente della commissione Vigilanza della Regione, il pentastellato Pietro Smargiassi, e dal deputato Berardini, di aver negato l’accesso agli atti del progetto di Pizzarotti. Di Giosia ha però ribattuto che “le istanze di accesso agli atti e la diffusione dei dati nell’ambito della procedura di partenariato pubblico privato per la costruzione del nuovo ospedale, data la complessità della materia e trattandosi di una procedura ad iniziativa del privato, potrebbe ledere gli interessi della stessa società e dei concorrenti”, annunciando di aver chiesto comunque un parere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e all’Autorità anticorruzione.

D’Alberto ribadisce invece che “stiamo sbagliando obiettivo: il punto vero è che l’ospedale di secondo livello in connessione funzionale di Teramo a L’Aquila, è rimasto molto indietro rispetto a quello di Chieti-Pescara, e la politica regionale sia quella della passata legislatura, che quella attuale, hanno precise responsabilità. Ci stiamo avvitando sulla nuova struttura, sul contenitore, e non sul contenuto”.

Concetti ribaditi all’assemblea del Pd sulla ricostruzione di Montorio al Vomano alcuni giorni fa. “Inutile dire che si vuole evitare lo spopolamento delle aree terremotate, e poi non fare nulla per evitare il depotenziamento dei servizi essenziali, a cominciare dalla sanità”.

Sul project ricorda che “sia il potenziamento del Mazzini sia l’ipotesi  Piano D’Accio, prevede un la realizzazione ex novo di strutture, e dato per me fondamentale e’ che in entrambi i casi l’ospedale di riferimento per l’intera provincia resta dentro i confini del Comune di Teramo”.

Infine precisa che “sono d’accordo con lo strumento del project se è rigorosamente governato, servono controlli e verifiche, va impostato in modo corretto, altrimenti si rischia l’abdicazione del servizio pubblico”.

Del nuovo ospedale, e del coinvolgimento dei privati, non ne vogliono sapere i comitati di quartiere. E lo hanno ribadito in un’assemblea che si e’ svolta oggi, alla presenza di Zennaro e Bernardini. “Perche spendere tutti questi soldi, rischiando di introdurre una privatizzazione di fatto, quando si può intervenire  stosul nostro storico ospedale, e aumentarne i servizi?”, la domanda, retorica, che ha fatto da refrain in tutti gli interventi.

Domenico Bucciarelli, coordinatore dei comitati di quartieri, ha spiegato che “una nuova struttura, nel caso, deve essere localizzata affianco al Mazzini”. Tenuto conto che i terreni sono già di proprietà della Asl.