PESCARA – Bisognerà attendere ancora per la decisione sull’unificazione sulla riunione del procedimento sul presunto depistaggio relativo al disastro di Rigopiano di Farindola, con il processo principale, ovvero quello sugli eventuali responsabili dei 29 vittime, morte sotto del macerie dell’hotel travolto da una valanga il 18 gennaio 2017, per cui sono indagate 25 persone.

Nell’udienza che si è celebrata questa mattina al tribunale di Pescara, il gup, Gianluca Sarandrea, ha rinviato al 13 dicembre la decisione.

Su richiesta dei difensori degli imputati, ha concesso i termini per verificare il contenuto delle richieste di costituzione di parte civile nel procedimento bis.

E invece in corso l’udienza per il filone principale.

In aula i familiari delle vittime che indossano t-shirt con i volti dei loro cari vittime della tragedia.

In apertura di udienza ha preso la parola il procuratore capo, Massimiliano Serpi, il quale ha ribadito la contrarietà dell’accusa alla riunione dei due procedimenti, “la cui sommatoria – ha osservato in aula – comporterebbe tempi più lunghi per entrambi i processi, considerando che nel procedimento madre si sono già costituite più di 100 parti offese”.

Gli avvocati di diverse parti offese hanno chiesto la citazione in giudizio, in qualità di responsabili civili, della presidenza del Consiglio, del ministero dell’Interno, del ministero dell’Economia e della Regione Abruzzo.

Nel procedimento bis, sono imputati con l’accusa di frode in processo penale e depistaggio: l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, i due viceprefetti distaccati Salvatore Angieri e Sergio Mazzia; i dirigenti Ida De Cesaris,  Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo e Daniela Acquaviva. 

(segue)