L’AQUILA – Condannato in primo grado, assolto in Appello e in attesa di giudizio definitivo in Cassazione tra una decina di giorni per omicidio colposo, con l’accusa di aver rassicurato gli aquilani e sottovalutato il pericolo nella commissione Grandi rischi alla vigilia del terremoto del 6 aprile 2009; sotto processo per frode per le pubbliche forniture per aver avallato la fornitura di isolatori sismici (le «molle») che si spezzano nei progetti Case; indagato ancora per frode, truffa, falso e crollo dopo la caduta dei balconi delle new town, per aver avvalorato l’uso di materiale di scarsa qualità e tecniche costruttive non a regola che hanno portato ai crolli.

Ma a fronte di questo “curriculum” giudiziario non edificante, che contrasta nettamente con quello di luminare accademico, “futuro Nobel” secondo il suo legale, Gian Michele Calvi, direttore dei lavori di realizzazione dei 4.449 alloggi antisismici, tra un mesetto, il 14 dicembre, andrà al Politecnico di Milano come protagonista dell’incontro “A lezione dai terremoti: logiche e criteri per la riduzione del rischio”.

Un convegno con tanto di “bicchierata per gli auguri di Natale” al termine, che evoca sinistramente il “bicchiere di vino” utilizzato (su input di un giornalista) come metafora da un altro imputato, Bernardo De Bernardinis, e che gli aquilani avrebbero potuto bere serenamente nelle loro case.

Un “bicchiere dell’inganno” secondo i consulenti dell’accusa del processo Cgr, atteso all’ultimo atto presso la quarta sezione penale della Suprema Corte.

Un verdetto che potrebbe trasformare la conferenza nel riconoscimento a un professionista riabilitato oppure in una beffa, a seconda di come andrà.

L’incontro, si legge nella presentazione, intende spiegare come “il controllo del rischio sismico trovi un limite invalicabile nel rapporto tra le necessità e le risorse, in termini di denaro, materiali, strumenti, tecnici, possibilità di progettare e costruire”.

“Su questa unica base razionale possono essere sviluppate logiche e criteri di riduzione del rischio, bilanciando incertezze e necessità di conoscenza, per confrontare scelte alternative di miglioramento della risposta – prosegue – che possono fondarsi sulla modifica dei modi attesi di danno e collasso di singoli elementi e sistemi strutturali, sull’introduzione di nuovi sistemi resistenti, sull’isolamento alla base o altrove, sulla introduzione di elementi dissipativi e di masse armoniche”.

Nella Grandi rischi Calvi ci finì come direttore di Eucentre e, come si legge dal verbale ufficiale della riunione, fece notare che per i “forti picchi di accelerazione”, ma con “spostamenti spettrali molto contenuti”, le scosse “difficilmente sono in grado di produrre danni alle strutture”.

“Il professor Calvi è un luminare che probabilmente tra 5-6 anni avrà un premio Nobel – sbottò il suo legale Vincenzo Musco nell’arringa d’Appello – Durante la riunione della commissione Grandi rischi ha sottolineato che lui era un tecnico e le decisioni spettavano ad altri. E poi lui non ha partecipato ad alcuna conferenza stampa, sedendosi in disparte. Ma veramente potete condannare Calvi per aver espresso un giudizio scientifico?”.