L’AQUILA – Politiche e problematiche linguistiche nella formazione degli insegnanti al centro di un convegno internazionale organizzato da Francesco Avolio, Antonella Nuzzaci e Lucilla Spetia in programma all’Aquila il 19 e 20 aprile prossimi, presso l’aula magna del dipartimento di Scienze umane in viale Nizza.
Gli apprendimenti e le politiche linguistiche sono sempre stati centrali nel dibattito sulla formazione degli insegnanti – si legge nell’abstract del convegno – Tuttavia, solo negli ultimi anni la ricerca ha mostrato come i processi di acquisizione della lingua, considerati indispensabili per la costruzione sia dei repertori alfabetici della popolazione sia delle relazioni tra discipline diverse, nonché delle abilità di ordine superiore (capacità critica, pensiero riflessivo ecc.), abbiano bisogno di essere trattati anche con approcci metodologici multifocali.
Dal punto di vista della formazione degli insegnanti, il problema della lingua va affrontato su piani diversi: disciplinare, ovvero la lingua come dominio specifico; culturale, ovvero la funzione che la lingua svolge sul piano della formazione e della costruzione dei profili della popolazione; didattico, ovvero la lingua come sapere insegnato; curricolare, ovvero il corredo di competenze linguistiche richieste in rapporto agli obiettivi e i contenuti disciplinari; politico, ovvero le scelte politiche adottate nell’istruzione miranti a risolvere il “conflitto organizzato” tra visioni linguistiche, approcci culturali e discipline di area.
Tali visioni impongono l’assunzione di una prospettiva congiunta che tenga conto dell’interrelazione tra tutte le discipline di area linguistica, per contribuire così alla definizione di un quadro interpretativo ampliato della lingua e al rafforzamento dei suoi scopi formativi.
Al centro del convegno si pone l’interdisciplinarità, da più parti richiamata, diretta a sostenere il rapporto tra lingua dominante (standard?) e lingue minoritarie, a riconoscere le particolarità linguistiche e i contesti d’uso, a promuovere la pluralità linguistica in una scuola inclusiva capace di accogliere, riconoscere e valorizzare le differenze.
Ciò significa che tutte le discipline di area linguistica possono concorrere positivamente ad accrescere la qualità della formazione degli insegnanti. Ma se questo è vero, per quale ragione nei percorsi di formazione degli insegnanti una certa disciplina viene privilegiata o negata rispetto ad un’altra (filologia, storia della lingua, linguistica)? In che modo le scelte politiche di inclusione o esclusione di una certa disciplina di area linguistica incidono su quelle culturali? E quali ricadute hanno sui profili culturali degli insegnanti e sulla efficacia didattica di questi ultimi? E ancora, quali risvolti ne derivano per la formazione degli allievi?
È chiaro come la questione sia allo stesso tempo politica e culturale e richiami forme passate di gerarchizzazione disciplinare ormai svuotate di senso per il cambiamento epocale che sta investendo la conoscenza e le sue modalità di acquisizione, rendendo necessaria l’assunzione di un’ottica sempre più interdisciplinare e transdisciplinare per affrontare i problemi.
A partire da queste considerazioni, il convegno vuole interrogarsi sulle difficoltà di conciliazione, di integrazione e di convergenza dei diversi saperi disciplinari di area linguistica che, sebbene adottino approcci e prospettive differenti legati al contesto scientifico entro cui operano, possono incontrarsi e coniugarsi favorevolmente sul terreno della formazione, quale spazio di intersezione per l’individuazione di possibili soluzioni condivise.
In un sistema dell’istruzione europeo, come quello che si è andato delineando dagli anni Novanta in poi, la filologia, la linguistica e la storia della lingua, ricorrendo alle acquisizioni consolidate e facendo leva sulla didattica generale e di settore, potrebbero contribuire a costruire ponti tra lingue diverse e della stessa origine o di origine diversa (raccordo tra asse diacronico e sincronico, tra contiguità e continuità ecc.); raccordare culture diverse in un’ottica cross-culturale; fornire strumenti indispensabili per la costruzione di linguaggi di settore e specialistici.
Il convegno, partendo dalla caratterizzazione dei singoli saperi disciplinari di area linguistica e di area pedagogica (con propri statuti epistemici, specifici linguaggi e precise metodologie di indagine) e dall’esigenza di aprire uno spazio di confronto tra ricerca di settore (storia della lingua, linguistica, filologia e didattica) e ricerca didattica, tra didattica generale e didattiche disciplinari, si pone l’obiettivo di individuare “zone di intersezione culturale e scientifica” capaci di promuovere una formazione degli insegnanti di elevata qualità, oggi al centro di un profondo processo di cambiamento.
Si cercherà allora di esplorare come le teorie più accreditate in tali domini possano interagire proficuamente con la natura del linguaggio dell’insegnamento e con i modelli pedagogici più avanzati dell’instructional design, per riuscire a trovare adeguate forme di trasposizione didattica, incentrandosi su quelle problematiche linguistiche maggiormente rilevanti.
In questo senso, si analizzerà il complesso quadro di competenze, volte ad accrescere la qualità della formazione linguistica iniziale e continua degli insegnanti, indispensabili all’elaborazione di schemi d’azione, repertori di comportamenti, atteggiamenti e routine, oltre che di modelli, strategie e strumenti di intervento.






