L’AQUILA – “Sono molto amico di Michele Emiliano anche in termini personali, ma la politica è un’altra cosa e ritengo che con l’indebolimento dell’ennesimo leader nazionale dopo Walter Veltroni, Pierluigi  Bersani e Dario Franceschini, rischiamo di non essere più in campo”.

Così il consigliere regionale del Partito democratico Camillo D’Alessandro, che al congresso per scegliere il nuovo segretario sosterrà ancora una volta Matteo Renzi.

“Faccio un ragionamento di leader che può determinare le condizioni di una vittoria, io personalmente ho fatto di tutto per fare in modo che Emiliano non se ne andasse, perché l’operazione Bersani-D’Alema che è di forte carattere identitario, con lui avrebbe avuto un’altra natura. Da nostalgica-identitaria-risentita sarebbe stata una operazione politica – spiega – Emiliano non fa parte di quella storia lì, l’operazione avrebbe quindi avuto un’altra fisionomia”.

“Mi sto confrontando con tutti i miei amici e sulla base di questo ragionamento emerge una chiara prevalenza di scelta nei confronti di Renzi – aggiunge D’Alessandro – ritengo che mai come in questo momento con un leader sottoposto ad un concentrico attacco della stampa nazionale che prima lo aveva esaltato, piuttosto che del circuito mediatico-giudiziario che non lo tocca direttamente ma che ne scalfisce la figura, una comunità politica deve esseere in grado di fare quadrato”.

“Quello su cui non ho avuto mai dubbi è di stare con Andrea Orlando” dice D’Alessandro, per il quale il ministro della Giustizia “ripropone in modo voluto, costruito e realizzato una richiamata alle armi degli ex Pci-Pds-Ds che è quanto di più distante dall’anima del Pd, che non è il Pds meno s, mentre lui ripropone il Pd con la esse”.

“Renzi ed Emiliano incrociano consenso che va al di là della nostra tradizione – fa osservare D’Alessandro – Orlando ripropone una nicchia identitaria che dentro il partito ripropone una sorta di padroni di casa facendo sentire gli altri ospiti, con Renzi questo non accade anche grazie a Maurizio Martina, e con Emiliano non accade per il consenso trasversale e la popolarità, tanto che alle primarie di popolo viene dato secondo, Orlando terzo”.

“Allo stesso tempo svolge funzione importante – conclude parlando di Orlando – di far sentire il Pd la casa di tutti, riducendo l’operazione scissione alla malinconia della rabbia, è anche giusto che in un partito così grande ci siano più anime”. (m.sig.)