L’AQUILA – Pochi giorni alle primarie della coalizione di centrosinistra “Vivendo L’Aquila” che sceglieranno il candidato sindaco del capoluogo di regione alle amministrative del prossimo 11 giugno.
A darsi battaglia nelle pre-consultazioni tre candidati, Lelio De Santis (Patto per L’Aquila tra Idv, Psi che però annuncia di essersi sfilato, Abruzzo civico e Liberali), Americo Di Benedetto e Pierpaolo Pietrucci, questi ultimi entrambi del partito democratico.
Figure molto diverse, un politico navigato con ultimo incarico assessore cialentiano, un consigliere regionale appena quarantenne già capo di gabinetto del sindaco negli anni più duri e con un notevole bagaglio di esperienza, un tecnico amministratore della società idrica Gran Sasso Acqua e in precedenza anche primo cittadino.
Per ascoltare le loro idee in vista dell’ultima sfida, AbruzzoWeb ha intervistato i contendenti in una serie di interviste “senza rete”, spaziando dal tema politico ai principali argomenti quali la sanità, il lavoro, il turismo, senza dimenticare la genesi delle loro candidature e le specificità che rendono ciascuno unico rispetto all’altro.
Video che partono, però, inevitabilmente dalla risposta della gente e dalle sensazioni a pelle dopo il contatto con pezzi di città che al futuro sindaco chiedono un cambio di passo, ricostruzione delle case ma anche rinascità di una “civitas” nel senso più puro di cittadinanza.
“SONO UN’UTILITARIA, MA ARRIVERO’ FINO IN FONDO”
“Il contatto con la città bisogna tenerlo tutto l’anno e io mi comporto così, in questi giorni mi rinfresco la memoria sulle difficoltà che vive la città in tutti i settori – elenca De Santis – Il lavoro, la qualità della vita, i ghetti del progetto C.a.s.e., le difficoltà di commercianti e artigiani, il 4% che non produce soluzioni tangibili. Questo allontana i cittadini dalla politica”.
Sulla sua discesa in campo a sorpresa, spiega di essersi “sentito in dovere di proporre la mia all’ultimo minuto, in assenza di altre candidature, promesse e non mantenute, per assicurare il pluralismo politico e culturale, altrimenti che primarie avremmo fatto? Tutte interne alla struttura del Pd – rimarca – Parlo ad altri mondi, ai cittadini liberi, ai delusi che non sarebbero andati a votare”.
“Sono consapevole di essere salito all’ultimo minuto su una 500: è rodata, revisionata, non consuma molto, ma assicura una guida sicura e fino in fondo – la metafora di De Santis – Il cittadino sa che con me troverà uffici aperti e risposte, senza favoritismi. Gli altri amici con la metafora hanno due fuoriserie, costose, velocissime, ma a correre troppo l’autista può andare anche a sbattere, nella cosa pubblica ci vuole affidabilità”.
“NON BASTA CAMBIARE LE PERSONE, MA IL METODO”
“Sto avendo una grande soddisfazione personale, vedo un riscontro importante, frutto non di questa campagna elettorale e del lavoro di questi giorni, ma di un lavoro fatto negli anni che oggi mi fa ricevere attestati di stima perché le persone sono state messe in condizione di essere ascoltate – dice Di Benedetto – Ho delle idee, delle intuizioni come la zona tributaria speciale e una fondazione per gestire il patrimonio immobiliare, primo fra tutti il progetto C.a.s.e., vedremo la fattibilità in caso di elezione”.
Di Benedetto, come già nei giorni scorsi, va all’attacco contro il principale competitor. “La competizione tra me e Pietrucci è particolare perché siamo due proposte totalmente differenti, non dico non compatibili, ma comunque percorsi che tracciano strade non uguali né avvicinabili – rimarca – È vero che l’elezione dell’uno o dell’altro indebolirà la struttura comunale: se vinco io ci saranno più persone a lavorare per il bene della città, se vince Pierpaolo perdiamo qualcosa di importante, comunque le primarie metteranno d’accordo tutti”.
“Il vero rinnovamento non è cambiamento delle persone, quella è sostituzione, ma il cambiamento del metodo. Il metodo migliore è ascoltare le persone e capire qual è il consiglio più giusto”, rileva.
“SARO’ IL GIUSTO RINNOVAMENTO E UNA GUIDA POLITICA FORTE”
“Ho un rapporto profondo con la mia città e la mia terra. C’è un grande entusiasmo dovuto alla mia frequentazione costante con l’associazionismo, lo sport, il lavoro che mi ha visto protagonista in tutte le vertenze – racconta Pietrucci – I temi centrali sono la ricostruzione, la sicurezza degli edifici pubblici, il lavoro, la prospettiva di sviluppo della città dovuta alla sua vocazione”.
Sull’abbandono del suo posto da consigliere regionale conquistato nel 2014 in caso di elezione a sindaco, evidenzia che “la città sa bene quanto sia importante il sindaco della città capoluogo di Regione, non è paragonabile a un singolo consigliere regionale, lì rimane il vice presidente e le parti svincolate del bilancio passano esclusivamente per la Giunta. Giovanni Lolli saprà presidiare e dare uno slancio migliore”.
“Il sindaco dev’essere una figura politica, strutturata, io posso rappresentare il giusto rinnovamento e una guida politica forte sulla base delle esperienze che ho sviluppato nel resto del territorio – assicura Pietrucci – sono stato consigliere di circoscrizione, comunale, provinciale e ora regionale, ho un know-how di competenze per rivendicare quello che oggi serve all’Aquila per evitare lo spopolamento”.






