L’AQUILA – “Monsignor Giuseppe Molinari ha agito rispettando ogni regola canonica e all’oscuro da elementi che potessero dare adito a considerazioni negative sul procedere all’ordinazione presbiterale di don Giuliano Costalunga, che in tutti i suoi spostamenti ha sempre dato come motivazione ‘problemi di salute'”.

I tanti amici e sacerdoti rimasti vicini all’ex arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Molinari, scendono in campo al fianco dell’anziano prelato, ora 80enne, ritiratosi a vita privata nel suo paese di origine, Scoppito, allontanando ogni ombra sull’ordinazione di don Costalunga, il 44enne parroco della piccola Selva di Progno nel veronese, che ha sposato ad aprile scorso, in Spagna, Paolo, suo collaboratore ecclesiastico, dopo una relazione clandestina andata avanti per anni.

Ha comunque provocato imbarazzo e sorpresa tra i fedeli aquilani, premiati di recenti dalla nomina a cardinale dell’arvivescovo dell’Aquila, Giuseppe Petrocchi, la circostanza svelata da AbruzzoWeb dell’ordinazione da parte di monsignori Molinari, nella sua veste di amministratore apostolico della diocesi di Rieti, del sacerdote al centro di una clamorosa vicenda di amore omosessuale nato in parrocchia, salito alla ribalta della cronaca, sollevando critiche e polemiche.

L’ordinazione di don Costalunga, 22 anni fa a Rieti, ha collegato il caso nazionale ed internazionale al capoluogo di regione.

Molinari, che ha rinunciato al governo pastorale dell’arcidiocesi dell’Aquila per raggiunti limiti di età, richiesta accolta l’8 giugno 2013 da Papa Francesco, per anni è stato un punto fermo nella vita religiosa cittadina e, proprio in virtù di questo, i suoi tanti fedeli temono che la notizia possa avere effetti negativi sulle attività svolte finora.

“Sollevare il caso don Giuliano Costalunga associandolo a monsignor Molinari, senza dare le vere motivazioni del suo avere agito correttamente nell’ordinare il presbitero, non solo è lesivo nei confronti del ministero episcopale di un vescovo che si è speso totalmente per il bene della Chiesa, ma è anche un mettere in ombra tutti i sacerdoti che lo stesso vescovo ha ordinato nei 25 anni del suo episcopato”, trapela ancora da fonti vicine all’ex arcivescovo.

“Se ci fossero stati motivi palesi, che avrebbero potuto in qualche modo paventare la conclusione dell’esperienza sacerdotale di don Costalunga o che riconducessero a problemi affettivi, lo stesso vescovo di Verona, che ancora si avvaleva dei Superiori del seminario, frequentato dal 44enne, non avrebbe potuto incardinarlo, né accoglierlo in diocesi”.

Inoltre, sottolineano ancora che “quando Molinari ha chiesto il giudizio al vescovo del tempo, come previsto dalle norme canoniche, non gli sono state date motivazioni che potessero far pensare a impedimenti, se non qualche problema di salute del candidato al sacerdozio e un carattere molto forte dello stesso”.

Insomma, don Costalunga non avrebbe mai dato modo, stando a quanto riferito, di poter far “sospettare” la tendenza omosessuale, men che mai un amore clandestino, tanto più con un altro uomo.

Tutti i suoi spostamenti, infatti venivano giustificati agli altri sacerdoti con “problemi di salute”, come ha chiarito l’attuale vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti.

Nel periodo della sua permanenza a Rieti, come parroco di Sant’Elia, poi,”don Costalunga ha svolto un servizio ministeriale molto apprezzato dai suoi parrocchiani” e a prova del fatto che l’ex arcivescovo abbia rispettato ogni regola canonica e che fosse all’oscuro delle tendenze sessuali del sacerdote, viene sottolineata “l’accoglienza che ha ricevuto don Costalunga il 4 ottobre del 2000, quando ha lasciato Rieti per tornare nella sua città natale, tanto che è stato accolto da monsignor Flavio Roberto Carraro, che lo ha incardinato”.  (a.c.p.)