PESCARA – I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Pescara hanno notificato due ordinanze di misura cautelare degli arresti domiciliari, emesse dal gip del Tribunale dell’Aquila su richiesta della Procura Distrettuale dell’Aquila, nei confronti di Angelo Bellafronte Taraborelli, ex consulente esterno di vari comuni del pescarese e di Giuseppe Biscontin, ex funzionario del provveditorato alle opere pubbliche di Venezia, per turbativa d’asta e per gravi violazioni alle normative disciplinanti gli appalti pubblici.

Tra gli indagati oltre agli imprenditori risulta esserci il responsabile unico del procedimento Manuel Ucci, funzionario della Provincia di Pescara, perché il bando sul dragaggio è stato emesso dall’ente locale.

Oltre alla Turbativa d’asta devono rispondere a vario titolo anche di corruzione, falso e truffa. Gli avvisi di garanzia, notificati a imprenditori e funzionari pubblici, sono una trentina. All’ex commissario Guerino Testa, presidente della Provincia di Pescara, in particolare, viene contestato il falso perché avrebbe attestato, contrariamente al vero, l’apertura di plichi relativi alla gara d’appalto del terzo lotto.

A condurre le indagini sono i sostituti procuratori Antonietta Picardi e Simonetta Ciccarelli mentre il gip della Distrettuale è Marco Billi. Da quanto si apprende gli arrestati potrebbero essere ascoltati giè oggi, mentre l’interrogatorio di Guerino Testa dovrebbe esserci domani pomeriggio alla Procura dell’Aquila

I fatti oggetto delle indagini avevano già comportato nel mese di dicembre 2011, il sequestro della draga ‘Gino Cucco’ dato in esecuzione al Noe di Pescara, che già stava indagando in merito al primo e secondo lotto dei lavori del Porto Canale di Pescara, coadiuvato dal Nucleo di Polizia Tributaria di Pescara.

Secondo le indagini della procura era stato organizzato un cartello di partecipazione all’appalto al fine di favorire la ditta Dragaggi srl che, seppur non vincitrice della gara, di fatto, subentrava alla ditta vincitrice, violando così le regole della trasparenza e del buon andamento dei lavori concessi dalla pubblica amministrazione.

È stato accertato che la Dragaggi srl, prima della formalizzazione della procedura concorsuale, conosceva sia i nomi di tutti i partecipanti, che le percentuali di ribasso che gli stessi avrebbero offerto: informazioni ottenute dal professionista pescarese in virtù del datato rapporto di amicizia e dei doni ricevuti.

TARABORELLI RISPONDE ALLE DOMANDE DEL GIUDICE

Ha risposto a tutte le domande del giudice, Angelo Bellafronte Taraborelli, ex consulente esterno di vari Comuni del Pescarese, agli arresti domiciliari da stamane e sotto torchio per oltre un’ora nell’interrogatorio condotto dal gip Marco Billi, nell’ambito dell’inchiesta della procura distrettuale antimafia dell’Aquila sul dragaggio del porto di Pescara, in particolare ai lavori affidati in appalto nel 2011 alla ditta Gregolin di Venezia.

Taraborelli deve rispondere alle accuse di turbativa d’asta e gravi violazioni alle normative disciplinanti gli appalti pubblici.

“Non si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha chiarito la sua posizione”, ha spiegato al termine il suo legale Cristina Sassi, sostituta dell’avvocato Augusto La Morgia.

Non ha risposto a Billi invece il rappresentante legale della ditta “Nicolai Srl” Luca Nicolai, nome nuovo tra gli indagati dell’inchiesta che in totale conta una trentina di avvisi di garanzia, notificati a imprenditori e funzionari pubblici, tra cui anche l’ex commissario Guerino Testa, presidente della provincia di Pescara che dovranno rispondere a vario titolo di turbativa d’asta, corruzione, falso e truffa, che sarà interrogato domani.

“Nicolai si è avvalso della facoltà di non rispondere – ha detto il suo legale Sabatino Ciprietti – non per altro, perché il volumetto è ampio e bisogna leggerlo. Sono fatti tecnici che riteniamo allo stato superabili, però bisogna leggerli. È inutile approfondire immediatamente la questione. Tra qualche giorno presenteremo istanza”. Marianna Galeota

TESTA INTERROGATO ALL’AQUILA

Il presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa, indagato nell’ambito dell’inchiesta della Procura dell’Aquila per i reati di turbativa d’asta relativamente al dragaggio del porto di Pescara, ha questa mattina in Pprovincia rilasciato delle brevi dichiarazioni: “Sono tranquillo e sereno e certo di chiarire dinanzi all’autorita’ competente la mia posizione perché penso in questa vicenda di essermi speso sempre e comunque per cercare di risolvere il problema del dragaggio ed entrando anche in situazioni che forse non mi competevano”.

Al commissario dimissionario del porto di Pescara viene imputato il falso in quanto secondo gli inquirenti il 12 ottobre del 2011 nel corso dell’espletamento delle offerte per il bando di gara dei lavori di dragaggio (dalle ore 9 alle ore 11) Testa avrebbe siglato i plichi delle offerte di gara pur non essendo secondo la Procura realmente presente in quelle due ore. Quindi per gli investigatori le firme sarebbero state poste solo successivamente.

Il presidente Testa ha confermato che domani pomeriggio sarà ascoltato all’Aquila dal sostituto Procuratore della Repubblica Antonietta Picardi. Testa ha nominato come legali di fiducia gli avvocati Ernesto e Luca Torino Rodriguez.

WWF: “UNA STORIA NATA MALE”

“Una storia nata male fin dall’inizio, ma massimo garantismo in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Rispetto al passato, però, anche le vicende presenti ci lasciano piuttosto interdetti. E’ necessario prestare la massima attenzione e noi continueremo a vigilare”.

Questo il commento del Wwf Abruzzo sulla notizia dei due arresti nell’ambito di un’indagine della Procura dell’Aquila sui lavori di dragaggio nel 2011.

In riferimento ai lavori attuali, il referente acque dell’associazione, Augusto De Sanctis, cita ad esempio il “balletto di cifre sui materiali che prima dovevano andare in discarica con un rapporto di 10 a 1 rispetto al ripascimento, che poi si è ribaltato. Abbiamo chiesto da tempo di promuovere la trasparenza – ha concluso – che è sempre l’antidoto migliore”.

INCHIESTA PARTITA DA TRAFFICO ILLECITO RIFIUTI

Le indagini che hanno portato ai due arresti odierni e all’iscrizione nel registro degli indagati di diverse persone, tra cui il presidente della Provincia di Pescara e commissario dimissionario per il dragaggio, Guerino Testa, scaturiscono dall’attività investigativa portata avanti nell’ambito di un’inchiesta della Procura distrettuale antimafia dell’Aquila, su trasmissione atti della procura di Pescara, che a dicembre 2011 portò al sequestro della draga e al blocco dei lavori, con l’obiettivo di impedire l’immersione di sedimenti portuali contaminati da Ddt ed evitare un danno all’ecosistema marino.

Il provvedimento di sequestro, eseguito nel giorno stesso in cui i lavori presero il via, era finalizzato a scongiurare che venisse consumato il reato di traffico illecito di rifiuti previsto dal Testo Unico Ambientale e dalla normativa a tutela dell’ambiente marino.

Circa 72mila i metri cubi di materiali che sarebbero stati dragati e sversati successivamente in un’area di mare prospiciente il litorale pescarese.

In quel caso furono tre le persone indagate, con l’accusa di tentativo di traffico illecito di materiale inquinante: il direttore dei lavori e direttore del settore ecologico della Regione Abruzzo, Carlo Visca; il responsabile unico del Procedimento (Rup), Emanuele Ucci, architetto impiegato alla Provincia di Pescara; il legale rappresentante della ditta di Venezia vincitrice dell’appalto, Francesco Gregolin. Le procedure d’appalto furono gestite dal commissario delegato dal Governo, Guerino Testa, presidente della Provincia di Pescara.

All’origine delle indagini che portarono al sequestro c’erano valutazioni contrastanti circa la pericolosità dei fanghi sui risultati delle analisi effettuate dall’Arta e dall’Ispra e su quelli delle perizie ordinate dalla Procura dell’Aquila.

Nel corso delle indagini del 2011 la Guardia di Finanza acquisì la documentazione relativa alla procedura concorsuale e l’esame di tale documentazione, integrato da successive perquisizioni e approfondimenti, ha consentito di ricostruire “l’organizzazione di un cartello di partecipazione all’appalto al fine di favorire la ditta Dragaggi s.r.l. che – riferiscono le Fiamme Gialle – seppur non vincitrice della gara, di fatto, subentrava alla ditta vincitrice”.